Quella volta in cui Chivu disse: "Aspetto un club che creda in me"
Era il 28 novembre 2024 quando, a margine dell’evento ‘Calcio e futuro, prospettive di sviluppo e formazione del calcio giovanile’, Cristian Chivu si intrattenne qualche minuto ai microfoni di FcInterNews.it per parlare ovviamente di Inter, del calcio italiano e della sua situazione personale, che lo vedeva all'epoca in attesa di una chiamata dopo aver salutato il settore giovanile nerazzurro. Le seconde squadre, un bilancio su quella di Simone Inzaghi (che nei mesi successivi apparecchiò la tavola per uno storico Triplete) e concetti che il popolo nerazzurro avrebbe poi imparato ad ascoltare più spesso dal proprio allenatore.
“Io aspetto la mia opportunità, il direttore sportivo e la società che credano in un giovane allenatore, che voglia uscire dai luoghi comuni di voler andare sempre sul sicuro per non rischiare. Penso che sia il problema di tutti gli allenatori giovani che in questo momento hanno difficoltà a trovare una società ambiziosa e che abbia voglia di rischiare. Poi io non credo sia un rischio, siamo tutti preparati e con esperienza. Bisogna avere pazienza e aspettare”. In quel periodo il Parma non si era ancora palesato (accadrà a metà febbraio) e nessun club aveva avuto il coraggio necessario di puntare sulle idee di un allenatore inesperto a certi livelli, ma esperto di pallone e con tanta conoscenza del gioco. Poi la chiamata dei gialloblu che cambiò la sua carriera e gli permise di intraprendere una strada che dopo la finale di Coppa Italia lo porterà a firmare un contratto fino al 2029 con l'Inter, con cui al primo colpo ha vinto lo Scudetto. Esattamente come accaduto con la U20. Come il Parma, anche il club nerazzurro ha dimostrato di saper uscire dai luoghi comuni e prendersi un rischio calcolato, visto che Cristian è sempre stato uno di casa ad Appiano Gentile.
Molto interessante anche la risposta a una domanda specifica: c’è qualche suo ex calciatore della Primavera che avrebbe visto bene nell’Inter dei grandi? Chivu avrebbe potuto, come si fa in certi casi, sponsorizzare tizio o caio anche per esaltare il proprio lavoro nel settore giovanile. Invece anche allora scelse una strada più filosofica, consapevole di un contesto che tendenzialmente sbarra la strada ai giovani che si affacciano al professionismo: “Io non sono in grado di dare certi giudizi, posso dire solo che lavorando nel settore giovanile ho visto tanti giovani talenti che a volte hanno bisogno di uno stimolo, un aiuto importante per affrettare la loro crescita. Poi determinate ambizioni a livello societario non sono in grado io di giudicarle. L’Inter sta facendo un gran lavoro, la visibilità sui giovani ce li ha, li coinvolge, li porta in panchina, poi è ovvio che avendo a disposizione una rosa di professionisti importanti si fa più fatica a farli debuttare”. Un anno e mezzo dopo, è stato lui stesso a lanciare in prima squadra, con ottimi risutati, Pio Esposito. E chissà che non potrà fare altrettanto con Aleksandar Stankovic dalla prossima estate. Perché alla fine è sempre una questione di fiducia, nei confronti di un giovane allenatore o di un giovane calciatore.