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Il pensiero di Stramaccioni sintetizza il disastro arbitrale. Abisso è il simbolo della mancanza di coerenza

di Fabio Costantino

"Non è rigore, ma finora li hanno concessi". Il parere di Andrea Stramaccioni dopo Fiorentina-Inter sintetizza perfettamente quanto sta accadendo intorno ai nerazzurri dal punto di vista arbitrale. Innanzitutto, è corretto scindere questo tipo di valutazioni dall'analisi delle recenti prestazioni della squadra di Cristian Chivu, assente al Franchi per squalifica. Il periodo è negativo, i giocatori hanno perso lo smalto di qualche settimana fa e non riescono a esprimersi come vorrebbero. In più l'assenza di Lautaro Martinez, leader tecnico e caratteriale, si è fatta sentire ben oltre le peggiori aspettative. In poche parole, non è la stessa Inter che era volata a +10 con pieno merito.

C'è poi l'altro argomento che non si può ignorare: la gestione arbitrale. Che sia una stagione discutibile, per usare un eufemismo, per la squadra 'allenata' da Gianluca Rocchi è evidente. Probabilmente la peggior annata negli ultimi anni: errori su errori, valutazioni opinabili e scarsa personalità sia in campo sia nella sede di Lissone. Tutte le squadre, a turno, hanno più di una ragione per lamentarsi ma questo non significa che alla fine tutto si compensa tra vantaggi e svantaggi. Rimanendo in casa nerazzurra, dopo il controverso episodio in Inter-Juventus tra Alessandro Bastoni e Pierre Kalulu, sono accadute situazioni che definire strane è il minimo sindacale, con la sensazione che chi fischia debba anche inconsciamente riparare a quel torto talmente discusso dal punto di vista mediatico. Una sensazione, ci mancherebbe, suffragata da quanto accaduto nelle settimane successive. Il fallo di mano di Samuele Ricci al 95' di Milan-Inter, il contatto da rigore tra Giorgio Scalvini e Davide Frattesi nel finale di Inter-Atalanta e il fallo di mano di Marin Pongracic di ieri in Fiorentina-Inter sono tutti episodi che, se valutati in un certo modo, avrebbero potuto permettere alla capolista di ritrovarsi con 5 punti in più in classifica (e il Milan, di conseguenza, con 2 in meno). Ovviamente i rigori vanno anche segnati e questo è tutt'altro che scontato, ma non è questo il punto su cui focalizzarsi.

Al di là dell'episodio contro i bergamaschi, che è rigore a tutte le latitudini e longitudini ed è un errore grave di Gianluca Manganiello (campo) e Rosario Abisso (VAR), nei falli di mano sopra citati si è scelto di non intervenire. Decisione legittima se il regolamento lo prevede, il problema è proprio l'interpretazione dello stesso. Tornando alle parole di Stramaccioni, in situazioni analoghe i direttori di gara, supportati da chi era a Lissone, hanno sanzionato la massima punizione. Non solo analoghi, anche meno evidenti come accaduto sabato allo Stadium in Juventus-Sassuolo (immagini poco chiare e penalty assegnato senza troppe riflessioni). Nella fattispecie, l'arbitro Matteo Marchetti aveva lasciato correre, salvo essere convocato al monitor dal VAR Abisso, lo stesso che non aveva invitato a rivedere le immagini Daniele Doveri nel derby. Ecco, proprio l'arbitro palermitano è probabilmente uno dei simboli di questa enorme problematica legata alla gestione di Rocchi: decisioni diverse in situazioni simili. Ovvio che ci si chieda come mai non ci sia coerenza nelle decisioni sia tra arbitri diversi sia nello stesso arbitro da una partita all'altra ed è altrettanto ovvio che i tifosi e gli addetti ai lavori storcano il naso e si facciano delle domande. Ora è il turno dell'Inter, che nelle ultime tre partite non solo ha visto ridursi il proprio vantaggio sulle inseguitrici, ma ha aumentato il proprio disappunto per il modo in cui la squadra arbitrale di turno ha valutato episodi controversi, optando sempre per la versione contraria ai nerazzurri.

Un malumore che si accompagna a quello per le prestazioni della squadra, non all'altezza di quanto mostrato fino a poche settimane fa. Ma se un calo di forma è anche comprensibile, non lo è il metro arbitrale utilizzato che ha contribuito a scrivere la classifica attuale e gettato parecchie ombre sulle modalità con cui vengono prese determinate decisioni che si contraddicono da giornata a giornata di campionato. Se è vero, ed è vero, che il VAR nasce per correggere chiari ed evidenti errori, è giusto che intervenga solo in queste circostanze. Ma deve essere così per tutti. Invece l'uso che viene fatto è praticamente una moviola in campo che non corregge errori macroscopici, ma va a cercarli con la lente d'ingrandimento e poi li valuta in modo del tutto personale, interpretando il regolamento. Sarà una banalità, ma se ci fosse coerenza anche le lamentele di chi si sente danneggiato diminuirebbero, perché come nelle aule di tribunale la legge sarebbe la stessa per tutti. Ma mancando questo passaggio chiave, è scontato ritrovarsi nel pieno di un disastro arbitrale che influenza la classifica più delle giocate dei campioni. Non è un caso se lo stesso Beppe Marotta nelle scorse ore abbia auspicato maggiore uniformità quanto meno sin dalla prossia stagione.


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