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Lautaro: "Se non mi cacciano chiudo all'Inter. Per raggiungere Meazza serve che..."

di Antonio Di Chiara

Dopo l'accoppiata conquistata con l'Inter, vincendo Scudetto e Coppa ItaliaLautaro Martinez si è concesso alla Gazzetta dello Sport per una lunga intervista. "Un regalo per il Doblete? Niente di particolare. Il regalo è il prossimo obiettivo da raggiungere. Il Mondiale? Magari. Mi sono preparato per arrivarci al top". Una competizione a cui, racconta l'argentino, non potranno andare i genitori per ragioni di lavoro. Sono invece arrivati in tempo per i festeggiamenti al Meazza di domenica scorsa. 

"Il messaggio più bello ricevuto? Da mia nonna, che non sta bene: mi ha fatto emozionare. Quando ero piccolo, puliva la scuola dove studiavo e io l’aiutavo per farla finire in fretta. Mi spiace che ora siamo distanti. Il doblete è dedicato a lei". Lautaro racconta poi dell'infanzia, del padre meccanico poi reinventatosi infermiere mentre giocava nella B argentina. La madre colf. "Se ci ripenso, sorrido. Ero felice. Felice così. Ho imparato grazie ai miei genitori l’umiltà e il rispetto che ora sto trasmettendo ai miei figli". A 15 anni la scelta tra basket e calcio ("Non c’era granché da decidere, ero più adatto al calcio") e il trasferimento da Bahia Blanca ad Avellaneda, al Racing. "Ho percepito la malinconia. È dura quando sei un ragazzino e non hai nessuna persona cara accanto. Per di più, il mio fratello più grande, Alan, ha avuto qualche problema di salute e io non ero sereno. Per fortuna fu mio padre a darmi la forza".

Dal passato al presente: l'Inter. "Chiuderà la carriera qui? Sicuramente vorrei. Non ho ancora le chiavi di Appiano, ma quasi... Con la mia famiglia siamo felici, abbiamo anche un ristorante, i bambini vanno a scuola e hanno i loro amici. Oggi per me è difficile immaginarmi da un’altra parte. Nel calcio non si sa mai, ma se non mi mandano via io rimarrò qui. I record? Dico la verità: non so nemmeno quanti gol ho segnato. So che sono terzo nella classifica di sempre dell’Inter e stop. Non è una cosa che guardo. Raggiungere Meazza? Sarebbe bello perché Meazza è la Storia, dell’Inter e di Milano. Potrei farcela ma devo ricominciare a tirare i rigori (ride, nda)". 

Nel frattempo è già da annil il capitano. "È qualcosa che hai dentro. Non la alleni. Devi avere la personalità, la leadership. E devi essere da esempio. Però un capitano non è niente senza il gruppo. Posso dire che nell’Inter ce n’è uno fantastico, perché tutti hanno la mentalità vincente". Non manca una risposta a Mourinho riguardante i giocatori di questa Inter che giocherebbero in quella del Triplete. "Ognuno ha le sue idee. Per me non ha molto senso paragonare calciatori di epoche diverse. Quello di oggi il Lautaro migliore di sempre? Certamente, perché mi sento molto felice e sicuro quando gioco. Prima non era così. Ho avuto tanti problemi personali, soprattutto fuori dal campo, prima che nascesse mia figlia. E la terapia mi ha aiutato, per esempio a gestire i momenti in cui non facevo gol. Lì ho capito che avevo bisogno di supporto, perché mi stavo infilando in un tunnel. Anche oggi continuo ad essere seguito dallo psicologo della società. Mi ha sostenuto nei 46 giorni di infortunio, che non sono stati semplici". 

Un tunnel in cui ha rischiato di finire anche l'estate scorsa. "Dopo la finale di Champions no, dopo il Mondiale per club sì. Ho pensato a molte cose, ho sofferto molto. Non dico di aver chiesto di andare via, ma dentro di me percepivo la sensazione che se fosse arrivata un’offerta importante forse... Ero devastato. Da quello stato d’animo nasce l’intervista successiva all’eliminazione con il Fluminense. Sono uscito, ho infilato la maglietta e ho detto quello che pensavo. Volevo condividere quello che avevo visto nello spogliatoio. Da capitano era doveroso. Poi sono andato in vacanza e per tre settimane non mi sono allenato, ho mangiato e basta. Infatti al rientro pesavo un po’ di più... Aver parlato in pubblico ha fatto rumore. Ma ce l’avevo anche con me stesso, perché non ero esente da colpe. Poi Chivu ci ha dato una mano, portando aria nuova. Senza nulla togliere a Simone, che ci ha fatto vivere quattro anni meravigliosi". 

Nessun dubbio sulle qualità del tecnico. "L’ho chiamato subito. Non avevo dubbi che avrebbe fatto molto bene. Lo conoscevo dalle partitelle che facevamo ad Appiano contro la sua Primavera: sembrava un predestinato. L'eliminazione col Bodo? Io volevo andare avanti in Europa. Non è stato un vantaggio. Magari giocando meno hai più energie, ma se lotti su ogni fronte hai sempre la mentalità giusta per le partite". 

Si parla anche del "collega" Thuram. "Marcus e io ci siamo capiti piano piano. È un ragazzo solare, speciale. Io sono quello serio. Ci completiamo, anche nei caratteri. Chi è il miglior centravanti del mondo? Harry Kane. Lo metto anche davanti a Haaland per come controlla la palla, per come lega e legge il gioco, per i colpi di testa. Un fenomeno". 

Infine uno sguardo al futuro. Lautaro assicura che non rimarrà nel calcio, "che è un ambiente che non mi piace. Non sentirete più parlare di me: sparirò".


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