Marotta: "Teniamo alla Coppa Italia, abbiamo già un palmares ricco"
Arrivato nella location della Charity Gala Dinner organizzata da Lega Serie A a sostegno dell'AIRC alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter, il presidente nerazzurro Beppe Marotta si sofferma a parlare coi cronisti presenti di questa importante sfida, ma non solo. Ecco le sue parole:
Cosa lascia l'incontro di oggi con Mattarella?
"Non fa altro che dare sicuramente uno stimolo in più in un contesto bellissimo, in uno stadio sold out contro una squadra blasonata".
Quanto conta nell'ottica di questa stagione fare il Doblete?
"Sicuramente la Coppa Italia è una competizione romantica e affascinante alla quale teniamo molto. Abbiamo un palmares molto ricco di vittorie, siamo arrivati in finale con merito e vogliamo portarcela a casa".
Da Conte a Inzaghi fino a Chivu avete sempre vinto qualcosa, il fatto di poter conquistare la Coppa Italia che motivazioni dà per mantenere l'Inter ad alti livelli?
"Credo che i valori più importanti che abbiano contraddistinto il nostro cammino siano due, l'umiltà e il coraggio. L'umiltà va di pari passo con la cultura del lavoro, il senso di appartenenza; il coraggio è quello di aver fatto una scelta che non aveva tanto consenso ma che è stata razionalmente valutata che è quella di aver affidato la squadra ad un tecnico emergente come Cristian Chivu, che ha portato la squadra alla vittoria del campionato e alla finale di Coppa Italia".
L'Inter non è coinvolta, ma cosa pensa della diatriba legata allo spostamento delle partite che valgono la Champions di lunedì?
"Questo è un fatto particolare, straordinario. Era da anni che non si arrivava a far sì che le ultime due giornate diventassero fondamentali. È il bello del calcio e dello sport; è altrettanto strano che si giochi un derby di Roma in concomitanza con gli Internazionali ATP di tennis, che si giocano a poche centinaia di metri. È un tema delicato di ordine pubblico, non sta a me entrare nel merito; spero si risolva".
Malagò domani annuncerà la sua candidatura alla presidenza FIGC, è un momento decisivo dove si può parlare di cambiamento?
"Cominciamo a dire che i grandi problemi del calcio nazionale sono stati di carattere sportivo, non c'è stato default economico. Su questo aspetto bisognerà concentrarsi nel futuro, perché bisognerà affidare queste responsabilità a chi ha competenza ed esperienza. Oltre che garantire delle strutture alla base perché i ragazzi possano giocare con strutture e maestri adeguati. Oggi ci sarà un candidato come Malagò, ma questo discorso deve coinvolgere il movimento calcistico ed andare di pari passo con la politica. Mi rende triste la litigiosità che vedo, mettiamola da parte su tutti i fronti per stilare un programma che sia condiviso e che possa portare la nostra Italia il più in alto possibile".