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Esposito unica luce in una notte di tempesta artica. Chivu torna da Bodo con pensieri in più e Lautaro in meno

di Egle Patanè

Ritirare gli stendardi, la truppa si ritira e conta i caduti nella notte passata al grande freddo polare. Non c'è verso: per Bastoni e Barella l'incubo norvegese si ripropone e battere i padroni del nord per gli InterNazionali è diventato un nuovo tabù: anche con l'Inter l'esame in Norvegia fallisce miseramente e la squadra di Cristian Chivu torna a Milano dopo tre gol subiti in casa del Bødo/Glimt e una difficile, forse complicatissima, missione da tentare a San Siro nel match di ritorno di martedì prossimo. Impresa non impossibile grazie al gol di Pio Esposito che rende lo scarto meno tragico, ma i tre gol incassati saranno una scalata ripida che i vicecampioni d'Europa dovranno scalare se vogliono accedere alla fase ad eliminazione diretta in una Champions League dove hanno messo a referto la quarta sconfitta stagionale. I postumi del grande gelo artico però non sono finiti con il brutto verdetto del confronto contro la squadra di Kjetil Knutsene a rendere ancora più amara la sera del Aspmyra Stadion è l'infortunio di Lautaro Martinez. L'Inter torna da Bodo con qualche pensiero in più e un sorriso in meno sul volto di Cristian Chivu che dovrà fare i conti col grande deficit che la partita contro gli scandinavi ha provocato: l'affaticamento al polpaccio che ha costretto il capitano dell'Inter a lasciare il campo a Thuram sembra preoccupare l'allenatore che nel post-partita si è espresso con un pizzico di pessimismo. "Lautaro lo abbiamo perso, si è fatto male. È un infortunio abbastanza serio", ha detto spiegando sul problema muscolare che ha mandato ai box il capitano a due settimane e mezzo dal derby e il delicato ritorno col Glimt, senza contare Lecce e Genoa in campionato e Como in Coppa Italia. Cade il generale e anche la flotta che rimpatria con nuove dosi di cerotti da aggiungere ad una rosa che ha già perso Calhanoglu prima della partenza per la Norvegia per affaticamento muscolare al quadricipite della gamba destra e Frattesi fermato da febbre e gastroenterite. Un quadro che Chivu dovrà ricomporre in fretta per lo switch in campionato, dove ad attendere i nerazzurri c'è la trasferta a Lecce. "Poi penserà al ritorno a San Siro", Chivu dixit.

A proposito di cose dette, Alessandro Bastoni nel pre-partita aveva parlato delle condizioni climatiche e del campo, avvisando tra le righe anche i compagni: "Non saranno un alibi", aveva detto. Da alibi però il freddo e le condizioni a dir poco spaventose del manto erboso si sono trasformati in autentici problemi che hanno teso ai finalisti di Champions la trappola nella quale è incappato il Manchester City. Un campo pesante che comprensibilmente frenava la squadra di Chivu, chiamata a giocare su un manto erboso sintetico e quasi impraticabile, di certo pericoloso, fino a meno di un paio d'ore prima del fischio d'inizio. Non certamente unica causa della disfatta nerazzurra, la scarsa dimestichezza dei milanesi con il campo sintetico ha giocato l'assist perfetto ai ragazzi di Knutsene, passati in vantaggio al 20esimo minuto con Fet, perso da un brutto Mkhitaryan che in Norvegia sembra soffrire persino l'aria che respira: è quello che va più in affanno, è costretto a rincorrere e perde la bussola pur trovandosi quasi sempre nelle giuste posizioni. Sembra avere cera sugli scarpini e alla fine al 76esimo lascia il campo a Zielinski che in poco più di un quarto d'ora fa meglio di quasi tutto il centrocampo titolare. Se Mkhi è quello che ha sofferto di più, il collega di ruolo dal lato opposto, Sucic, non lo ha lasciato sfigurare e ha viaggiato alla sua stessa velocità. E anche la difesa non ha lasciato far parlare di sé con invidia e al contrario i due gol successivi della squadra di casa ne sono la lampante prova: con estrema facilità i ragazzi di Knutsene si sono imbucati facilmente nell'area 'riservata' davanti a Sommer, perforando la linea difensiva  per vie centrali peraltro e il crollo dei milanesi si consuma in tre minuti: al 61esimo Hauge, di forza, riporta in vantaggio la squadra di casa con un tiro all'angolino dopo un assist di Hogh che qualche minuto dopo cala il tris praticamente a porta vuota e rispedisce l'Inter in Patria con tanto a cui pensare, specie ad una strategia serrata che possa far pensare e portare ad un'impresa che i nerazzurri potrebbero anche riuscire a compiere ma non senza gli ingredienti migliori tra i quali, si sa, non ci sarà Lautaro.

Tra una brutta notizia e l'altra Chivu può però tornare con qualche nota di dolcezza che rende meno acre il ritorno a Milano e la fiammella che mantiene viva la speranza degli italiani è proprio il faro del futuro della Nazionale italiana: Pio Esposito. Il 95 dei milanesi ha sottoscritto il settimo gol stagionale tra campionato, Champions e Coppa Italia, mettendo momentaneamente in pari un risultato che dieci minuti prima Fet aveva portato dalla sua, parte prima di essere trascinato anche lui nel tracollo del secondo tempo che ha di fatto disintegrato quanto di buono i nerazzurri erano riusciti a fare nel primo tempo. Oltre al danno anche la beffa, ma un altro debole sorriso Barella e compagni lo raccolgono dal lontano San Siro dove i cugini del Milan hanno recuperato il match con il Como ed eliminato il fastidioso asterisco, ottenendo soltanto un pari che dà sì un leggero rinforzo alla rincorsa sull'Inter capolista, ma senza premere troppo sull'acceleratore. Solo un punto per la squadra di Allegri che si fa espellere per un altro brutto episodio all'italiana che farà discutere e l'Inter potrà approfittarne al Via del Mare già sabato per allungare ulteriormente la falcata e ritrovare il giusto spirito prima di una gara di ritorno che necessiterà sì, attenzione in più, ma altresì gioverà di condizioni meno estreme, di sicuro meno avverse.


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