Lazio, Motta: "Cosa mi rimane della notte di Bergamo? Penso agli errori"
Se la Lazio è riuscita a sorprendere l'Atalanta e approdare in finale di Coppa Italia contro l'Inter, lo deve a lui. Edoardo Motta, portiere 21enne arrivato a gennaio dalla Reggiana, presentatosi in punta di piedi si è saputo progressivamente conquistare la fiducia di Maurizio Sarri che ormai non fa più a meno di lui tra i pali. E i risultati stanno dando ragione al tecnico, visto anche quanto fatto alla New Balance Arena dove ha neutralizzato quattro dei cinque rigori battuti dagli orobici. Ai microfoni di Tuttosport, Motta racconta le emozioni vissute: "Non l’ho ancora del tutto realizzato. Quando ho parato il tiro di Charles De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva, quella che chiudeva il match. Avevo studiato con i preparatori tutti i particolari dei possibili rigoristi nerazzurri. Era nascosto tutto in un bigliettino, che avevo messo dentro la borraccia che porto sempre con me. L’ho nascosto in un asciugamano perché non volevo che qualcuno lo vedesse. Adesso me lo tengo sul comodino come ricordo".
Cosa ti rimane di quella notte?
"Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione".
Ma come? Pari 4 rigori e pensi agli errori?
"È più forte di me, io sono così, lavoro sempre per migliorarmi".
A chi hai pensato nel momento che hai realizzato che avevi portato la Lazio in finale?
"A mio padre Giacomo e a mia madre Sabrina. Mio padre fa il meccanico e con mamma hanno fatto tanti sacrifici per sostenere il mio sogno. Poterli ripagare è la più grande soddisfazione".
Torniamo al calcio: primi tre portieri italiani di oggi?
"Donnarumma, Carnesecchi, Vicario".
Di sempre?
"Buffon, Zoff, Zenga".