Marotta: "Contro Bastoni un linciaggio vergognoso, non lo merita. Non ci sono gli estremi perché vada via"
Passa moltissimo questa sera da San Siro, dove l’Inter, a secco di vittorie da qualche settimana, deve rilanciare la propria corsa ora che il campionato è in dirittura d’arrivo e le inseguitrici qualche speranza di ribaltone continuano a nutrirlo. Lo sa bene il presidente nerazzurro Beppe Marotta, che ai microfoni di DAZN presenta il match coi giallorossi e garantisce sulle volontà del gruppo di Cristian Chivu. Con parentesi anche sulla disfatta della Nazionale di martedì.
Con una vittoria si può affrontare a cuor leggero il risultato di domani al Maradona.
“Mancano ancora otto partite, 24 punti sono tanti. Però la vittoria darebbe più stimoli e sicurezza alla nostra squadra, per cui è importante fare risultato pieno. Siamo però ancora in una fase interlocutoria, anche chi lotta per la salvezza deve lottare fino in fondo. Sarà entusiasmante, qualunque partita che giochi devi avere grandi motivazioni”.
Come state lavorando per gestire Bastoni e ridargli fiducia?
“Intanto è vergognoso che Bastoni sia esposto a questo continuo linciaggio come se fosse colpevole di chissà cosa. L’eliminazione dai Mondiali ha origini più lontane, ma al di là di questo un ragazzo della sua età non merita questo trattamento. Si sbaglia nella vita, invece in Italia dobbiamo diventare tutti psicologi, esperti di calcio, senza sapere con che uomo e con che professionista si ha a che fare. Ha sbagliato, lo abbiamo riconosciuto tutti; ma è normale incappare in una cosa del genere per un ragazzo della sua età. Detto ciò, Bastoni è un patrimonio dell’Inter e del calcio italiano e tale lo consideriamo. Leggevo che per lui è quasi obbligatorio lasciare questa maglia, ma non ci sono questi estremi. Poi, come per tutti i giocatori, saranno questioni che affronteremo più avanti”.
Lei che è il presidente della capolista, può dirci da cosa e da chi deve ripartire il calcio italiano?
“Sarebbe lungo parlarne. La rassegna stampa di questi giorni era molto corposa, tutti si improvvisano esperti di calcio che è un fenomeno sociale. Da una parte la politica, dall’altra gli esperti di calcio. Questa crisi va portata ad una dimensione più ampia, dal 2006 non siamo più competitivi anche se abbiamo vinto un Europeo. Le cause possono essere tante, ci vorrebbe un dibattito lungo. Credo che oggi manchino i talenti: come mai il Friuli Venezia Giulia, la terra di Zoff, Capello e Collovati, oggi non produce più? Bisogna andare indietro e capire cos’è il gioco del calcio, capire perché mancano i giovani. Vorrei un confronto non litigioso, seguendo una strada unica per tutti”.