Attacchi gratuiti, sentenze anticipate e ipotesi di reato: riflettiamoci
La relazione di Stefano Palazzi ha avuto l’effetto di un bocconcino di filetto dato a un branco di cani tenuti a stecchetto per mesi e costretti ad abbaiare notte e giorno per avere un po’ di attenzione. Ovviamente, quel bocconcino non può essere sufficiente a sfamarli ed essi continueranno ancora di più a fare baccano per averne ancora. Siamo tornati in pieno clima Calciopoli, il tutto a causa di una relazione che va presa per quello che è: un atto di accusa da parte di un pubblico ministero, che è lì per chiedere la pena massima nei confronti di chi, a suo dire (è giusto sottolinearlo), ha commesso un reato. Non si tratta di una sentenza, per quanto in molti ormai la definiscano così e siano pronti a invocare il boia per il colpevole. A dare un giudizio deve essere una terza parte, un giudice imparziale, che esaminati i fatti e ascoltate le due campane (già, perché se una è Palazzi, l’altra deve essere necessariamente l’Inter) potrà emettere, nella massima serenità, una sentenza. Sentenza che può essere di assoluzione, per quanto gran parte dell’opinione pubblica auspichi che si arrivi a una condanna.
Siamo comunque nel campo dell’ipotesi, perché non ci sarà alcuna sentenza in quanto la sopraggiunta prescrizione impedisce di procedere a livello giuridico nei confronti dell’Inter, principale accusata non fosse altro perché a breve il Consiglio Federale dovrà stabilire se revocarle lo scudetto 2006 per comportamento anti-sportivo. Una decisione incostituzionale, perché come lo stesso Palazzi ha sottolineato, pur considerandolo un gesto corretto, la Federcalcio non ha il potere di intervenire su una situazione ormai intoccabile dal punto di vista legale. Per questa ragione chi dà per scontata la revoca del titolo nei confronti dell’Inter è invitato a frenare gli entusiasmi.
Tornando a Palazzi, come il presidente Moratti ha tenuto a sottolineare, il suo è stato un attacco grave, sbagliato e si potrebbe aggiungere ‘gratuito’, perché alcune considerazioni personali che vanno al di là dell’analisi dei fatti sarebbero dovute rimanere nella sua testa e non godere di visibilità nelle 25 pagine della sua relazione. In questo modo il procuratore federale ha aizzato ulteriormente coloro che vorrebbero la società F.C. Internazionale colpevole alla pari di altre ‘vittime’ del processo Calciopoli. Tali pareri hanno dato fiato alle bocche di troppi opinionisti o presunti tali, compreso chi ha recentemente subito una radiazione da ogni ruolo nel calcio e ormai da anni, invece di rimanere in dovuto silenzio per le responsabilità di cui si è macchiato (non è un parere, ci sono delle sentenze) non smette di esprimere la propria opinione come se nulla fosse accaduto nei propri confronti e come se fosse un guru del pallone sempre pronto a dispensare perle di saggezza. Ovviamente, anche ieri l’occasione di esprimere la propria idea sulle impressioni di Palazzi è stata colta al volo.
Da qualche ora a questa parte i servizi, i dibattiti e gli articoli basati sul concetto di ‘anche l’Inter è disonesta come le altre’ sono abbondati, perché in Italia basta poco per condannare. L’idea di presunzione di innocenza, cardine della costituzione, è totalmente fuori moda. Troppo facile puntare il dito, sparare sentenze prima di un giudice e fregarsene delle conseguenze. Le intercettazioni cui ha fatto riferimento Palazzi erano note da tempo, non c’è alcuna novità in tal senso. E rispetto ad altre società alle quali l’Inter è stata comparata, i contenuti sono ben diversi. Giacinto Facchetti, il principale capro espiatorio, intratteneva sì discussioni telefoniche con rappresentanti istituzionali del mondo arbitrale, ma ciò accadeva quando non c’era alcuna legge che lo vietava (emessa dopo lo scandalo 2006). Tornando ai contenuti, dalla voce di Facchetti non si evincono altro che richieste di regolarità, di imparzialità e di trasparenza a personaggi che non la garantivano pur essendo pagati (bene) per farlo. Facchetti non ha mai distribuito sim svizzere, non ha mai fatto le griglie al telefono, non ha mai indicato quale arbitro punire e come farlo, non ha mai ordinato rappresaglie nei confronti di colleghi o altri addetti ai lavori e non ha mai dirottato il mercato grazie al supporto di una società amica. Qualcun altro sì, Facchetti mai.
Pertanto, il concetto di responsabilità comune e paritaria è ridicolo. L’idea di ‘tutti colpevoli o nessuno’ lo è altrettanto. Ci vuole equilibrio nelle valutazioni e oltre ai contenuti le conferme arrivano dall’albo d’oro: di quali vantaggi ha goduto l’Inter, che secondo Palazzi cercava di ottenerli? Quello di cartone del 2006 è stato il primo scudetto conquistato dal 1989, mentre altre due società si dividevano l’intero piatto negli anni successivi. Quanto basta per dubitare sulla regolarità di quei tornei, anche alla luce delle intercettazioni relative alle stagione 2004/2005 e 2005/2006. Un’evidenza tale che lo stesso Facchetti, interagendo con i vari Bergamo e Pairetto, voleva tamponare onde evitare che il trend illecito proseguisse. E per questo oggi è giudicato colpevole alla pari di altri pescati con le mani nella marmellata e la bocca ancora sporca per averne mangiata a dismisura. Moratti ha definito l’attacco di Palazzi contro il compianto Cipe inaccettabile e di cattivo gusto e dispiace che anche chi ne conosceva la trasparenza e correttezza si sia messo dalla parte del procuratore federale solo per interessi personali.
Macchiare l’immagine di un esempio come uomo e come sportivo, che oggi non può sedersi davanti a un giudice per difendersi, è vergognoso oltre che irresponsabile. Per salvare il proprio fondoschiena molta gente non si preoccupa di commettere ulteriori nefandezze, chiedendo un trattamento pari a colui con il quale non avrebbero neanche meritato di incrociare lo sguardo. Stiamo scadendo nel ridicolo e il buon senso sta lasciando inesorabilmente spazio all’anarchia, al disordine e alle rivolte popolari incontrollate. Non c’è nulla che lasci anche solo ipotizzare un’attività illecita uguale a quella per cui altre società sono state condannate e pur essendo ormai il tutto caduto in prescrizione, dispiace enormemente che la relazione di Palazzi sia diventato uno spunto per alimentare la sete di sangue di personaggi che ancora oggi dovrebbero solo prendere atto delle proprie responsabilità e limitarsi a guardare avanti. Moratti difenderà l’immagine di Facchetti fino in fondo e farà di tutto per tenersi lo scudetto 2006. E con lui anche il popolo nerazzurro, stanco di essere considerato alla pari di chi è stato giudicato colpevole e punito persino meno di quanto avrebbe meritato.
Il 18 luglio, o forse prima, si saprà che fine farà lo scudetto 2006. Di certo la relazione del procuratore federale e le sue aggiunte non richieste potranno influenzare non poco chi sarà chiamato a decidere. Molto dipenderà dal potere del Consiglio Federale su questo tavolo: può o non può intervenire su una situazione ormai caduta giuridicamente in prescrizione? Qualsiasi sarà il verdetto, le polemiche di certo non terminerebbero perché pur ottenendo ciò che vogliono, vale a dire la revoca del titolo, i detrattori dei nerazzurri insisteranno nel sollevare polveroni per la storia della prescrizione, che ha salvato a loro dire l’F.C. Internazionale da punizioni esemplari (c’è chi ha addirittura ipotizzato la serie B…). Se poi lo scudetto rimanesse all’Inter, apriti cielo. Sarebbe l’ennesimo putiferio di polemiche e chissà come si comporterà Andrea Agnelli, che da anni si è autoeletto ‘Giovanna d’Arco’ di questa crociata del popolo bianconero, mascherando così l’incapacità manageriale della società che rappresenta e che colleziona una stagione fallimentare dietro l’altra. Anche questi comportamenti mettono in risalto le doti umane di determinati personaggi, che farebbero meglio a esporsi meno, per il bene loro e del calcio italiano.
Ultimo appunto di questa triste vicenda: la Juventus F.C. sostiene che il palmares non va in prescrizione, per raggiungere l'obiettivo della revoca. Se questa è la posizione del club bianconero, vorrà dire che non solleverà alcuna obiezione qualora un organo imparziale valutasse con la massima attenzione i campionati svoltisi tra il 1994 e il 2003, periodo durante il quale la famigerata Triade è stata alla guida della società torinese e ha portato a casa ben 5 scudetti, compreso quello scandaloso del 1998 e quello ampiamente discutibile del 2002, entrambi soffiati all'Inter. In più c'è quella questione di doping, con i bianconeri salvati, guarda caso, dalla scadenza dei termini di giudizio... Se, come sottolineato, il palmares non va in prescrizione, forse è il caso di valutare meglio cosa sia accaduto in quegli anni, magari intervenendo sull'albo d'oro. Al Giovin signore, considerato il suo punto di vista, di certo non dispiacerà. Vero?
- La riproduzione anche parziale dell'articolo è consentita solo previa citazione della fonte FcInterNews.it. I trasgressori saranno segnalati a norma di legge.