Tarantino: "Vincere è bello, ma per i giovani conta il percorso"
Spazio anche alla Primavera e ai vincitori dei vari trofei di questa stagione nell'ambito del Festival della Serie A di Parma. Spazio anche per l'Inter, che quest'anno ha aggiunto alle proprie bacheche la Supercoppa 2025, e al suo responsabile del settore giovanile Massimo Tarantino, che parla insieme a Valentino Angeloni, direttore sportivo della Fiorentina Campione d'Italia e a Roberto Samaden, responsabile del vivaio dell'Atalanta. Ecco quanto afferma Tarantino:
Marotta questa mattina ha sottolineato come in Italia manchi la cultura della sconfitta, specie a livello giovanile per la pressione mediatica e dei tifosi verso i giocatori quando invece la crescita del singolo è la cosa più importante. Cosa ne pensa?
"La cultura della vittoria per noi italiani è complicata da gestire. Si parte in tanti ma ne vince solo una, però bisogna riconoscere sempre il lavoro dei ragazzi e dello staff. Facciamo molta fatica a ricordarlo, però tutti hanno speso un anno di lavoro per arrivare alla finale. Poi non ritirano la coppa ma sono comunque cresciuti, tu li hai accompagnati in questo bellissimo viaggio dove sono diventati più maturi e responsabili rispetto a quando hanno iniziato. Questo è il percorso che dobbiamo portare avanti; poi vincere è bello ed è giusto che sia così perché è competizione. Ma non dobbiamo dimenticare che lo scopo del settore giovanile è accompagnare i ragazzi in questo viaggio dove ci saranno sicuramente momenti belli e meno belli. Bisogna focalizzarsi sul percorso fatto, la cultura della vittoria dobbiamo gestirla noi. Credo che la mia esperienza di questi ultimi anni, per i rapporti che si sono creati con tutti posso dire che c'è molta responsabilità da parte di tutti noi".
Come si trasmette questo concetto nel lavoro quotidiano? Come si convince un giovane a non focalizzarsi solo sul risultato?
"Questo è il frutto del lavoro di tantissime persone che lavorano con loro. Bisogna cercare di portare i ragazzi a comprendere che al di là dell'attività sportiva che fanno, quando iniziano a fare un percorso con noi magari hanno nove anni e lo finiscono che ne hanno 19. Bisogna fare capire a loro, come alle famiglie e agli agenti quando saranno più grandi che la cosa importante è concentrarsi sul percorso. Sarà un viaggio che a volte ti proietterà in alto e a volte ti creerà difficoltà, ma non è una gara a chi arriva prima. Tutti vogliono arrivare in cima ma nessuno vuole fare fatica ma per farlo la fatica serve. Dopo ti godi il risultato finale, ma devi aiutare tutte le componenti, compresi famiglie e agenti, a focalizzarsi sul viaggio e non sulla singola stagione".
Sulle parole di Samaden a proposito del calcio italiano in crisi.
"Negli ultimi anni tanti sport in Italia sono migliorati e i nostri atleti sono eccellenze. Per me i talenti ci sono, un bambino spagnolo non è diverso da quello italiano; è la struttura che cambia. Un bambino spagnolo cosa fa rispetto ad un italiano per essere ad alto livello? In questo percorso ci sono tutti i problemi di sistema, che esaspera continuamente. Disperdiamo tantissimi talenti senza valorizzarli, siamo un Paese dove il 2004 è un giovane mentre altrove è professionista da cinque anni. Va ristrutturato il pensiero partendo dai settori giovanili e passando dal cambio di cultura delle prime squadre che devono essere più coraggiose nel valorizzare i giovani. Ci vogliono tantissimi anni. Noi buttiamo via tempo da anni anche perché pensiamo magari di essere bravi e non cambiamo niente. E ci ritroviamo dove siamo adesso".