Kamate, da titolare a sorpresa a MVP con il Torino. Chivu guarda le Under, per la gioia di proprietà e dirigenza
Il mercato, come ha ammesso recentemente Cristian Chivu, è 'bastardo'. La finestra invernale alla fine non gli ha consegnato ciò di cui aveva bisogno e senza battere ciglio l'allenatore romeno andrà avanti con il materiale umano che ha. Coinvolgendo tutti per far fronte a un calendario sempre più fitto e potenzialmente sfiancante.Mercoledì sera allo U Power Stadium di Monza l'Inter ha ottenuto la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia battendo il Torino con una formazione a dir poco sperimentale, che ha visto titolari persino due ragazzi della U23 di Stefano Vecchi. Inizialmente l'unico coinvolto dall'inizio sarebbe dovuto essere Matteo Cocchi, con Federico Dimarco in tribuna. Poi, però, l'indisponibilità dell'ultimo minuto di Matteo Darmian ha concesso una chance anche a Issiaka Kamaté, classe 2004, riportato a casa dopo le esperienze in Portogallo e a Modena, grazie alla nascita della seconda squadra che ha permesso a giocatori come il francese di rimanere in orbita Inter senza andare necessariamente a fare esperienze altrove. E di mettersi a disposizione della prima squadra in caso di necessità.
Il 21enne di Aulnay-sous-Bois è uno dei punti di riferimento della squadra di Vecchi, che bene si sta disimpegnando in Serie C. Prima di mercoledì sera, in 26 presenze per lui 5 reti e 3 assist, ma soprattutto la sensazione che possa dominare le partite quando è in giornata. Centrocampista offensivo, a volte esterno d'attacco, Kamaté ha imparato a giocare anche esterno tutta fascia a piede opposto, privilegiando inevitabilmente l'accentramento quando in possesso palla. Quello che spicca nelle sue giocate è la sfrontatezza nel cercare sempre l'uno contro uno, a volte troppo, ma sempre con rapidità ed eleganza. In questa stagione il francese ha imparato anche a essere più concreto e meno lezioso, adattandosi al ruolo che prevede anche spirito di sacrificio. Certo, per rispettare pedissequamente il manuale del quinto perfetto la strada è ancora lunga, ieri a Monza si è concesso diverse pause tattiche e difensive ma la serenità mostrata ogni volta che era in possesso del pallone fa ben sperare. Nessuna speculazione, sempre sguardo avanti e tentativo di puntare l'avversario in condizioni ideali. Proprio come accaduto al 35', quando puntando Rafael Obrador e cercando il fondo, con il piede 'sbagliato', mette sulla testa di Ange Bonny il pallone del vantaggio nerazzurro. Una prova di maturità.
Anche i numeri certificano una prestazione molto incoraggiante di Kamaté, all'esordio in prima squadra: un'occasione creata, 94% dei passaggi riusciti, 100% dei dribbling riusciti, 5 palloni recuperati (non male...), il 57% degli uno contro uno vinti. Non a caso, per valutazione è stato il migliore in campo con 8,2. In estrema sintesi, un esordio soddisfacente che sicuramente rappresenta un'iniezione di fiducia per il ragazzo in vista del prosieguo della stagione con la U23, sperando di poter essere convocato in prima squadra in altre circostanze. Sicuramente Chivu lo tiene d'occhio, così come osserva tutti i ragazzi a disposizione di Vecchi e quelli della U20 di Benny Carbone, per la gioia della proprietà e della dirigenza che ha accettato la sfida della seconda squadra proprio perché possa diventare un bacino da cui attingere in situazioni di emergenza, con ovvi vantaggi finanziari. La Juventus ha aperto questa strada, ma l'ha fatto in stagioni in cui l'obiettivo era il piazzamento Champions. L'Inter mira più in alto, ma questo non significa che possa essere finalmente abbattuto il muro che storicamente separa la prima squadra dai giovani del vivaio.
Cocchi e Kamaté non sono gli unici giovani che promettono bene.