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Inter-Verona 1-1, Triplice Fischio - Al Meazza c'è spazio per tutti. Poi parte la festa

di Fabio Costantino

Due anni fa fu una delle partite chiave nella corsa verso lo Scudetto della seconda stella (con annessa altalena infinita di emozioni). Stavolta Inter-Verona è solo il pretesto offerto dal calendario per consegnare la coppa dello Scudetto nelle mani di Lautaro Martinez e dei suoi compagni, in una cornice di pubblico spettacolare che poi si riverserà sulle strade di Milano fino a tarda serata. Però c'è pur sempre da onorare l'impegno e gli scaligeri, retrocessi da tempo ma mai remissivi (vedi il recente pareggio allo Stadium), si presentano al cospetto dei campioni d'Italia per interpretare il ruolo di guastafeste. E in piccola parte alla fine ci riescono pure. Per contro, Cristian Chivu opta per una passerella da dedicare a molti dei giocatori alla loro ultima al Meazza, proponendo un undici da amichevole contro il Lugano il 22 luglio più che da campionato. Spazio dunque per Yann Sommer, Stefan de Vrij, Francesco Acerbi, Matteo Darmian e Henrikh Mkhitaryan, tutti a fine contratto. Con, la grande sorpresa, Andy Diouf da mezzala.

Il clima è festaiolo, ci mancherebbe, e il pallino del gioco è naturalmente nei piedi dei padroni di casa ai quali le idee sicuramente non mancano, l'efficacia piuttosto difetta: un passaggio impreciso, un dribbling mal riuscito, un'imbucata nel nulla o un cross indirizzato troppo sulla testa dei centrali gialloblu. Non c'è margine per divertirsi più di tanto, al di là di un gran riflesso di Sommer su Sandi Lovric e di un tiro dalla distanza di Mkhitaryan che illude e poi delude, gli unici momenti in cui il pubblico si entusiasma è quando Diouf parte palla al piede e semina il panico. C'è una giocata emblematica: in tre addosso al francese, che serve un assist a Petars Sucic, che lascia il pallone all'armeno: destro fiacco alla portata di Lorenzo Montipò. Allo ascadere c'è persino un filino di tensione, quando l'arbitro Andrea Calzavara, esordiente con l'Inter, nega il corner ai padroni di casa anticipando il duplice fischio e scatenando l'ira di Lautaro Martinez che va personalmente a fargli notare il torto. A chi vuole sempre vincere certi dettagli non sono indifferenti.

Non è chiaro se Chivu gli abbia dedicato 5 dei 15 minuti di intervallo per spiegargli come si fa, fatto sta che Ange Bonny dopo poco più di un minuto segna di testa da corner, confermando che per i campioni d'Italia sia meglio calciare dalla bandierina che dal dischetto del rigore, giusto per dare quel brividino in più su chi possa sbatterla dentro. Il francese, tra l'altro, pochi secondi prima aveva avvisato il Verona gettando alle ortiche una ghiotta occasione. La rete del vantaggio è il segnale per scatenare l'inferno: Lautaro, Carlos Augusto, ancora disperatamente Lautaro sfiorano il gol del raddoppio. Il resto delle emozioni lo produce Chivu, chiamando in panchina Darmian, inneggiato da compagni e tifosi e gettando ancora nella mischia Mattia Mosconi (che sfiora il gol per pochi centimetri e parte palla al piede che è una bellezza) al posto di Lautaro, formando con Pio una coppia inedita e tutta canterana. Poi arriva il momento del saluto a Sommer e del contemporaneo esordio stagionale di Raffaele Di Gennaro.

Del momento di grande emotività approfitta il Verona, che legittimando un finale nella metà campo avversaria trova la rete del pareggio: bravo Kieron Bowie a vincere il contrasto con Carlos Augusto e a piazzarla nell'angolino. Poco male, anche gli scaligeri riescono a togliersi una soddisfazione in un'annata poco piacevole. Al fischio finale scatta la vera festa, dopo il preambolo della partita e un risultato di cui francamente interessa poco. Due trofei da mostrare ai propri tifosi rappresentano l'apice della gioia.


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