Derby d'Italia, errori gratuiti e comprensione dei momenti chiave: Inter-Juve si gioca sull'equilibrismo di Spalletti
Una vita fa, Juve e Inter davano vita a una partita pirotecnica finita 4-3 per i bianconeri. Era il 13 settembre, l’inizio di una stagione ancora indecifrabile per entrambe. I vinti, già reduci dalla depressione sportiva causata dalla debacle di Monaco, sembravano aver subito uno di quei ko da cui non ci si rialza più. Invece, quella batosta, paradossalmente, fu una benedizione, come sottolineò a caldo Alessandro Bastoni. Il fatto di essere arrivata all’alba di un’annata con mille punti interrogativi ha permesso all’Inter di accelerare il processo di reset con nuovi principi di gioco. Cristian Chivu stesso parlò di grande prestazione rovinata da alcune letture sbagliate nella comprensione dei momenti chiave della partita. Un problema che non è mai stato risolto in maniera definitiva da Lautaro e compagni che, comunque, pur inciampando spesso e volentieri nei big match, sono riusciti in sette mesi a essere in linea con tutti gli obiettivi fissati dal club. Primo posto con distacco sul Milan in campionato, semifinale di Coppa Italia e playoff di Champions League. Il famoso percorso a metà febbraio si può definire ottimo, ma è ovvio che vada trasformato in qualcosa di concreto e luccicante da mettere in bacheca a fine stagione. E, a tal proposito, il derby d’Italia sembra arrivare nel momento giusto per poter capire se la storia delle sfide di cartello bucate puntualmente dai nerazzurri possa trasformarsi nel messaggio più perentorio possibile da lanciare al campionato con una vittoria.
Risultato mai scontato, storicamente e statisticamente parlando, quando la Beneamata incontra l’arcirivale di sempre. A San Siro, domani, arriva una Juve completamente diversa da quella che all’andata era guidata da Igor Tudor. Dal 30 ottobre, sulla panchina bianconera siede Luciano Spalletti, uno di quei maestri il cui lavoro lo apprezzi nella quotidianità. Reduce dal fallimento come ct della nazionale, dove non è riuscito a incidere proprio per la natura par time del ruolo, Lucio nel giro di poco tempo ha plasmato la squadra a livello tattico dandole una forma ben diversa dalla versione precedente. La Juve ora appare dominante, mette spesso e volentieri sotto nel gioco l’avversario di turno creando occasioni con una facilità disarmante considerando il fatto che il centravanti è un oggetto misterioso. Non un fatto secondario, questo, perché obbliga la squadra a prendere rischi che, se ci fosse un attaccante che fa reparto da solo, molto probabilmente non prenderebbe. Non è un caso che nell’era spallettiana la Juve abbia lasciato per strada punti pesanti dopo prestazioni anche convincenti, macchiate da autentici regali donati agli avversari. La Juve primeggia nella classifica delle squadre di Serie A che concedono più tiri e più gol dopo un proprio errore, rispettivamente 24 e 9. Le cause possono essere legate alla tattica collettiva ma anche a sbagli di tecnica individuale, situazioni certamente da correggere per quel Luciano Spalletti che nella dicotomia tra giochisti e risultatisti si è definito recentemente un ‘equilibrista’. Tutto ciò che accadrà domani dipenderà da come le due squadre gestiranno il pallone: la Juve punterà a isolare i due esterni d’attacco sfruttando quella caratteristica che l’Inter ha già dimostrato di soffrire nei duelli sulla fascia. L’Inter dovrà rispondere con una costruzione da dietro che scavalchi la prima pressione per aprirsi il campo con i quinti e le mezzali. Andando, in alternativa, a ricercare la palla diretta per le due punte che se la vedranno con i due centrali. Copione che probabilmente verrà stravolto da un episodio, lì si capirà chi saprà reagire meglio a una situazione ricorrente. Per la Juve nell'intero campionato, per l'Inter negli scontri diretti.