Meravigliosamente Lautaro: un colpo accademico per la definizione della realtà nerazzurra
C'è un solo modo per definire i contorni della continuità: vincere e conquistare altri tre punti. Dopo l'affermazione di misura contro il Lecce, ecco che l'Inter scende in campo a Udine, contro una formazione che nel girone d'andata ha sconfitto i nerazzurri. Per gli avvii brucianti telefonare in casa Inter: la squadra di Chivu sa sempre partire forte e anche a Udine vuole mettere in chiaro le proprie intenzioni battagliere. Certificati di potenza, uno dietro l'altro: la creazione di opportunità è immediata perché Lautaro si divora la rete del vantaggio calciando addosso a Okoye. E' solo il prologo del vantaggio: Zielinski verticalizza per Pio Esposito che fa ciò che gli riesce meglio (sponda di prima intenzione), Lautaro taglia in due con una finta il diretto avversario, poi attende quell'attimo in più per prendere la mira, far spostare il portiere e depositare un vero e proprio colpo da biliardo. Una rete fantastica, per esecuzione tecnica e lucidità cognitiva. Il classico gol da far vedere alle scuole calcio.
TRA DIFESA ALTA E FISICITÀ. Runjaic chiede una sola cosa ai suoi giocatori: linea alta. Avanzamento progressivo, ma talvolta rischioso. Perché lasciare 50 metri di campo aperto all'Inter non è mai una bella idea (chiedere al Como per informazioni dettagliate). L'unico squillo friulano del primo tempo arriva da una palla persa da Barella con troppa ingenuità. Un mancato coordinamento tecnico in una situazione sempre delicata, quella del possesso palla in area di rigore. Sommer, comunque, si fa trovare pronto su un tentativo di tiro telefonato. Poi arriva la gestione del possesso, il saper calibrare con attenzione e dovizia di particolari ogni mossa dello scacchiere. Palla avanti, palla indietro, palla laterale. L'Udinese, però, non si scompone perché non vuole prestare troppi fianchi alla tecnica del Biscione. E si va al riposo sul vantaggio di misura, comunque molto meritato e perfettamente ammaestrato e gestito dalla squadra di Chivu, che non ha corso pericoli in difesa.
DUELLI, PALLE SPORCHE E SUCCESSO. La chiave del successo risiede non solamente nella gestione tecnica, ma anche e soprattutto nella capacità di chiudere le partite. Anche ieri pomeriggio l'Inter non è riuscita a capitalizzare nella ripresa le occasioni avute. Nonostante ciò, sono arrivati tre punti di platino che, sommati a quelli ottenuti contro il Lecce, pesano e non poco nel bilancio complessivo di un campionato comunque equilibrato. Un pochino di calo fisico si è visto, specialmente nei minuti conclusivi, ma la difesa del Biscione ha retto bene anche quando l'Udinese ha alzato sensibilmente il tasso di pericolosità offensiva, inserendo tanti giocatori a occupare gli ultimi metri del campo di gioco. Alla fine risulta decisivo ancora lui, Lautaro Martinez: 168 gol con la maglia interista. Una perla dietro l'altra, un giocatore di assoluta classe che continua a trascinarsi appresso tutto il gruppo. Chivu esulta e fa molto bene a farlo perché queste sono vittorie pesantissime.