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Rigore negato all'Inter, Caressa sbotta: "Errore clamoroso. È una cosa codificata, ce l'hanno detto cento volte"

di Stefano Bertocchi

Fabio Caressa dice la sua sul tema arbitrale e sulla crescita di Francesco Pio Esposito. Il telecronista di Sky Sport ne parla attraverso il suo canale YouTube partendo dall'attaccante nerazzurro: "Speriamo bene per la Nazionale perché è un giocatore che ci serve: molto bravo a proteggere il pallone, molto meno bravo nell'andare in profondità. L'Inter ha pagato un po' questa difficoltà. L'Inter, sui numeri si vede benissimo, ha pagato molto le assenze di Lautaro e di Calhanoglu, ma secondo me l'Inter quest'anno ha pagato anche quella di Thuram che non è mai stato bene probabilmente, ma che non ha giocato con quell'impeto che io gli avevo visto fino alla stagione passata. Non so da cosa sia dipeso, sicuramente dalla condizione atletica, però un po' anche secondo me dall'atteggiamento". 

Caressa prosegue poi l'analisi sul francese: "Thuram era giocatore che dava profondità e forse ha patito anche il fatto di non aver giocato vicino a Lautaro, perché la coppia era secondo me Lautaro e un altro con l'argentino che si adattava, però indubbiamente il campionato di Thuram è stato un campionato molto deludente. E secondo me è mancato anche questo all'Inter che peraltro, dopo la paura dell'1-1 con l'Atalanta, credo che abbia ripreso tranquillità adesso per il proseguo della stagione. Perché comunque anche se commette dei passi falsi, e non ne ha fatti tanti in campionato, gli altri fanno fatica a vincerle tutte, come abbiamo visto. Quindi credo che abbia ritrovato un po' di tranquillità".

Il discorso si sposta poi sugli arbitri, proprio partendo da Inter-Atalanta dal rigore negato alla squadra di Chivu per il fallo su Frattesi: "E qui però parlando di Atalanta non possiamo parlare di nuovo degli arbitri, ma che vi devo dire? Ma che vi devo dire? Ripeto i concetti che ho già detto: tanta confusione, tantissima confusione derivante da alcuni elementi ben precisi che secondo me hanno una radice unica e la radice è il cambiamento. Ma non adattarsi al cambiamento, provocare il cambiamento. In questo caso è questo un errore. Perché provocare il cambiamento? Perché si è cercato di andare avanti di settimana in settimana adattandosi un po' a quello che diceva la folla, al sentimento comune, e quindi adattando le regole con le precisazioni. E questa è una radice molto semplice che io ho fatto presente due anni fa quando ho cominciato a parlare del fanno come gli pare. Perché fanno come gli pare? Perché discutono degli eventi, discutono apertamente di quello che fanno. Discussione vuol dire avere delle tesi, degli antitesi e quindi delle sintesi. La sintesi è stata fatta di settimana in settimana e ha portato a cambiamenti di opinione, di strategie, di decisioni anche su cose codificate. È stato un errore clamoroso quello di Inter-Atalanta, no? È una cosa codificata. Ce l'hanno detto cento volte: se uno arriva prima e l'altro arriva dopo è fallo. È molto semplice. E invece anche le cose codificate diventano un 'ma se' perché perché tutto stato un 'ma se' per tutta la stagione, perché tutto è stato un 'da adesso in poi', ma 'da adesso in poi' non può funzionare nel calcio, nello sport.

"La prima base dello sport - prosegue Caressa - è un regolamento certo al quale tutti si devono attenere. Se 'da adesso in poi' è nel corso della stagione, è sbagliato. Perché 'da adesso in poi' vuol dire che prima avevi fatto diversamente, quindi i punti che hai segnato fatto diversamente come li consideriamo? Perché non saranno mica tutti gli stessi punti per tutte le squadre. Quindi hai penalizzato alcune squadre se dici 'da adesso in poi' e ne hai favorite involontariamente delle altre se dici 'da adesso in poi'. 'Da adesso in poi' non può esistere dal prossimo campionato. Al limite, come ho detto, dalla fine del girone di andata con una bella conferenza stampa in cui comunichi che i parametri sono cambiati perché hanno giocato tutte le squadre e pazienza se qualcuno avrà avuto per l'interpretazione precedente dei vantaggi e non degli svantaggi, ma non si può lavorare così. Ci vuole certezza del diritto e non c'è più certezza del diritto e non c'è più fiducia. Io lo ripeto, non c'è più fiducia perché leggi dei voti degli arbitri che sono incomprensibili dopo le prestazioni, perché parlano gli arbitri e cercano di convincerti di alcune cose. E questo è un altro errore perché, ripeto, se tu discuti di quello che hai fatto ci sarà una tesi, ci sarà un'antitesi e poi si arriverà a una sintesi e la sintesi è 'da ora in poi' e non è possibile. Cosa avrebbero dovuto fare, secondo me, gli arbitri? Ve lo dico da tempo, se volevano essere molto aperti, molto trasparenti, facevano un bel video sui social, scegliessero loro quale, nel quale dicevano 'Questa è la nostra lettura di quello che capita' e poi sotto una didascalia, uno scritto, una spiegazione anche in video, di com'era l'applicazione della regola. Nessuna discussione: solo spiegazione, perché la sintesi e il cambiamento e il 'da in avanti' non è sport".


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