Schuurs: "Avevo detto sì all'Inter, il mancato trasferimento è ancora frustrante. Poi il crac e gli incubi"
Torna a parlare Perr Schuurs. Il difensore neerlandese fermo ormai da tre anni dopo il grave incidente occorso durante una partita di campionato contro l'Inter si confessa ai microfoni del quotidiano De Telegraaf narrando il dramma psicologico che lo ha attanagliato per tanto tempo: "Il recupero dall’infortunio sembrava molto semplice: mi aspettavano nove mesi di riabilitazione. Dopo l’operazione a Bologna sembrava che fosse andato tutto bene, ma dopo una settimana ho avuto una reazione nella parte esterna del ginocchio. Morivo dal dolore. Invece di 4 settimane, ho camminato con le stampelle per 4 mesi. A quel punto sono scattati tutti i campanelli d’allarme. Rimaneva del liquido nella parte esterna dell’osso. Mi hanno fatto unaltro intervento in artroscopia in cui hanno aggiunto un piccolo legamento, per garantire ancora più solidità e stabilità. Prima avevo chiesto se potessero controllare se ci fossero danni alla cartilagine. Ne avevo paura, perché la tua carriera può finire in un colpo solo. Fortunatamente non era così. Ma il dolore continuava.Ero precipitato dall'apice della mia carriera e dalla fase più bella della mia vita privata nel baratro più profondo, di cui ignoravo persino l'esistenza. Avevo crisi di pianto e rabbia immensa. Una sera, quando non ne potevo più, ho detto alla mia ragazza: dormi bene, spero di non svegliarmi più. Ma amo troppo la mia ragazza e la mia famiglia per potermi togliere la vita. Ma ci ho pensato. Non avrei potuto ricevere un segnale più chiaro per chiedere aiuto".
Grazie al sostegno della fidanzata Roos e di uno psicologo, Schuurs è riuscito a superare i suoi pensieri negativi. L'ex talento del Fortuna Sittard e dell'Ajax non gioca una partita da due anni e mezzo, ma sente che il ritorno in campo si avvicina. Questo anche grazie al lavoro di un gruppo di specialisti che ha individuato l'origine dei suoi mali: "Si sono concentrati sul ginocchio per tutto questo tempo. Ma, in sostanza, si è scoperto che il problema era legato a un malfunzionamento del segnale inviato al ginocchio. Non ho più dolore da settimane e mi sento sempre meglio, ora quel legamento è solido come una roccia". Il 26enne ricorda ancora molto bene il momento del crac: "Ho controllato un lancio lungo con il petto, ho superato Henrikh Mkhitaryan con un tocco e ho dribblato in avanti. Hakan Calhanoglu mi è arrivato alle spalle, facendomi perdere l'equilibrio. È stato un classico infortunio al legamento crociato".
Ironia della sorte, l'infortunio è arrivato proprio contro la squadra che era pronta ad accoglierlo nelle proprie file: "In estate avevo raggiunto un accordo con l’Inter per un contratto quinquennale, ma il club non riusciva a trovare un accordo con il Torino. Anche il Crystal Palace e il Tottenham Hotspur volevano concludere l’affare e pagare di più. Offrivano 35 milioni di euro, l’Inter 30. Mentre il Torino ne chiedeva almeno 40. Si creò una situazione di stallo. Anche questo ha influito, in sottofondo. Ero frustrato per non aver concluso il trasferimento. In realtà lo sono ancora, anche se i granata a parte quell'episodio si sono sempre comportati bene con me. Mi hanno continuato a pagare lo stipendio per due anni, mentre dopo sei mesi avrebbero dovuto pagare solo la metà”.