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Marotta: "Scelto Chivu per la cultura della vittoria. Andrò via prima io di lui"

di Fabio Costantino

Nel pieno della festa per la vittoria matematica del 21esimo Scudetto, il presidente dell'Inter, Beppe Marotta, parla ai microfoni di Sportmediaset dispensando elogi a tutti i protagonisti di questa stagione:

Presidente, ci dà il titolo a questa stagione dell'Inter?
"Il titolo è 'Avventura straordinaria', perché è qualcosa che non avevamo preventivato pur essendo consapevoli che l'Inter è obbligata a lottare per qualsiasi obiettivo. Vittoria di Chivu e della squadra, noi come società lo abbiamo scelto e supportato, grazie anche alla delega da parte della proprietà che si è dimostrata lungimirante ma soprattutto ha un pregio, quello di delegare noi per operatività e gestione. Questa è una prerogativa molto importante in una proprietà".

Quanto è stata importante la coesione interna?
"La società e tutti i dipendenti hanno dato un grande contributo, ma se ci riferiamo al management devo dire, per dare merito ai miei collaboratori, Ausilio, Baccin, Zanetti, che questa dirigenza ha vinto 3 scudetti negli ultimi 5 anni con tre allenatori diversi: Conte, Inzaghi e Chivu. Questa non è una cosa da poco. Noi siamo vicini alla squadra tutti i giorni, cerchiamo di essere sempre uniti, di dare compattezza, sicurezza. E insieme al valore di allenatore e giocatori si è arrivati a vincere lo scudetto a 3 giornate dalla fine con ben 12 punti di vantaggio. Un aspetto molto importante".

Come si è arrivati a mettere Chivu sulla panchina nerazzurra e quanto orgoglio c'è considerando che è un allenatore made in Inter?
"Quando Inzaghi, come ha raccontato, ha deciso il martedì dopo Monaco di provare esperienze diverse, noi nel giro di un giorno abbiamo scelto Chivu. Abbiamo utilizzato quello che è un valore importantissimo, il coraggio insito in tutti i manager. Abbiamo analizzato il profilo, che è quello di una persona, di un giocatore e di un allenatore con la cultura della vittoria, avendo conquistato il Triplete con l'Inter, essendo stato capitano dell'Ajax a 21 anni, avendo vinto lo Scudetto con la Primavera e avendo salvato il Parma la scorsa stagione. In lui c'erano tutte le caratteristiche per sostenere che fosse il profilo giusto per noi e l'abbiamo scelto con assoluta tranquillità e sicurezza".

Un po' però vi ha sorpresi.
"Assolutamente, non immaginavo potesse arrivare a vincere un campionato con questa facilità e a raggiungere una finale di Coppa Italia. C'è il piccolo puntino nero della Champions ma capita, l'anno prossimo cercheremo, e cercherà lui stesso, di migliorare le performance".

C'è quindi la volontà di andare avanti insieme.
"Quello è scontato, magari andrò via prima io di lui. Credo sia l'allenatore adatto per fare un ciclo lunghissimo nell'Inter.".

Per concludere, può lanciare un messaggio ai tifosi sulla posizione dell'Inter nell'inchiesta arbitri?
"Intanto ringrazio tutti i tifosi perché contro il Parma sono stati il 12esimo uomo in campo, un supporto eccezionale. Non posso che ripetere quello che ho dichiarato a Torino domenica scorsa, vale a dire che noi non abbiamo mai fatto elenchi di arbitri graditi o non graditi. Siamo una società corretta, leale, per cui non abbiamo nulla da temere e i nostri tifosi possono e devono stare tranquilli".


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