Diluvio, incredulità, surrealismo e realtà: Moreo spaventa, poi l'Inter attiva la goleada e prova la fuga in una serata a due volti
Per vivere tante vite in pochi minuti, talvolta, basta davvero connettersi con un rettangolo verde e osservare i calciatori azionare le esecuzioni tecniche. Il primo tempo di Inter-Pisa è stato surreale. Una manifestazione di surrealismo che risuona nell'inno dell'incrdulità. I toscani giocano con coraggio, dominano la fisicità, governano l'impeto, sovrastano ogni briciola e travolgono la logica. Poi la sliding door ridefinisce i confini temporali di un presente incerto, di un passato recente nefasto e di un futuro tutto da scrivere. Per difendersi dall'incessante sovraesposizione di stimoli tocca reagire con l’istinto. Succede di tutto e anche di più nella Scala del Calcio, quando Sommer sbaglia un disimpegno non così complicato e lascia la porta sguarnita. Il livello di elettricità è altissimo, non si può spezzare perché quella è l'essenza dell'incontro. Incredulità tra i presenti perché serve sempre agire con razionalità, anche quando gli impulsi prendono il sopravvento.
MINUTI DAVVERO CLAMOROSI A SAN SIRO. Sefano Moreo, attaccante che ha sempre giocato in B, vive un sogno: non ci pensa due volte, scaraventa in rete una palombella mancina per l'esultanza sfrenata degli oltre 5mila pisani giunti a Milano. Il primo tempo continua a regalare grossi sconvolgimenti a sorpresa. Il Pisa mette in forte difficoltà l'Inter sul piano della fisicità (fattore preponderante per la squadra di Gilardino). Ed è proprio da corner che i toscani collezionano il bis. Ancora Moreo: stacco imperioso sul primo palo e raddoppio. L'universo sembra davvero capovolto: una neopromossa si trova sul doppio vantaggio contro il Biscione. Chivu vuole scuotere i suoi e pensa a un cambio, anzi, lo effettua senza pensarci troppo: dentro Dimarco per uno spaesato Luis Enrique. Passano tre minuti e l'episodio da sliding door diventa realtà: Dimarco viene intercettato dal miracolo di Scuffet, poi Tramoni apre le braccia e Zielinski si prende il rigore che trasforma calciando di potenza.
LA CONSUETA MANCATA CAPITALIZZAZIONE. L'inerzia cambia e bastano davvero pochissimi minuti a Lautaro per ritrovare la sua onnipotenza in area di rigore. Dall'incubo al pareggio... il passo è stato faticoso ma non così distante temporalmente. Le azioni proseguono e ci pensa Pio Esposito a spadroneggiare per il sorpasso. Un gol da hulk: tempismo perfetto e esultanza implacabile nel mostrare i muscoli. Il sorpasso diventa realtà. A inizio ripresa la spinta dell'Inter è costante e continua perché la proiezione è interamente incentrata sulla possibilità di realizzare il poker. Ma la consueta mancata capitalizzazione rende maggiormente complicata l'operazione. Alla fine, dopo tante peripezie alla ricerca della rete, arriva il gol di Dimarco, che bacia due pali e trafigge Scuffet. Sul viale del tramonto s'attiva anche Bonny, che concretizza il pokerissimo, prima del sesto centro di Mkhitaryan. Sei reti interiste dopo il grande spavento iniziale: tre punti fondamentali in una serata in cui è successo davvero di tutto.