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Ibrahimovic ammette: "In Italia il calcio è una vera e propria religione"

di Egle Patanè

Zlatan Ibrahimovic è uno dei pochi superstiti rimasti al Milan dopo la rivoluzione di Cardinale che ha portato all'esonero di Tare, Furlani, Moncada e Allegri. L'ex attaccante è rimasto centrale nel progetto dei rossoneri che adesso affidano allo svedese pieni poteri per il futuro. In occasione del terremoto arrivato in via Aldo Rossi dopo la mancata qualificazione in Champions League, il dirigente rossonero ha concesso un'intervista a Fox Sports, emittente per la quale commenterà il Mondiale.

"In Europa la pressione è altissima. In Italia, dove ho trascorso moltissimo tempo, il calcio non è solo essere tifosi, è una vera e propria religione" ha detto Zlatan, "se giochi per la loro squadra, qualunque essa sia, il club è più importante della loro stessa famiglia. Questo succede perché le persone nascono già milaniste, juventine o interiste. Tu stai giocando in una squadra che appartiene a loro".

Sulla mancata qualificazione in Champions League:
"Quando tutto va bene, tutti cantano e le cose sono ok; quando le cose vanno male, allora devi essere forte mentalmente e come una persona. Ci sono situazioni in cui arrivi all'allenamento con la tua macchina e ci sono diecimila persone che ti colpiscono la macchina".


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