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Ausilio a 360°: "Dumfries, Icardi, Ibra, la pace con Lukaku: vi dico tutto"

di Antonio Di Chiara

Piero Ausilio è l'ospite dell'ultima puntata di Supernova, il podcast condotto da Alessandro Cattelan, noto tifoso interista. Il ds nerazzurro ha toccato tantissimi temi. Vediamo quali.

Ausilio: "Vacanze? Durante le nazionali, ma..."

"Quando finisce la stagione finisce con un mese di vacanza sicuramente per i calciatori, per quelli che ovviamente non saranno impegnati adesso ai mondiali. I direttori sportivi in realtà non dico che lavorano tutto l'anno ma quasi. Sicuramente alla fine del campionato riesci giusto a prenderti quei due tre giorni per rinfrescare un po' la testa, la mente e preparare quello che è la nuova stagione. Ripeto, chiamarlo lavoro questo è un qualcosa che, almeno dal mio punto di vista, non mi appartiene. Sento una passione, quella che sentiamo dentro, che ho dentro, non mi pesa, lo faccio volentieri e per le vacanze ci sarà tempo. Sicuramente più avanti, dopo il calciomercato ovviamente. Se sto pensando alla pensione? No, sto pensando a quante vacanze dovrei fare per recuperare quelle che ho perso in questi 28 anni e non sono poche Durante la sosta per le nazionali? In realtà è quello il periodo. Tra l'altro quest'anno hanno avuto una bellissima idea di concentrare le soste di settembre e ottobre in un'unica di tre settimane quindi finalmente arriveranno penso in quel periodo 15 giorni fatti bene in vacanza da qualche parte".

Ausilio: "Dumfries, rapporto sincero: ecco come è andata"

"Direi che quasi sempre quello che si trova sui giornali, adesso non voglio criticare nessuno, però in realtà capisco anche la quotidianità, la necessità che c'è di continuare a dare notizie, quindi direi che molto spesso non coincidono né con la realtà né tantomeno con i tempi. Io ho fatto un calcolo qualche anno fa, in passato, avevo una persona che mi raccoglieva un po' tutti i nomi che uscivano in una campagna estiva di mercato. Siamo arrivati anche a più di 200 calciatori affidati all'Inter, quindi direi che non è sicuramente quello il modo di fare calcio a mercato. Per quanto riguarda Dumfries, dipende molto dal rapporto che hai con il calciatore, con il suo agente. Parliamo di un rapporto con lui molto sincero, molto onesto. Tanto onesto che in occasione dell'ultimo rinnovo lui aveva già manifestato l'idea di poter cambiare e provare a fare una nuova esperienza, si avvicinava ai 30 anni. Quindi aveva ottenuto da noi una situazione un po' particolare, direi unica anche nel caso dell'Inter, di una clausura di uscita. Un accaso di uscita che l'anno scorso non è stata esercitata, anche se da suo punto di vista, ripeto, poteva già essere quello l'anno giusto per andare. Alla fine è rimasto. Al di là dell'infortunio, quando è stato a disposizione ha dato il suo contributo alla causa. Abbiamo rivinto questo Scudetto, abbiamo rivinto questa Coppa Italia. Adesso forse è arrivato il momento giusto per tutti per provare a fare qualcosa di diverso. È arrivata questa bella opportunità".

Ausilio: "Dumfries sostituito da un giocatore giovane e forte"

"E' un mercato molto difficile soprattutto se pensiamo a quello che sono le possibilità e le forze che hanno di investimento le società inglesi, magari anche le altre due spagnole, il Bayern Monaco... Direi che in Italia più o meno si equivalgono le forze, al di là dell'essere o non essere in Champions League, essere in Europa League, sbagliare una stagione come magari è successo quest'anno a Milan e Juventus. Direi che bene o male il mercato ultimamente, almeno parlo di quello dell'Inter, sarà fatto sempre secondo la continuità che abbiamo dato negli ultimi anni. Si parla anche di sostenibilità, bisogna vendere qualcosa per comprare bene. I giocatori migliori, se è possibile, noi cerchiamo sempre di tenerli. Adesso, ripeto, parliamo di attualità, quindi probabilmente c'è Dumfries in uscita. Sarà sostituito da un giocatore altrettanto importante, forte, magari più giovane. E poi cercheremo di tenere quelli che sono i migliori calciatori per continuare il percorso che abbiamo già iniziato direi ormai da 6-7 anni. Per noi è importante essere sempre competitivi, poi a volte si vince per un punto, si perde per un punto come è successo l'anno scorso e qualche anno fa, ma l'importante è che l'Inter ogni anno quando ricomincia la stagione sia in grado di poter dire 'ok noi proviamo a vincere il nostro scudetto, proviamo ad andare avanti in Coppa Italia, proviamo a fare un percorso importante in Champions League'. Poi a volte, ripeto, si riesce ad arrivare in fondo, altre volte meno, ma la competitività è quella che vogliamo sempre garantire a noi stessi e ai nostri tifosi.".

Ausillio: "Mercato, serve fare sistema tra i club"

"Qualche anno fa in effetti si poteva prendere qualche calciatore straniero o anche italiano che aveva già avuto per più anni, almeno due continuativi, di residenza all'estero con uno sgravio fiscale sul contratto non da poco quindi sicuramente in quel periodo ci sono stati dei vantaggi di cui abbiamo beneficiato un po' tutti, anche noi nel senso che abbiamo preso giocatori dall'estero con questo tipo di tassazione, Dumfries e soprattutto anche calciatori che sono stati acquistati in quel periodo da squadre italiane hanno potuto poi continuare a muoversi liberamente in Italia approfittando di quella opportunità. Un'opportunità che, al di là di quelli che ne hanno già usufruito, che continuano ancora oggi a beneficiarne, oggi non si può più. Non si può più utilizzarla quindi direi che è stato messo da parte quel tipo di vantaggio e bisogna puntare su altre cose. Ma al di là delle singole idee che sono tutte propositive e importanti bisogna cominciare a fare un salto di qualità e cominciare a ragionare soprattutto in Serie A, in Lega, in Federazione come sistema. Questo è il vero problema, si ragiona ancora troppo a livello individuale, si guarda troppo spesso a quello che può essere il beneficio personale di ogni singolo club, quindi c'è chi ha paura di retrocedere, c'è chi ha paura di perdere i propri diritti televisivi, c'è chi ha paura di non incassare quello che vorrebbe incassare se ci fossero magari meno squadre e non si ragiona mai da sistema. Non basta alzarsi al mattino e dire ok per migliorare facciamo questo, basterebbe mettersi là tutti insieme. C'è un ottimo rapporto fra tutti, poi ognuno è ovvio come giusto che sia, fa gli interessi del proprio club. Quello che succede in Lega io ne so poco perché non seguo, non ho poi questa frequentazione istituzionale all'Inter, la fanno altre persone, però ripeto da quanto ne so è proprio questo il vero problema, non si ragiona da sistema. Si è sentito parlare tante volte di pensare di ridurre Ripeto, non è il mio lavoro, però immagino che un campionato a 18 squadre consentirebbe, avendo qualche partita in meno, a tutti di poter beneficiare di quel famoso mese per magari la nazionale, per fare degli stage, per far riposare magari una settimana in più i calciatori e ne hanno bisogno perché vediamo che gli infortuni, anche gravi, sono sempre più numerosi. Tante cose, però ripeto, vedo che si fa fatica e questo è soltanto uno degli esempi che mi è venuto in mente, ma si possono fare tante cose anche per incentivare sicuramente l'utilizzo di qualche giovane in più durante le partite".

Ausilio: "Notizie spesso sbagliate sul mercato, ma..."

"Preferiremmo sicuramente poter lavorare in un modo un po' più tranquillo. Poi ci rendiamo conto che i tempi sono cambiati, che c'è grande competizione e competitività anche fra i media, tantissima. Oggi poi col fatto che basta mettere su internet qualcosa, non devi neanche più aspettare i giornali del giorno dopo per trovare qualche notizia, è sufficiente che uno tiri fuori una notizia, giusta o sbagliata che sia, che tu sei costretto, e questo è il vero fastidio, soprattutto quando non sono vere. Io cerco di essere un professionista serio con tutti, anche con i giornalisti, cioè se hanno la notizia vera e non è magari il momento di farlo uscire, tutt'al più chiedo la cortesia di aspettare, non siamo pronti, non è il momento. Magari vi faccio anche complimenti per averla scoperta o per aver trovato un canale diverso da quello ufficiale per poterla dare. Quindi il rapporto è importante. Il fastidio qual è? Che spesso da una notizia, ripeto quasi sempre quelle sbagliate, ti tocca poi dover giustificare quello che è uscito a tutti gli altri. Perché hanno paura di prendere il buco, hanno paura di restare indietro e tu magari da una notizia messa da un giornalista ti ritrovi a dover rispondere ad altri eventi che hanno paura di restare indietro".

Ausilio: "Ecco come si fa la valutazione di un calciatore"

"Intanto è completamente sbagliata anche la valutazione di 45 milioni di Barella. Ci sono dei parametri oggettivi che sono sicuramente l'età, la durata del contratto, e ovviamente poi le prestazioni del giocatore danno comunque un'idea oggettiva di quello che è la valutazione. Poi ci sono invece altri variabili che sono quelle più soggettive che dipendono dal momento, quindi indipendentemente da quello che dicevo prima, che sono la domanda. Se hai un giocatore che tu metti sul mercato e che ha 5 o 6 squadre che lo richiedono è normale che ti puoi permettere di fare un'asta o comunque di giocare un po' sul prezzo, di fare sicuramente la cosa migliore. Quando il giocatore invece è un di più per te e stai cercando di collocare sul mercato e la domanda è quella che è, è normale che si fa più fatica e probabilmente anche il prezzo non è quello che avevi in testa. Si cerca di sfruttare le situazioni in momenti e anche il tipo di mercato. Oggi vendere in Inghilterra è sicuramente più, da punto di vista economico, più redditizio che non vendere in un altro paese. Non so nel prossimo futuro cosa accadrà, però per un due o tre anni sicuramente anche l'Arabia Saudita sarebbe la fortuna di ricevere una chiamata da un club arabo che chiedeva un tuo giocatore. Diciamo che lì i margini di guadagno erano sicuramente superiori. Quello che manca a noi, quando ho fatto riferimento prima anche al famoso sistema, quando non si riesce, ci manca anche un mercato interno di un certo livello, di un certo valore. Si fa fatica a vendersi e a comprare giocatori fra noi. Quante operazioni ricordi fra Inter, Juve e Milan negli ultimi 4-5 anni? Pochissime. Si approfitta magari di qualche situazione di un giocatore che va in scadenza, come è successo a noi negli ultimi anni con Calhanoglu, però è difficile pensare che l'Inter, la Juve, il Napoli, il Milan, la Roma riescono a fare mercato fra di loro e quando succede è veramente molto raro. Si tende a vendere fuori, quello sicuramente. Barella? Ma è molto facile che Barella non è sul mercato quindi non ha un prezzo".

Ausilio: "Mondiali? Non mi fido degli exploit di un mese"

"Hai assolutamente centrato… io delle manifestazioni tipo il Mondiale o l'Europeo ho veramente paura. La penso come te, ma non gli faccio i nomi perché ne sarebbe corretto. Però mi vengono in mente, ne pensavo giusto l'altro giorno se mandare o non mandare qualche scout, se fare un giro. Poi magari lo devi fare perché è giusto esserci, anche se questo è un tipo di Mondiale che dal punto di vista logistico è un po' complicato. Prendi tante fregature. Perché il mese dell'exploit, il mese comunque della vita di un calciatore purtroppo può capitare, è capitato. Ricordo giocatori che hanno fatto vedere cose pazzesche che poi sono stati trasferiti anche a società importanti che poi sono spariti o che comunque non hanno mantenuto quelle che erano le aspettative che avevano dato in quel mondiale. Giocatori forti, quello che arriva al Mondiale già forte, che arriva già con le sue qualità, con le sue caratteristiche e anche col suo valore. L'eccezione c'è, ci sarà sempre, però è più facile trovare fregature mondiali di questo tipo. A maggior ragione poi in questo tipo di ambiente, questo tipo di Mondiale, giocato a temperature particolari, girando, viaggiando tantissimo, è facile che qualche calciatore di altissimo livello magari renda meno e faccia l'exploit qualcuno che magari non è poi all'altezza di quello che ha fatto vedere in quella manifestazione".

Ausilio: "Vi racconto la struttura e il lavoro degli scout"

"Noi lavoriamo in un modo assolutamente più completo. Non abbiamo scout che vanno solo a vedere a video e solo scout che vanno a vedere live. In questo momento parlo solo della prima squadra, poi abbiamo una struttura che è più specifica sia per l'attività giovanile, per i bambini, quando parlo di bambini parlo di quelli di Milano e della Lombardia. Per i giovani, perché solo sopra i 14 anni puoi cominciare a tesserare anche i giocatori dei ragazzi delle altre regioni, di cui poi devi occuparti anche di tutto quello che è l'assistenza scolastica, educativa. Quando parliamo di prima squadra funziona più o meno così: noi in questo momento abbiamo un capo scout, quindi un capo osservatori, che è quello che si relaziona con me praticamente quotidianamente, e cinque scout. Sono in questo caso tutti e cinque italiani. Qualcuno vive in Lombardia e qualcuno fuori e loro hanno l'organizzazione del lavoro che gli dà il nostro capo scout: è molto semplice, gli vengono divisi dei Paesi, diciamo quelli più importanti cercando di coprire un po' tutto quello che il mercato offre quindi Europa, Sud America per esempio lavoriamo poco con l'Oriente e poco con l'Africa perché poi ci sono difficoltà a tesserare questi calciatori anche per i regolamenti che abbiamo. Direi che copriamo tutta l'Italia, tutta l'Europa e quasi tutto il Sud America, quindi paesi anche più forti a livello di qualità di calciatori. Vediamo a video, dividendo a video i Paesi per scout, quindi quasi tutti hanno 3-4 paesi da seguire, a video tutte le settimane. Sia la serie A del Paese che la serie B deve essere seguita tutta la settimana a video. Si devono organizzare il lavoro, sono full time per l'Inter quindi se si alzano al mattino e fanno 8-10 ore piuttosto che farlo ogni 2-3 giorni. Dipende da loro, loro alla fine della settimana devono arrivare ad aver completato a video quello che quel Paese, quella Lega ha offerto diciamo come partite e in più vengono mandati in giro a vedere le partite live. sono le stesse persone. Viene seguita ovviamente la Champions League, l'Europa League, la Conference League e anche i campionati. Non è detto che chi segue a video un determinato Paese poi non venga mandato la domenica a vedere un altro Paese, un altro calciatore di un altro campionato perché poi ovviamente incrociamo le informazioni, confrontiamo quello che arriva sia a video che live e cerchiamo piano piano di avere un numero di calciatori da attenzionare. Piano piano un grandissimo lavoro di base viene scremato e viene poi portato in occasione delle riunioni che fanno con me e con il capo scout con i migliori, almeno tre o quattro per ruolo, e cominciamo poi a lavorare in modo specifico. Il mio percorso? Io o smetto per un infortunio al ginocchio quindi molto presto, non inizio neanche la carriera da calciatore professionista. Giocavo nella Pro Sesto, ho questo infortunio tra una cosa e l'altra, chiudo neanche l'inizio della carriera a 18 anni e ho la fortuna invece di iniziare da subito a lavorare nella Pro Sesto nel settore giovanile. Quindi mi occupo da subito un po' di tutto in una piccola società pur essendo professionistica. In realtà si faceva con il presidente, il direttore sportivo, il responsabile del settore giovanile, si faceva un po' tutto. Quindi io mi occupavo un po' delle selezioni, poi facevo il calciomercato con il presidente, poi volevo stare sul campo. Lui voleva per me una carriera da dirigente, io in realtà appena potevo scappavo sul campo. In quel momento pensavo di fare allenatore. In realtà poi ho avuto la fortuna che questa persona, il presidente di allora Giuseppe Peduzzi, invece mi obbligò a fare un percorso più manageriale e mi ritrovai poi nel 98 all'Inter. Inizio come segretario del settore giovanile. Anche lì questo è un lavoro che a me non piaceva, ma ho utilizzato la possibilità per entrare e quindi piano piano poi ho fatto un percorso appena ho potuto e mi hanno dato la possibilità. Sono diventato poi responsabile del settore giovanile e poi per arrivare io per tanti anni ho fatto di fatto il secondo del direttore sportivo. Il direttore sportivo era Branca, io ero il suo secondo e non avendo la responsabilità diretta della squadra io avevo la possibilità di girare, quindi viaggiavo tantissimo, andavo a vedere partite in Sud America, andavo in Europa, andavo in Italia e lì ho costruito un po' tutto quel know-how, quelle conoscenze anche di agenti, di persone che ancora oggi magari utilizzo per per chiedere magari informazioni sui calciatori e spesso mi arrivano da loro".

Ausilio: "Wanda e Icardi, ecco cosa ricordo"

"Delle mogli mi sono ricordato di una trattativa lunghissima con un calciatore, con un ex capitano dell'Inter, ma sempre di più, sempre di più, purtroppo... Era stata una cosa nuova, perché io quando penso oggi a distanza di anni sono sempre di più, purtroppo, le famiglie coinvolte nella gestione professionale del ragazzo e dico purtroppo perché secondo me un genitore o un familiare, una moglie, un fratello deve curare magari un po' di più l'aspetto educativo e la crescita che deve avere nel caso di un ragazzo giovane o piuttosto che di un giocatore un po' più formato per quello che è l'extracampo. Per quanto riguarda il rapporto magari contrattuale professionale io penso che si debba in ogni caso affidarsi a persone che siano professionisti, che siano persone che hanno studiato, persone che hanno delle qualità diverse, che hanno una cultura, che hanno magari anche le capacità poi di occuparsi di una negoziazione, di una trattativa. Oggi sempre di più vediamo che con i procuratori, con i professionisti che tra l'altro vengono cambiati con troppa continuità. Oggi c'è una mobilità anche all'interno dei rapporti che hanno i calciatori con i professionisti, con gli agenti in generale, forse eccessiva. Si fa fatica a trovare a volte dei riferimenti perché cambiano da ogni sei mesi. Icardi? Ho un ricordo anche simpatico di Wanda. Però in effetti è stata un po' un precursore di quello che sta succedendo adesso. Poi in realtà si affidò anche a professionisti perché ovviamente da solo non poteva fare nulla, però è stato anche divertente. Abbiamo preso atto anche di questo".

Ausilio: "Ibra, Coutinho, Kiev: i miei inizi"

"Ibra l'ho conosciuto meglio dopo perché ero ancora più impegnato al settore giovanile, quindi l'ho sfiorato. Io concretamente alla prima squadra ho iniziato a tempo pieno con loro e anche a andare in giro con la squadra praticamente nel 2009-2010. La mia prima partita allo Stadio dell'Inter da dipendente è stata nel 1998, la famosa finale a Parigi, ma ero il segretario gestore giovanile. La mia prima partita con la prima squadra, quindi al seguito della prima squadra, fu Kiev. Ho iniziato e non ho più smesso, quindi da allora poi praticamente le ho viste tutte. Se vuoi ti racconto anche una cosa bellissima, perché era la prima partita, ero in Brasile a incontrare Coutinho, mi chiamano da Milano e mi dicono guarda che non sta bene Oriali, il Presidente vuole che anche tu vada a fare la trasferta. Prendo il mio volo, lascio i miei 35 gradi, L'infradito, il bermuda, perché poi in Brasile le partite le vai a vedere così, non ci sono tanti formalismi. Arrivo, è la mia prima partita, sono preoccupato, guardo le temperature di Kiev e mi accorgo che passo dai più 35 ai meno 10-15 gradi. Io mi ricordo un po' di immagini che erano fatti su in quei piumini in panchina, che vedevi solo gli occhi, avevano cuffie, guanti, il piumino tirato su. Niente, quindi vado dai magazzinieri e mi attrezzo con guanti, sottomaglia, calzamaglia, cioè tutto quello che poteva esserci. Trovo il piumino più caldo che avevo in casa e mi porto tutto quello che serve. Arriviamo alla partita io mi carico ovviamente di tutto questo e scopro all'ultimo momento che la partita nsieme agli altri dirigenti l'avrei vista da uno skybox con 30 gradi. Ero insieme alla Bedy Moratti che mi guardava, sudavo. Quella è stata la prima esperienza. Con il senno di poi, vedendo tutto quello che è stato il percorso, ci sono stati anche altri momenti importanti, ma lo sliding doors vero della Champions del Triplete di quell'anno è stato sicuramente chiaro. Almeno questa è la mia opinione".

Ausilio: "Ibra? Non conosco le dinamiche ma..."

"Sai, quando sei parte di un team devi confrontarti con tante situazioni. Io adesso non conosco bene le dinamiche del Milan, tanto meno quello che è l'approccio che ha Ibra. Sono cose di cui cerco ovviamente di star fuori proprio perché non ne ho conoscenza. Allo stesso tempo in generale posso permettermi di dire questo, essere stati grandi calciatori ti aiuta sicuramente, può darti dei vantaggi perché conosci già delle dinamiche, conosci gli spogliatoi, conosci sicuramente meglio di altri, magari come approcciarti in determinate situazioni, però poi se non dai seguito con aggiornamenti, studio, presa di conoscenza e anche approfondimento di quello che è la nuova realtà e anche confrontandoti con persone che lo fanno da più tempo può essere un problema".

Ausilio: "Ecco come si gestisce il gruppo"

"Io caratterialmente sono sempre per il dialogo, cioè nel senso che con il dialogo sono convinto che arrivi sempre poi alla fine a portare a casa quello che è l'obiettivo che magari è in testa, che sia una trattativa, che sia un richiamo o anche semplicemente ci sia dietro magari una motivazione disciplinare verso un calciatore. Parlandone, dialogando riesci magari ad entrare meglio nella testa e a convincerlo che si parla di negoziazione, è sempre il dialogo e piuttosto che picchiare i pugni sul tavolo che poi ti porta magari a ottenere delle situazioni migliori. Non si può escludere che ci siano situazioni e momenti in cui ogni tanto bisogna anche alzare la voce, picchiare i pugni sul tavolo e portare il richiamo con toni diversi perché a volte può servire. Io sono sincero, sono anni che all'Inter, insomma, di cose eclatanti particolari non ne sono successe, non succedono e non c'è mai stato bisogno di chissà quali interventi. C'è grande professionalità, il livello si è alzato tantissimo, sia durante gli allenamenti, sia fuori dal campo, ogni tanto c'è la cosina che magari non va bene o c'è piccolo ritardo, ma insomma in quei casi si interviene, ripeto, nel modo... Si parte con il richiamo, si parte semplicemente con una presa di posizione normale, sempre quella di prendere il ragazzo e dire non si fa. Prima battuta poi quasi sempre l'allenatore, la squadra. Ma è anche giusto che sia così, il regolamento interno è quello che vige prima di tutto all'interno dello spogliatoio, è tra compagni di squadra, c'è poi l'allenatore, la quotidianità è giusto che sia gestita fra di loro perché deve essere così, io penso che il dirigente a seconda poi del ruolo quello del direttore sportivo, magari quello dell'intervento anche magari settimanale piuttosto che anche di una volta al mese e poi c'è addirittura quello che sta sopra, devono esserci giustamente un grado di intervento".

Ausilio: "Balotelli non può che essere un rimpianto"

"Il percorso di Balotelli io l'ho seguito un po' più all'inizio, non è un segreto, anche perché facevo il responsabile del settore giovanile. Ho preso io Balotelli, ovviamente quando si dice ho preso c'è il lavoro di staff, c'è un presidente che paga, quindi io sono andato fisicamente diciamo a fare la trattativa. Abbiamo puntato su di lui, quando Balotelli arriva all'Inter giocava già in prima squadra nel Lumezzane in C1 e noi proprio per cercare di fare un percorso educativo, perché aveva 16 anni, lo abbiamo addirittura messo negli Allievi. Inizia nell'Under-16, dimostra che hai le qualità per meritarti qualcosa di più e poi vediamo. A dicembre abbiamo dovuto prenderlo e spostarlo subito in Primavera perché era impresentabile per la manifesta superiorità che aveva con tutti gli altri, cioè diventava veramente imbarazzante far giocare Balotelli. L'abbiamo passato in Primavera quindi due o tre anni sotto di età e lui arriva in Primavera e anche in Primavera vinciamo Scudetto, Viareggio, lui fa gol e gioca con la semplicità di quello che aveva, non ti dico parità, sembrava superiore anche a quel livello di squadra Primavera. Lo fece esordire poi Mancini. Come fa a non essere un rimpianto uno che ha avuto un inizio e un trascorso di questo tipo? Ha avuto poi un paio d'anni, soprattutto quelli con Mancini, veramente importanti, lasciava pensare di essere veramente il nuovo crack del calcio italiano, lo è anche stato e poi probabilmente non ha mantenuto più perché aveva altre distrazioni. Poi ovviamente lui esce dal contesto del settore giovanile, arriva in prima squadra e come può succedere? Il salto poi in prima squadra richiede un processo anche di ambientamento, di crescita ulteriore che lui probabilmente poi non ha fatto".

Ausilio: "Il periodo del FPF, un mercato difficile"

"Alla fine degli ultimi dieci anni abbiamo cambiato quattro proprietà. C'è stato un periodo che è durato due tre anni di difficoltà dove tutti abbiamo imparato a conoscere cos'è il financial fair play, il settlement agreement, tutte dinamiche che avevano poco di tecnico dal punto di vista della scelta del calciatore, ma dovevi far quadrare i conti. Non potevi arrivare ai giocatori migliori, erano anni difficili e quindi hai dovuto anche a volte sacrificare talenti come tu giustamente ricordavi, sia Kovacic che Coutinho, perché non potevi trattenere, semplicemente perché erano giocatori che meritavano dei palcoscenici diversi. Penso soprattutto a Kovacic, ricordo perfettamente quel periodo lì. L'avevamo preso a 18 anni, sembrava essere un calciatore giustamente su cui costruire l'Inter per almeno 10-15 anni, perché ti leghi a un giocatore così. Era un ragazzo fantastico, un ragazzo veramente incredibile. L'offerta fu buona e, ripeto, le necessità del club erano quelle. Fu venduto. Poi lui fece una carriera pazzesca. Ha vinto Champions ovunque. A volte si prendono i giocatori anche solo per vedere quanta fortuna portano. Nel suo caso c'è tanta qualità, però quando scopri che c'è qualcuno particolarmente vincente... Guardi anche quello. Coutinho? Lui praticamente venne scoperto che aveva 16 anni quindi ovviamente non si poteva fare il trasferimento prima dei 18. Io in quel periodo lavoravo per Branca, Branca anche lui si era innamorato di questo ragazzo qua, quindi a me piaceva, tra l'altro approfittavo per andare a vedere un po' di partite e andai più volte durante quei due anni a seguirlo, a incontrarlo, a parlare con la famiglia, proprio per fargli sentire... Insomma che eravamo lì e aspettavamo semplicemente i 18 anni per poterlo poi tesserare. E' arrivato nell'Inter del post-Triplete, era una squadra ancora forte, competitiva, con tanti giocatori offensivi. Lui il primo anno lo fece con Benitez mi sembra. Semplicemente non riuscì a trovare lo spazio che meritava. Fisicamente era ancora in una fase di completamento, di crescita. Non era ancora un giocatore già completo e pronto per quell'Inter. Arrivò a Liverpool, ci fu una buona offerta e venne venduto. Poi lui si affermò tantissimo nel Liverpool e venne venduto a Barcellona. Dopo Barcellona cominciò anche una fase calante della sua carriera. Gabigol? In Brasile stava facendo sicuramente bene. La verità è che quel periodo, io me lo ricordo benissimo, era il periodo in cui era appena arrivato Suning, ma non era arrivato con la struttura che poi è quella che ha fatto crescere l'Inter, quindi con la presenza di Steven Zhang, il figlio del proprietario.  Noi in quel periodo eravamo in una fase veramente di conoscenza, c'era un amministratore cinese, c'erano avvocati, funzionari, c'era un via vai di persone, c'erano agenti molto influenti stranieri che insomma proponevano giocatori alla proprietà. Con onestà devo dire che in quel periodo ci fu tanta fatica anche da parte mia di resistere perché non riuscivo a fare il mio lavoro o perlomeno non riuscivo a farlo come avevo intenzione di farlo. Noi quell'anno lì avevamo puntato Gabriel Jesus che poi nonostante venne fatta una trattativa, giustamente anche in quel periodo il Manchester City era sicuramente uno dei club più importanti, c'era già Guardiola, ha deciso di andare lì e poi ci siamo ritrovati senza e venne preso Gabigol che aveva comunque dei numeri importanti in Brasile, che poi ha riconfermato una volta che è tornato lì. Non era sicuramente il giocatore che l'area sportiva aveva individuato per poter migliorare l'Inter in quella fase della nostra rosa. Era una rosa che aveva già dei valori, aveva già della qualità, non era un giocatore che aggiungeva nulla. Fu veramente un periodo particolare che durò anche poco. Furono veramente i primi mesi, i primi 3-4 mesi, dove ci furono dei condizionamenti sia sull'allenatore, se vi ricordate, arrivò un allenatore straniero che non ebbe grande fortuna, De Boer. Dopo da subito ci si assestò parecchio, si cominciò a lavorare in un modo un po' più serio, un po' più professionale, arrivò Pioli, la struttura prese sempre di più piede con l'arrivo di Steven Zhang, si arrivò a giugno e si iniziò quello che secondo me è veramente il vero inizio di quello che è l'Inter adesso e che si è poi consolidato ovviamente nel tempo attraverso un percorso".

Ausilio: "Con Spalletti è iniziato il periodo che ci porta a oggi"

"Spalletti arriva e si cominciano a fare le cose in un certo modo, fatte bene. La squadra la si fa insieme, ci si confronta. Non c'erano ancora le disponibilità che abbiamo avuto poi negli anni successivi, però si comincia a fare le cose fatte bene. Lui arriva, porta una certa disciplina, porta regole, porta un'idea di calcio sicuramente moderna. Un allenatore bravo, esperto, capace, autoritario, si lavorava molto bene con lui. Dopo Spalletti che comunque riporta l'Inter in Champions League e per quello che dico rappresenta quello il vero inizio perché comunque Champions League vuol dire nuove entrate, vuol dire comunque anche bilanci un attimino diversi, più solidi. E poi arriva l'anno di conti in cui si fanno i veri investimenti, quelli che hanno rappresentato il salto di qualità in avanti perché si compra Barella, si pensa di fare una squadra da subito competitiva per provare a vincere. Dopo aver conquistato la Champions questo era il nuovo salto in avanti. Compriamo Lukaku, spendiamo 75 milioni. Penso che ancora ad oggi rappresenti l'operazione di mercato in assoluto più alta, anche quella che è stata fatta dopo quando l'abbiamo venduto. Poi viene venduto a 116 milioni e siamo riusciti a giustificare anche quell'investimento. Venne comprato Barella, vennero comprati sicuramente giocatori importanti e un allenatore decisamente importante come Conte. Quindi facciamo subito la finale di Europa League e poi vinciamo l'anno successivo. E poi andiamo avanti perché poi arriva Simone Inzaghi, continuiamo il percorso vincente che è quello che è arrivato ai giorni nostri. Insomma siamo sempre stati lì e quando non abbiamo vinto o abbiamo perso una finale di Champions siamo arrivati secondi a un punto. Direi molto bene".

Ausilio: "Io e Lukaku a Montecarlo: vi dico tutto"

"Erano molto legati a lui in tutti i sensi anche dal punto di vista proprio personale. Tra l'altro l'attualità dice che dopo tre anni siamo tornati a parlarci giusto la settimana scorsa a Montecarlo, all'occasione di un evento. Hanno combinato delle persone, gli amici in comune. Mi ha abbracciato, insomma in qualche modo io le motivazioni le conoscevo, gliel'ho detto poi quello che pensavo: ha sbagliato nel gestire quelle cose, quelle situazioni, poteva anche avere delle motivazioni giuste dal suo punto di vista. C'era la delusione di non aver giocato una finale, magari si era sentito poco considerato. Io ero convinto che invece parlandone, sia con me che con Simone in quel periodo lì, avremmo risolto tutto rapidamente. Magari oggi sarebbe ancora l'Inter da protagonista. Invece Chelsea, una strada diversa, a un certo punto sparì perché mandava video sugli allenamenti, si parlava di come fare la squadra, avevamo preso Thuram, era contentissimo che stava arrivando Thuram, aveva parlato con Lautaro, a un certo punto sparì".

Ausilio: "Così abbiamo cambiato ruolo a Thuram"

"Già qualche anno prima avevamo individuato in Thuram il giocatore ideale per noi, con un cambio di ruolo. Lui giocava nel Moenchengladbach, proprio giusto l'anno in cui era andato via Lukaku, Abbiamo preso Dzeko, c'era Lautaro e insieme a Inzaghi abbiamo individuato come terzo attaccante, perché poi in quel momento con Dzeko e Lautaro era giusto parlare di terzo attaccante, proprio Thuram, che giocava da esterno. Quindi ci serviva anche fare due chiacchiere col papà, con lui, spiegargli che avevamo un'idea sul suo ruolo un po' diversa perché lo vedevamo con caratteristiche che potevano essere perfette per il nostro sistema di gioco. Di fatto lui era convinto a venire, noi convinti a prenderlo e la domenica in una partita contro il Leverkusen si lesionò il collaterale, quindi fermo tre mesi, saltò l'operazione e quindi rinviò di un paio d'anni quello che fu il suo arrivo a Milano. Arrivò forse al momento giusto perché quando è arrivato per una serie di circostanze anche quella di un Lukaku che alla fine non decise di andare avanti con noi si ritrovò di fatto senza in quel momento la competitività che avrebbe trovato con Lukaku ad essere un titolare e da subito quindi ha trovato lo spazio che meritava e ha dimostrato di essere un calciatore di livello grandissimo come quello che è".

Ausilio: "Impossibile non riconoscere le qualità di Gasperini"

"Era quella fase in cui ero il secondo di Branca. C'è stato poco tempo, sono quelle situazioni che nascono magari in un modo un po' particolare. Bisogna andare indietro di tanti anni, anche quella scelta di un allenatore che ha dimostrato negli anni di essere sicuramente validissimo, bravissimo, lo ha dimostrato. Ragazzi, sono dieci anni che tra Bergamo e anche adesso con la Roma non può nessuno discutere quelle che sono le qualità e il valore di Gasperini. Posso solo dire che probabilmente era un momento sbagliato, in un momento così diverso complicato anche dell'Inter. Noi stavamo ripartendo con Leonardo perché Leonardo arrivò dopo Benitez, avevamo costruito con lui poi gli ultimi sei mesi. Si era vinta la Coppa Italia, eravamo arrivati anche lì secondi in campionato, quarto di finale assurdo perso con lo Schalke ma c'erano tutte le premesse per costruire un percorso ancora di qualche anno con Leo e Leo invece penso a giugno, con la stagione che ormai era già alle porte, stava per iniziare e decise di cogliere questa opportunità del Paris Saint-Germain e quindi ci siamo ritrovati a dover fare le cose un po' velocemente. Forse non era il momento giusto tutto qua, però a discutere oggi il valore e la qualità di Gasperini penso sia da folli perché ha fatto vedere a tutti quello che vale".

Ausilio: "Quanti acquisti a zero: operazioni che ti gasano perché..."

"Anche Lukaku è stato comprato comunque a una bella cifra ed è stata fatta un'operazione di vendita che è la più importante ancora della storia dell'Inter perché è stato venduto a 116. Però come plusvalenza, quindi da 0 a 50 e rotti, 55 mi sembra, quella di Onana forse al momento è quella quella più alta nell'Inter. Probabilmente si avvicina a quella di Ibrahimovic-Eto'o per valore. Sicuramente il momento che ti gasa di più è quando prendi un giocatore e vedi che va bene. Quando penso alle operazioni in entrata di Thuram, di Lautaro, di Calhanoglu, sono i primi tre che mi vengono in mente, ma anche di Zielinski, di Mkhitaryan, ti gasa perché dici 'Questi li ho presi veramente o a zero o comunque in situazioni...'. Lautaro l'abbiamo pagato alla fine non più di 20 milioni. Cioè, sono operazioni belle. Poi, ma anche Dumfries stesso è stato preso e rivenduto poi bene. Noi ci dimentichiamo che è passato anche Hakimi dall'Inter. Cancelo, Hakimi, Dumfries. Questi sono stati gli ultimi tre terzini in ordine comprati. Quindi il quarto dovrebbe essere... Speriamo buono anche quello. E quando va male? È normale che quando un giocatore non va bene ti senti responsabile. Quello che va detto, e questo penso che sia un problema della categoria, non solo di Piero Ausilio, è proprio la categoria del direttore sportivo. Quando le cose vanno bene, di solito i meriti sono sempre condivisi fra tanti all'interno del club. Quando vanno male, se è colpa del direttore sportivo, poi magari è stato l'allenatore che ti ha detto di prenderlo, magari è stato qualche d'un altro, però in genere è sempre tutto condiviso. È normale che quando un giocatore non va bene, ti senti responsabile perché comunque hai un senso proprio di appartenenza. Il mio è particolare perché comunque l'Inter ce l'ho dentro. Sono 28 anni che sono qui. Quando il giocatore va bene sei straentusiasta e contento. Quando va male magari anche più di altri ne soffri. Questo è indubbio".

Ausilio: "Akanji impensabile a luglio scorso, ma..."

"Ci sono giocatori che hanno una personalità, un carisma e un collegamento, un legame con la vittoria che spesso coincide. Ci sono giocatori vincenti che hanno nel DNA la vittoria e che la trasmettono e noi ogni tanto andiamo a cercare anche quel tipo di giocatore. Per vincente non intendo dire soltanto il titolo, perché poi il titolo è un risultato di squadra e ci sono una serie di componenti che vanno a interagire, ma quello che ha quell'energia, quella mentalità, quella voglia che non vuole mai arrendersi, ma anche durante gli allenamenti, cioè la competitività che tu vedi durante gli allenamenti, nelle partite fra di loro, ci sono alcuni che veramente si ammazza proprio fisicamente per prevalere sempre sull'avversario che in quel caso può essere anche un compagno. E ci sono, e questi giocatori con questo DNA secondo me sono quelli che in ogni squadra che diventa vincente, sarà vincente, alla fine ne devi avere perché non puoi non passare da questi. E a volte vai anche a cercare quei giocatori che hanno vinto in quelle squadre. Faccio l'esempio di Akanji, è stata una bella opportunità perché a luglio non pensavi di poter arrivare ad Akanji. Poi ti accorgi che magari è stato messo un po' in discussione dal suo club, che magari vogliono fare altro tipo di investimenti, che potrebbe essere sul mercato un giocatore di quel tipo. C'erano altre squadre che si erano buttate un po' su di lui. Quando prendi Akanji lo prendi perché sai che ti arriva dal Manchester City, sai che ha vinto tanto, sai che ha lavorato con Guardiola e ti aspetti da lui che venga a trasferirti quel carisma, quella personalità, quella mentalità vincente che in effetti ha dimostrato di avere".

Ausilio: "Mercato nei Paesi slavi pieno di talenti. Da Brozovic a Kovacic..."

"Se pensi anche alla dimensione, se parliamo di Croazia o Serbia, una volta erano tutti insieme e la Jugoslavia magari era un po' più grande e dava tutti questi talenti. Sono paesi piccoli, sono paesi che danno continuamente grande qualità al calcio attraverso calciatori, nuove generazioni che ogni anno autoalimentano, perché se tu pensi al Partizan, alla Stella Rossa, ogni anno ci sono giovani che escono da lì e vanno in grandi squadre, piuttosto che dalla Dinamo Zagabria, noi abbiamo preso da lì Brozovic, abbiamo preso anche Kovacic in passato, abbiamo preso Sucic che ci lascia intravedere anche lui di avere quel tipo di di DNA che appartiene a quel tipo di calciatore. Poi sul discorso si parla sempre di fame, si parla sempre di non grandissime possibilità economiche nel proprio contesto familiare. Può aiutare. Io in passato mi ricordo che questi ragazzi crescevano magari in un certo modo giocando a calcio tutto il giorno all'oratorio, in cortile, nei campetti e sicuramente la possibilità di di avere il contatto con la palla per cinque ore al giorno perché ti diverte stare fuori cinque ore al giorno è diverso che pensare di far diventare calciatore solo esclusivamente un ragazzino che arriva al campo due o tre volte alla settimana e gli fai quelle due orette di addestramento e speri che diventi qualcosa. Oggi abbiamo perso quella cosa lì. Quella cosa lì l'abbiamo persa. Oggi i ragazzi vivono poco fuori, fuori intendo dire è tutto molto organizzato, è tutto molto già inquadrato all'interno della scuola, del dopo scuola, del corso, ci vorrebbe qualcosa di un po' più spontaneo. La mamma che ti chiama alle 8 di sera perché non sei ancora rientrato e sei fuori, che stai giocando, sudato e non sali a casa e ti arrivano le urla dal balcone. Io quelle cose me le ricordo. Le ho vissute. Le hanno vissute quelle prime di me. Qualcuno anche dopo di me. Oggi queste cose qui non esistono più. E lì qualche calciatore in più secondo me si formava sicuramente".

Ausilio: "La parte divertente del mercato"

"Quella è la parte divertente diventa quella perché poi quella poi diventa il mio di lavoro. Cioè diciamo che il lavoro dell'osservatore e dello scout termina nel momento in cui mette a disposizione le informazioni. Ultimamente poi oltre alle informazioni degli osservatori si usano tantissimo anche le statistiche. I numeri sono tutta una serie di cose, di informazioni in più che adesso, soprattutto nel calcio moderno, oggi si parla di match analyst, si parla di tantissime altre figure professionali che sono arrivate nel calcio, che sviluppano ancora di più il report e ti danno ancora di più informazioni. Poi inizia il divertimento, poi inizia il bello. A volte il bello è anche non prendere un giocatore e non riuscire a prenderlo perché lo prende un altro. Però tutto quello che c'è dietro una negoziazione nasce con telefonate, con cene, con caffè, con incontri. A volte ne tratti 4 o 5 contemporaneamente, sapendo già in testa qual è il tuo vero primo obiettivo, se anche è quello più difficile, quindi devi prepararti un piano B, un piano C. Fa parte delle dinamiche di qualsiasi direttore sportivo e di ogni stagione, è sempre uguale. Ormai tutta Italia sa che stiamo cercando un difensore. Stai parlando con tre o quattro, hai già cominciato a parlare con gli agenti, hai fatto già qualche zoom con l'allenatore, col calciatore, hai cercato di creare già un feeling e cerchi piano piano di portare avanti il tuo, ma lo stanno facendo anche altri. Tutti si promettono sempre, ma poi in realtà il giocatore le parole che usa e la disponibilità la usa sempre per tutti e devi essere bravo poi. Se bluffo? Fa parte del lavoro, non in modo troppo spudorato. C'è sempre anche un livello di serietà sotto il quale non devi scendere. Di uno che non mi interessa nulla assolutamente, non mi permetto di chiamarlo, di far finta di fare una trattativa. Però in questo momento, ripeto, non so quale sarà il prescelto, non so quale sarà il giocatore che poi effettivamente il mercato ti porterà. Stai lavorando con 3 o 4 situazioni e una di quelle la devi chiudere".

Ausilio: "Il rapporto coi procuratori"

"Diciamo che nel caso dei calciatori ormai quasi in modo assoluto, se non il 100% o il 99% dei casi, il giocatore ha sempre il suo procuratore davanti o di fianco, non ti permette mai di parlare direttamente a lui. Difficile parlare con un calciatore direttamente di soldi. Ho un caso solo di giocatore che è sopra la media, che fa le cose da solo ultimamente. Lui è sopra la media in tutto, come calciatore, sul campo, fuori dal campo. Resterà all'Inter ancora. Hai capito anche qual è? Dai. L'armeno che va come un treno. E' di un'altra dimensione rispetto a tutto e a tutti. Ma io non so cosa farà, io spero che ritardi il più possibile il termine della sua carriera, perché veramente il calcio nel momento in cui smetterà Mkhitaryan perderà tantissimo, quindi mi auguro che sia magari una perdita per il campo, per l'Inter, ma che invece possa restare da qualche parte a dare un contributo, perché veramente è un ragazzo che non ha uguali. Agenti? Ci sono quelli più simpatici, quelli meno. A me è successo in passato di dire a qualche agente che non avrebbe più parlato con me e non avrei mai fatto più nulla con lui, poi sistematicamente l'anno dopo arriva col giocatore migliore che mi serve, che mi piace... Metti sempre davanti l'interesse del club, quindi di fronte ad un calciatore che è il tuo obiettivo, che è quello che vuoi portare a casa, che è il migliore in quel momento per l'Inter, se anche ha il peggiore degli agenti, te ne fai una ragione e dimentichi quello che è stato". 

Ausilio: "Le due finali di Champions e la ripartenza"

"Erano due giganti entrambi, tutti e due allo stesso livello, nel senso che i valori tecnici, parlo di qualità individuale, è evidente che quando parli di City, di Paris Saint-Germain sono valori decisamente importanti e in questo momento superiori probabilmente a quasi tutte le squadre in Europa. L'Arsenal ha provato ad avvicinarsi in questa partita, è riuscito anche a fare qualcosa di importante, però quando parliamo di valori individuali sono sicuramente diversi. Noi siamo arrivati soprattutto all'ultima settimana male. Avevamo perso uno scudetto praticamente al novantesimo dell'ultima partita, anche se poi di fatto era la penultima. Diciamo che non ci ha aiutato mentalmente e moralmente, non siamo arrivati con le energie giuste per affrontare un colosso di quel tipo lì. Poi magari la perdi lo stesso, magari la perdi giocando un calcio diverso. E te ne fai una ragione. Così è stato non bello, è stato sicuramente non bello, ha deluso tutti noi, giocatori, allenatore, noi dirigenti, tutti siamo rimasti molto delusi perché la sensazione che c'è stata è quella di non averla neanche giocata. E un Inter più matura come quella che veniva, ripeto, da una finale persa, da uno scudetto vinto, più matura come quella che si avvicinava a questa seconda finale, quantomeno poteva fare la prestazione, cosa che invece è completamente mancata. Io penso che ho cercato di darvi una spiegazione perché è evidente che i valori tecnici, pur essendo a loro favore, non erano poi così diversi perché avevamo comunque in campo una squadra di gente che sa cosa vuol dire giocare una finale ed era stata molto competitiva anche nell'ultima col City. Però siamo mancati proprio a livello di energie mentali, io penso quello. Siamo arrivati con qualche giocatore anche a livello fisico, non in condizioni, qualcuno che aveva recuperato da infortuni giusto all'ultimo, ma direi che è una finale non giocata. E' stato poi difficile ripartire. L'umore era quello che era perché comunque c'era grande depressione anche nell'ambiente fuori, perché poi noi abbiamo questa grande qualità che abbiamo la capacità di ripartire e ricominciare a pensare in modo positivo a come ricostruire una stagione vincente con un allenatore da cambiare per di più, perché noi dopo due giorni eravamo già a incontrare Chivu, doveva arrivare a fare lo staff insieme a Chivu perché non c'era neanche più uno staff tecnico. Il mondiale per club è servito per portare delle conoscenze, è normale che non si poteva far bene in quel periodo dell'anno, una competizione di questo tipo così competitiva perché non avevamo neanche l'energia. Però è servito per Chivu per intanto ampliare le sue conoscenze e magari scoprire situazioni come quella di Pio Esposito che siamo partiti convinti di doverlo dare in prestito, magari a una squadra di Serie A, e farlo crescere un anno magari ancora in un certo modo e invece siamo tornati dal Mondiale convinti di avere un ragazzo che poteva essere anche un attaccante per l'Inter. Poi dopo una breve vacanza siamo ripartiti, le difficoltà sono arrivate ma piano piano ci siamo rinforzati, strutturati e tutti insieme, direi mai come quest'anno, veramente tutti insieme abbiamo lottato per arrivare alla fine e vincere perché volevamo fortemente vincere e rifare quello che avevamo già fatto dopo Istanbul, cioè dopo una sconfitta pesante abbiamo vinto uno scudetto e quest'anno ancora dopo una sconfitta ancora più pesante come quella con Paris Saint-Germain, lo scudetto perso a favore del Napoli, aver fatto il doblete è stato magnifico".

Ausilio: "Pio e Dimarco, che belle storie"

"È una bella storia. Le trovo belle in tutte le squadre quando arriva qualcuno da qualche ragazzo che si fa la trafila delle giovanili e poi riesce ad arrivare in prima squadra. La gente ha bisogno di identificarsi in un personaggio che non deve essere per forza il giocatore che ha comprato a 100 milioni di euro o il giocatore più forte che vai a prendere da fuori perché vai a identificare qualcosa di più e più rappresenta quel qualcosa di più che è il senso di appartenenza, i colori, il fatto di essere cresciuto nel settore giovanile. Guarda adesso Dimarco, prima di arrivare all'Inter ha fatto 4-5 anni in prestito dove faceva anche fatica a giocare. Immagina quindi con che fatica è arrivato, con che sofferenza. Lì dove desiderava, era il suo sogno. Lui è sempre stato interista. A sette anni era già nei pulcini dell'Inter, voleva arrivare a giocare nell'Inter e ci è arrivato attraverso un percorso di fatica e di difficoltà perché siamo stati anche noi bravi a non mollarlo mai, forse. Lui ogni anno andava in prestito, poi tornava e tornava senza nemmeno aver fatto grandi cose. L'ultimo anno di Verona con Juric, aveva anche un po' cambiato il ruolo, aveva giocato anche in questa difesa a tre, un po' nei centrali, un po' quinto, cioè aveva fatto vedere qualcosa di più, è arrivato in ritiro e devo essere sincero giusto dare meriti a chi li ha, Inzaghi viene lì e mi dice dopo una settimana, guarda questo rimane qua con me, questo ci sta, sta con me, mi gioca due ruoli, non va più in prestito. Quindi alla fine poi hai bisogno anche di questo, di un allenatore che poi ti aiuti, supporti. Lui aveva già esordito ai tempi con Mancini, poi piano piano aveva fatto un percorso fuori e Inzaghi è stato quello che gli ha cambiato la carriera sicuramente". 


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