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Attaccanti a secco, l'Inter impiega altre risorse. L'assenza di Lautaro pesa anche per i colleghi di reparto

di Fabio Costantino

Minuti 61 di Bodo/Glimt-Inter, 18 febbraio 2026: Lautaro Martinez, sul risultato di 1-1, lamenta un problema muscolare al polpaccio verosimilmente causato dalle irregolarità del terreno sintetico e chiede il cambio. Dentro Marcus Thuram, prima dei 4 minuti di sbandamento che alla fine della fiera costano l'eliminazione dalla Champions League ai nerazzurri. Per il capitano, si scoprirà nelle ore successive, è un risentimento muscolare al soleo che lo terrà fuori almeno fino alla trasferta di Firenze il 22 marzo.

La serata norvegese coincide anche con l'ultima rete segnata da un attaccante in maglia nerazzurra, Pio Esposito al 30' per il momentaneo 1-1. Da allora, nei 420 minuti successivi esclusi recuperi, nessun'altra punta dell'Inter ha trovato la gioia personale del gol. Oltre al classe 2005 di Castellammare di Stabia, anche Ange Bonny e Marcus Thuram non sono stati più in grado di smuovere il tabellino e se in campionato sono comunque arrivate due vittorie per 2-0 contro Lecce e Genoa, in Champions si è registrata l'amara sconfitta al Meazza contro il Bodo/Glimt e in Coppa Italia il noioso 0-0 di Como, dove per la prima volta Cristian Chivu ha iniziato con una sola punta proprio per preservare i due disponibili in vista della stracittadina di domenica prossima. Stracittadina a cui dovrebbe partecipare anche Bonny, uscito con una contrattura dalla vittoria sul Genoa e indisponibile al Sinigaglia, una boccata d'ossigeno per l'allenatore che quanto meno potrà tornare a proporre due attaccanti nell'undici titolare contro il Milan.

Tornando ai dati, dal momento dell'infortunio di Lautaro, nei 391 minuti (recupero escluso) in cui l'Inter è scesa in campo a timbrare il cartellino sono stati un centrocampista (Henrikh Mkhitaryan), due difensori (Manuel Akanji e Alessandro Bastoni) e un esterno (Federico Dimarco). Deludente invece l'apporto di Thuram, a secco dall'8 febbraio quando firmò il raddoppio a Reggio Emilia contro il Sassuolo ma con una sola rete in più di un mese e mezzo, visto che in precedenza l'ultimo suo timbro era stato a Parma. Ingiudicabile invece Bonny, che ha fatto bene contro il Genoa da titolare ma non trova il gol dal 23 gennaio scorso contro il Pisa, anche per un minutaggio decisamente inferiore rispetto ai colleghi di ruolo. Meglio Esposito, che prima di bloccarsi aveva messo la firma contro Juventus e Bodo/Glimt.

Al di là di tutto non si può negare che in questa stagione il reparto offensivo dell'Inter abbia assolutamente risposto presente, con numeri che certificano le scelte azzeccate della dirigenza la scorsa estate:

Lautaro Martinez 18 gol e 4 assist

Marcus Thuram 12 gol e 5 assist

Ange Bonny 7 gol e 7 assist

Pio Esposito 7 gol e 6 assist

In totale 44 gol e 22 assist in 41 partite complessive stagionali tra campionato e coppe. Decisamente un livello più alto rispetto alla scorsa stagione, in cui quasi tutto poggiava sulle spalle della ThuLa. Eppure è evidente come dal momento in cui Lautaro è stato costretto a uscire dal campo all'Aspmyra Stadion qualcosa nel reparto offensivo nerazzurro si sia inceppato. Non solo sono mancate ovviamente le reti del Toro, ma anche gli altri attaccanti sono rimasti a secco in sua assenza. Un caso? Possibile, ma è altrettanto plausibile che con l'argentino in campo anche il suo compagno di reparto tragga beneficio, per i movimenti offensivi e le giocate tecniche che sono nel bagaglio del numero 10 nerazzurro. 

Per fortuna l'Inter sta comunque sopportando la sua assenza, trovando sempre la via del gol a parte ieri al Sinigaglia dove non è che sia stata cercata con particolare trasporto. Anche gli altri reparti collaborano in fase offensiva e sfruttano soprattutto le palle inattive, caratteristiche preziose se chi per lavoro fa gol si prende delle pause. Però la speranza è che Lautaro possa tornare presto al suo posto a guidare non solo l'attacco, ma anche il resto della squadra nelle vesti di regista offensivo che coinvolge tutti nella costruzione del gioco. Con lui in campo l'Inter è decisamente meno arginabile.


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