Gravina, frecciata a Esposito e non solo: "Ho tirato un rigore alto e uno sulla traversa. Mi dovevo allenare di più..."
La terza mancata qualificazione al Mondiale da parte dell'Italia ha costretto alle dimissioni Gabriele Gravina. Intervistato dal Corriere della Sera, però, l'ex presidente della FIGC manda una frecciata anche ai calciatori che hanno sbagliato i rigori decisivi contro la Bosnia, ovvero Pio Esposito e Bryan Cristante: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…", dice con sarcasmo durante l'intervista.
Perché si è dimesso?
"Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…".
Si spieghi meglio…
"Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione".
Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?
"Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati".
Quale deve essere l’identikit del suo successore?
"Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno. È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile".
Avrebbe un suggerimento da dare al futuro presidente?
"Serve unità d’intenti e anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli".
Già, la politica: perché tenta sempre l’invasione di campo?
"Una domanda che non va fatta a me. Abbiamo 1 milione 400 mila tesserati e un grande seguito di tifosi. Una realtà che può alimentare qualche sospetto. Lo sport ha un ruolo e una dimensione fondamentale nella società e merita rispetto anche quando si perde, non solo quando si vince".