Chivu: "Rivincere? L'anno prossimo sarà peggio. Mercato, non parlo dei se"
Cristian Chivu è il primo protagonista del podcast di Ivan Zazzaroni 'Tutto in piazza' per il Corriere dello Sport. Una lunga chiacchierata nella quale il tecnico romeno ha ripercorso la sua stagione all'Inter, conclusa con un doblete storico, e non solo. Ecco le sue parole:
Hai vinto qualcosa quest'anno?
"No, per me poco, si poteva fare meglio. Sto scherzando (ride, ndr)".
Eri a Parma e giocavi per non retrocedere.
"Io alleno per vincere, non è andata male. Anzi".
Prima della chiamata dell'Inter cosa avevi chiesto al Parma?
"Avevo già pianificato tutto, si sapeva chi sarebbe andato via e i profili su cui puntare. Poi è successo quello che è successo. Ma non mi sono montato la testa, io ero abituato a cambiare la rosa nel settore giovanile, a valorizzare i giocatori".
Adesso devi vincere.
"Lo so, è cambiata la musica".
Rinnovo con l'Inter.
"Perché dovete parlare di contratti? Io sono felice, allenare l'Inter è gratificante. I capelli bianchi sono arrivati, è un anno e quattro mesi che dormo poco. Mia moglie non mi riconosce più, i miei figli li vedo solo a cena".
In autunno c'è stato un momento complicato..
"Per me no, le aspettative sono diverse ma la crescita l'ho sempre vista nel quotidiano. Se perdi una partita, qualche fantasma viene fuori e devi essere bravo a gestire certe situazioni. Fino a novembre ne avevamo perse tante per essere l'Inter, è vero, ma qualcosa si intravedeva".
So che non dormiva Ausilio in quel momento lì.
"Non lo so, lui si presentava ogni mattina tranquillo ad Appiano. Il sostegno non è mai mancato, né a me né alla squadra. E' stata una cosa determinante. Si parlava del fatto che non vincevamo mai gli scontri diretti, siamo stati bravi a non perdere punti con le altre".
Non era facile dopo la stagione precedente.
"Volevo un'evoluzione del gioco, a tratti l'abbiamo fatto bene. Poi non è facile avere continuità. Non volevo rivoluzioni, ma aggiungere cose. Non è stato semplice convincere il gruppo, volevo più pragmatismo. All'inizio sbagliavamo tanto sotto porta, non riuscivamo a buttarla dentro. Io odio speculare, le richieste all'intervallo erano quelle di essere dominanti. Basta un mezzo errore e prendi gol, poi magari non la recuperi. A Verona riuscimmo con un autogol al 93'.
I momenti dopo la scelta dell'Inter di affidargli la panchina.
"Cosa ho provato? È un bel misto di tutto. Devo essere onesto, non faccio il figo: all'inizio mi chiedevo se fossi in grado di farlo, di portare a buon fine la fiducia che mi è stata data in questa società. O se fossi stato in grado di gestire una determinata tipologia di calciatori. Perché un conto è allenare giovani ambiziosi, che hanno voglia di ascoltare; un conto è allenatore giocatori già evoluti. È difficile entrare nella loro testa, dire loro determinate cose e cosa devono fare. Devi avere la sensibilità giusta per farlo e non sapevo se fossi in grado. Sì, avevo allenato nel Settore giovanile e avevo allenato il Parma, dove i ragazzi sono stati meravigliosi. Ma erano anche in una situazione molto più complicata rispetto a quella dell'Inter. Poi, tutte quelle che sono le pressioni da fuori, quello che vuol dire allenare l'Inter, quello che si crea intorno a questa squadra da sempre, per un pareggio o per una partita persa a volte anche per niente. È stressante perché devi gestire tutto. Fare l'allenatore è la cosa più semplice, allenare e giocare la partita. La cosa complicata è gestire".
Hai cambiato anche a livello comunicativo.
"Volevo, ma ho dovuto adattarmi alla realtà. Ho una dignità, il calcio raccontato è diverso da quello giocato. Quando ero giocatore non mi piacevano alcune dichiarazioni di alcuni tecnici. Io ho voluto fare a modo mio, poi mi hanno dato del 'finto prete'. Leggo qualcosa, Gigi (Crippa, ndr) mi manda la rassegna stampa ogni mattina. Io non ho i social, ma i miei figli sì e qualcosa ho visto. Le energie le spendo per gestire il gruppo, il resto non mi interessa".
Bastoni ha cambiato Chivu?
"La cosa più difficile è che avevo fatto quella dichiarazione il giorno prima. Mi sono pentito di averlo detto. Avevo due scelte dopo Inter-Juve: difendere le mie parole o il mio giocatore. Ho scelto la seconda perché si era creata una situazione che andava oltre il calcio. Si può sbagliare, simulare, ma si è andati oltre. E' successo così perché tutti si aspettavano che non vincessimo con la Juve, sono girati un po' i maroni a tante persone".
Quanto ha sofferto questa cosa Bastoni?
"Tanto, però è stato bravo a non farlo vedere ai compagni, che gli sono stati sempre vicini. Mi hanno colpito i fischi a Lecce e a Como. Per me non è stata una simulazione, non è colpa né di Bastoni né dell'arbitro. Il VAR semplicemente non poteva intervenire. Da fuori, a tutti noi, anche alcuni giocatori della Juve, sembrava fallo netto. Meritava il giallo Kalulu? No, c'è la mano ma Bastoni esagera. Solo chi non ha giocato non capisce ciò che si vive a livello emozionale nel derby d'Italia. Mi ha dato fastidio che ex giocatori hanno parlato di questo episodio come se fosse una cosa vergognosa. Bluff o non bluff, sono cose che capitano da anni. Non ho mai visto una cosa così".
Gli infortuni di Lautaro.
"Ci è mancato tanto, sono stati bravi i ragazzini (Pio e Bonny, ndr). La mia paura era trovarmi a fare una gara con Pio e Bonny insieme, ma non perché non fossero in grado di giocare ma perché entrambi non hanno esperienza. E' capitato di doverli schierare nel derby, una situazione difficile da gestire. Abbiamo avuto più difficoltà del solito, anche perché il Milan ha alzato il livello vedendo due ragazzini".
Quanti giocatori servono per vincere la Champions?
"Tu parli di cambi, io di soldi. Nessuno ti dà garanzie che i soldi ti portano la vittoria. Però aiutano a tenere alto il livello di competitività".
Domani mattina, Marotta arriva e ti dice che ci sono 200 milioni di euro da spendere: quale giocatore vorresti?
"Noi ne abbiamo di bravi, poi è ovvio che c'è bisogno di inserirne di forti. Ce ne sono in giro, bisogna essere bravi a sceglierli, e noi lo siamo con i direttori sportivi e il reparto scouting. Manca qualcosa altro però... (ride, ndr)".
Quando hai capito di aver vinto lo scudetto?
"Dopo Como, il 4-3 in campionato. Sapevo che toglieva tanto alle inseguitrici che si aspettavano perdessimo dei punti. Invece abbiamo fatto sei su sei tra quella gara e quella prima con la Roma. A porte chiuse ho detto che era la gara scudetto. Siamo stati pragmatici a Como, non abbiamo speculato. Il cu.. ci vuole sempre. Loro hanno avuto un calo, spendono tanto nelle rotazioni. Hanno 7 numeri 10 in campo, portiere compreso. Abbiamo capito l'importanza di quella partita".
La differenza tra gestore e allenatore.
"Un allenatore è un gestore, a prescindere dal livello. Il piano garo lo faccio io, in base ai principi che hai dato alla squadra. Poi ogni tanto devi cambiare per come ti affronta l'avversario. Bisogna essere pronti a riconoscere le situazioni, poi sta alle conoscenze dei giocatori. E all'Inter, per fortuna, ho giocatori che hanno un grande livello".
Come cambia la preparazione durante i mesi?
"Bisogna essere coerenti con il gruppo, da settembre fino a gennaio non puoi allenare niente. Alleni solo i giocatori che non giocano, ma la parte tattica è difficile da fare, la fai alla vigilia ma senza fare troppo volume".
C'è qualche giocatore che ti ha suggerito qualcosa a livello tattico?
"No, è successo il contrario. Volevo cambiare cose che non mi piacevano. Ho imparato che i ragazzi non sono tutti uguali, è l'allenatore che deve cambiare i principi. Io mi sono dovuto adattare a loro".
L'allenatore che ti ha tramesso di più?
"Sono tanti. Un allenatore funziona in un gruppo, ma magari non funziona in un altro".
Quanto incide un allenatore?
"Tanto, parlando del piano gara e della lettura della stessa. Bisogna portare i giocatori pronti a livello mentale alla partita, cosa non facile contro le squadre piccole. C'è il rischio di un calo, lì arriva la bravura dell'allenatore".
Quanto parli prima, durante e dopo la partita?
"La riunione tecnica dura a volte 5 minuti, altri 10 o 15. All'intervallo posso essere calmo o incazzato, magari qualche pugno l'ho tirato. Post-gara non parlo ai giocatori, l'ho fatto una volta e mi è bastato. Dopo la Juve".
I derby persi.
"Ho rosicato zero. Per me è una partita di calcio persa, la cosa più importante è come reagisco alla sconfitta e cosa faccio nella gara successiva, anche perché non ti puoi permettere di andare a rosicare per una partita persa, non hai tempo. Lo so che i giocatori sono arrabbiati e incazzati, ma lo sono anch'io, però non vado a fare il figo di turno. Abbiamo perso una partita, basta,, si volta pagina e si riparte da zero. Funziona anche quando vinci, bisogna che le cose vadano così".
Quante multe hai dato?
"Ci sono delle regole, poi ci sono gli standard. All'Inter i giocatori sanno che non sono le regole che fanno diventare forte un gruppo ma i valori della società. Non faccio io le multe, Lautaro raccoglie i soldi".
Tu volevi Koné e Lookman che sono arrivati...
"Nelle altre squadre però (ride, ndr). La strategia di mercato è così: tu individui dei giocatori che credi siano funzionali alla squadra, all'idea di calcio che hai in mente. La bravura non è quando arrivano quei giocatori ma nell'adattarsi velocemente quando non arrivano".
Quest'estate però le cose sono cambiate? Chiedi qualcosa di più alla proprietà?
"Io chiedo a Pio e Bonny di fare più di dieci gol".
Marotta e Ausilio non ascoltano?
"No, ascoltano. Ma in questo momento non posso parlare dei 'se', io parlo di quello che ho".
Quanto sei felice ora?
"Sono felice che ci sono le vacanze, posso riposare e passare tempo con mia moglie. Dal punto di vista professionale zero perché so che l'anno prossimo sarà ancora peggio di quest'anno. Io sono sempre felice perché alleno una squadra che ho nel cuore per quello che è stato il passato. Io cerco sempre di trasmettere energia e motivazione".
L'infortunio alla testa.
"Sono migliorato, credo. Sono più premuroso coi figli, poi è ovvio che posso migliorare ancora. Per me era importante essere uomo, questa era la mia paura, non tanto smettere di giocare. Fortunatamente ho due figli, credo di essere sano di mente".
L'anno prossimo avrai ancora più capelli bianchi? Ti sei rovinato subito vincendo due titoli?
"Fa parte del gioco. Cercherò di fare di tutto per vincere, cosa che non è sempre possibile fare. Ciò che conta è avere l'ambizione di provarci. Se faremo il back to back saremo tutti contenti. Sappiamo tutti che non sarà semplice. Dobbiamo essere bravi a trovare la motivazione dopo la vittoria".