Chivu a Sky Sport: "L'inchiesta della Procura? Mi pagano per allenare"
L’Inter sembra aver portato a casa l’ennesima vittoria, ma stavolta perde un po’ troppo presto il pedale dell’acceleratore e si fa rimontare dal Torino che centra il traguardo della salvezza aritmetica con un risultato parecchio prestigioso. Così Cristian Chivu, tecnico nerazzurro, commenta l’esito della gara ai microfoni di Sky Sport:
Seppur in rimonta, questo pareggio sposta poco. Mancano tre punti al traguardo Scudetto, qual è il primo commento?
“C’è rammarico. Avevamo la partita in mano ma abbiamo subito il loro assalto finale quando hanno messo più energia. Il primo gol ci ha spaventato e il secondo è arrivato di conseguenza. Abbiamo provato a fare il 3-2 ma certe partite rischi anche di perderle. Diamo onore al Torino che non ha mai mollato e poteva anche andare in vantaggio”.
Come ha trattato le notizie sull’inchiesta della Procura di Milano?
“Io parlo di calcio, sono un tecnico e sono pagato per preparare al meglio le partite e trasmettere serenità e giusta motivazione. Sul 2-0 non ho fatto bene il mio lavoro e mi prendo la responsabilità ma cambia poco. Mancano tre punti e vogliamo chiudere il prima possibile”.
Come mai alcuni giocatori hanno riposato?
“Calhanoglu non stava bene, Dumfries non sta ancora bene. Pensavo di far fare qualche minuto a Bastoni perché ha fatto tre allenamenti con noi, per Lautaro è lunga. Non è mai semplice andare in certi campi in un certo momento della stagione dopo aver speso tanto. Magari sei avanti 2-0 e pensi sia tutto facile, hai tutto sotto controllo colpendo quando è servito, poi prendi il 2-1 per un errore in uscita e spuntano i fantasmi, arriva il braccetto. Poi spuntano gli episodi a sfavore e subisci una rimonta che poteva anche finire peggio”.
Darmian ha riconosciuto il tuo lavoro psicologico, che corde hai toccato a inizio stagione?
“Ogni essere umano può capire, anche io sono stato in qualche spogliatoio e so quello che si subisce, capisco qual è il pensiero di determinati giocatori, come vivono il contesto Inter. Bisogna abbracciarli di più, dire loro la verità, avere coerenza in ciò che si fa senza andare ad arretrare il pensiero o quello che si è cercato di fare dall'inizio. Tu ci provi da allenatore ma poi devi avere una risposta da parte di un gruppo che deve crederci, seguirti e alzare dal punto di vista umano quello che cerchi di fare. Sono stato fortunato perché i ragazzi si sono calati subito in quello che andava fatto, cercando di trovare l'orgoglio ed essere competitivi dall’inizio. Abbiamo fatto una stagione importante, vincendo se non sbaglio 25 volte e segnando oltre 100 gol comprese le Coppe; non era semplice ma è tutto merito loro. Abbiamo cercato di dare qualcosina e loro sono stati bravi ad assorbire quello che abbiamo cercato di fare”.