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In due è amore, in tre una festa. Ma a festeggiare è solo l'Inter. E ora testa al Napoli... dalla testa della classifica

di Egle Patanè

È stato ancora un incrocio a tre, ancora una volta tra Inter, Napoli e Parma e mentre i nerazzurri di Cristian Chivu, alla sua prima da ex allenatore, scendono sul campo del Tardini, gli azzurri di Conte uscivano dal prato del Maradona dopo un pareggio per 2-2 in rimonta col Verona che aveva inflitto qualche freddura ai partenopei, salvati poi da McTominay e Di Lorenzo. Il pari del Napoli è stata la ciliegina sulla torta dei milanesi già carichi e, probabilmente ancora sin troppo memori dell'ultima visita nella città ducale, dove anche in quel caso finì in rimonta per 2-2 ma ai danni di un'Inter che disseminava punti in campionato e che Cristian Chivu lo aveva sì, ma seduto sulla panchina di fronte. Un ricordo ancora troppo vivido per non condire di un pizzico di adrenalina e mordente in più un comeback nella città emiliana, avvolta da nebbia, freddo e tanto grigio, protagonisti in una notte dallo scenario cupo ma dal risultato allegro per i vicecampioni d'Italia che tornano a Milano con tre punti, quattro in più del Napoli proprio in vista del faccia a faccia di domenica prossima. E se in due è amore e in tre una festa, nel ménage à trois della 19esima giornata a festeggiare è solo l'Inter.

A prendersi la scena sono proprio i figli di Parma: di nascita o per adozione, per più o meno tempo, ma pur sempre figli della città dai svariati sapori. A sbloccare la serata è Federico Dimarco negli ultimi giri d'orologio del primo tempo e dopo aver splendidamente servito Lautaro, che non è riuscito a far esultare gli interisti nel settore ospiti, fa da sé e spacca quel fastidiosamente ingeneroso 0-0 che fino a quel momento aveva imbrigliato la squadra ospite in un gioco dominante ma infruttuoso. Ma anche a dado tratto l'Inter ha da soffrire e la posizione del 32 di Chivu è dubbia: il pallone di ritorno di Esposito sembrerebbe mandare in offside l'esterno italiano, ma in sala VAR sciolgono gli interrogativi e convalidano il gol del vantaggio dell'Inter, sottoscritto da uno degli ex della serata. La gara prosegue senza grosse sorprese anche nel secondo tempo, quando la squadra di Cuesta scende in campo con un tantino di aggressività in più e qualche timido accenno di propositività che fanno a sportellate con un granitico Akanji in primis, ancora una volta in versione super, un ottimo Carlos e un grande Bisseck. Chiamati alla difesa di Sommer, il trio arretrato ha giganteggiato e se lo svizzero è salito in cattedra mandando in versione migliore di sé, poco è mancato a Carlos Augusto e allo stesso tedesco che anche stavolta è andato vicino al gol e ha peraltro propiziato il match con una traversa che grida ancora giustizia. Per un ex che segna, uno vive l'illusione di farlo e se Dimarco sblocca, Bonny (entrato al posto di Lautaro) raddoppia (e non esulta, ndr). Ma il VAR questa volta spira nella direzione opposta rispetto alla decisione sulla prima rete e la annulla. Tocco di braccio di Marcus Thuram, (entrato al posto di Pio Esposito) nell'azione che porta al gol del 14 di Chivu, che vanifica gli sforzi di Barella e Bonny stesso che riceve dal compagno subentrato al 69esimo al posto di Sucic. Il 23 dell'Inter è difatti rimasto a sedere mentre gli altri si posizionavano sulla griglia di partenza per assaporare un po' di riposo in vista del Napoli. Duro come un nuraghe, il centrocampista ex Cagliari tenta di aggiornare il tabellino e una volta neutralizzato l'assist per il gol di Bonny - annullato -, ne serve un altro. Da un figlio calcistico di Parma, del quale si è 'innamorato' Cristian Chivu, 'reo' di averlo strappato proprio ai ducali per trascinarlo con sé nella Scala del Calcio, ad un altro figlio del capoluogo emiliano di fatto. 

Marcus rompe, Marcus aggiusta. Il braccio largo e la posizione scomposta non aiutano la classe arbitrale nella lettura del tocco al momento dell'on field review che con buona pace di Thuram e gli interisti in generale porta all'esito negativo per i lombardi e positivo per i padroni di casa che tornano immediatamente in partita con un solo gol di svantaggio. Il sospiro di sollievo però dura pochissimo e qualche minuto dopo è - appunto - il figlio di Parma per eccellenza, nonché figlio d'arte di uno dei più illustri della storia del club gialloblu, a riportare l'Inter avanti due volte. È ancora una volta la caparbietà di Barella a fare la differenza ed è ancora un suo passaggio a regalare all'Inter il pallone che permette al Tikus di trafiggere Corvi e suggellare la sesta vittoria consecutiva in campionato. Lui rompe, lui aggiusta e continua a tenere alto il trend del 100% di realizzazione contro il club della sua città natale: in tutti i match finora giocati contro il Parma, l'ex Gladbach è difatti sempre andato a segno. Entrato al 69esimo, il francese risulta ancora decisivo dalla panchina e con la solita freschezza che lo contraddice aggiunge peso al risultato, rendendolo più difficile da 'rubare' o da beffare. Con la complicità del tempo, quasi terminato, il 2-0 firmato da Thuram non lascia grosse speranze ai ragazzi di Cuesta che tornano a Collecchio con qualcosa di buono da cui ripartire: la soddisfazione di aver tentato di rendere dura la vita all'Inter aggredendola, specie nel secondo tempo e sotto di un gol, reazione non scontata e banale, contro una squadra "molto, molto, molto forte" per citare lo stesso allenatore spagnolo.

Squadra forte che spezza il tabù Tardini, stadio mai semplice da espugnare, come ben sa - e ammette - Chivu nel post-gara, quando si è anche tolto qualche sassolino dalle scarpe e lanciato con tanto di tiro con la cerbottana in direzione Como ma non solo. E ora... testa al Napoli? Certo. Ma prima, lasciate dire a questa Inter (e a Chivu): testa al Napoli sì, ma anche e soprattutto in testa al Napoli... e alla classifica. 


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