VIDEO - Calcio e umile silenzio: Chivu impartisce lezioni. A Fabregas, ma anche a...
L’Inter ha battuto il Como per la terza volta in stagione su quattro, per la seconda volta riuscendo a rimontare due reti di svantaggio, stritolando l'illusione di chi pensava di aver ucciso la bestia che però da ferita si è riscoperta ancora più inferocita e in grado di infliggere la zampata letale. Tanto più la gazzella si crede salva dal pesante leone, altrettanto il leone finisce con lo stritolare più forte l'agile e astuta gazzella. A Fabregas non bastano Baturina e Da Cunha per coronare il sogno finale di Coppa Italia, sfuggita come 40 anni fa, sogno rimasto ad un passo dal compiersi. Incompiutezza di cui non si 'macchia' l’Inter di Chivu, in corsa libera per il doblete. Certo, un doblete meno altisonante rispetto a quello inseguito fino all’ultimo respiro lo scorso anno dall'Inter di Simone Inzaghi, ma sicuramente più realizzabile, mano ai numeri, e non meno importante.
Con buona pace di Cristian Chivu che ci perdonerà se parliamo di scudetto più che di lotta Champions… Al di là del risultato finale di questa stagione, i numeri registrati fin qui ci permettono di analizzare un dato che ci fa applaudire Marotta e Ausilio, ma anche forse tirare le orecchie a tutti e due. Perché se è vero che oggi Chivu ha avuto ragione su Fabregas, ha anche avuto ragione persino sui due dirigenti. Il rifiuto rifilato da Cesc Fabregas all'Inter nell'immediato post-Inzaghi è risaputo, rifiuto che ha portato i nerazzurri a virare sul tecnico romeno, di fatto 'seconda' scelta dell’Inter. Una 'seconda scelta' per la quale oggi si danno a Marotta e Ausilio sì i meriti di una decisione davvero coraggiosa e lungimirante, ma che fa anche incassare a Presidente e Diesse una lezione che classe, silenzio, caschetto e calcio Chivu impartisce.
Chi non incassa proprio bene la cosa è invece Cesc Fabregas che sembra proprio non riuscire a non infilare, tra una dichiarazione e l’altra, frecciatine velenose proprio indirizzate a Cristian Chivu, colpevole di godere di una posizione 'più vicino alla vittoria' - per citare le stesse parole di Cesc (LEGGI QUI) - grazie ai giocatori di cui dispone. Una sorta di crimine che lo spagnolo sottolinea continuamente di non aver commesso nel nome sì, dell’amore verso il Como, ma anche di una carriera appositamente lasciata in pendenza nel nome di una medaglia al valore che costantemente non fa altro che richiedere. E d’altronde ci starebbe pure, se però il buon Cesc, lui che di calcio se ne intende davvero, avesse anche l’onestà di parlare proprio di calcio. Perché sì, Chivu dispone dei vari Akanji, Dimarco, Barella, Calhanoglu, Dumfries, Thuram e via dicendo… Ma la partita del Meazza è stata vinta tatticamente.
Il focus va su Petar Sucic che entra e spacca la gara non solo con il gol della vittoria e i due assist ai due gol precedenti. Mossa che diventa letale per il Como che si sbriciola sotto i colpi di un’Inter che non lascia né perdona più nulla. Tre volte su quattro Chivu batte Fabregas al quale infligge 11 gol a fronte dei 5 subiti: senza peraltro in campo Lautaro tre volte su quattro, e a turno Bastoni, Bonny, Dumfries, Darmian e Bisseck. Perché sì, Chivu dispone di uomini e una via, probabilmente, meno in salita verso la vittoria, ma ci mette anche del suo con un pizzico di sano calcio e umile silenzio in più.