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Apolloni: "Esposito, Palestra e Pisilli sono il futuro del calcio italiano. Ma sono troppo pochi"

di Christian Liotta

Intervistato dal sito MondoPrimavera.com, l'ex difensore di Parma e Verona Luigi Apolloni si accoda al coro di chi vuole una rivoluzione totale nel calcio italiano: "Ci siamo accorti troppo tardi di cosa manca nel calcio: va azzerato tutto, rifondare dal basso, dalle giovanili, dai ragazzi, fino alla Serie A. Quando si parla di convocazione in Nazionale si intende la massima aspirazione per un giocatore di calcio, è il top. Il CT poi fa con ciò che ha, quindi per questo io deresponsabilizzerei Rino Gattuso e chi prima di lui. L’Europeo vinto con Roberto Mancini ha messo un po’ a tacere le problematiche che già c’erano, ma per un selezionatore è dura scegliere. Ragionavo con dei miei ex compagni: quando giocavamo noi c’erano meno stranieri, ora invece la maggior parte della squadra è composta da stranieri. Prima erano tutti italiani e quindi c’era scelta più ampia per il selezionatore; ciò creava anche competitività all’interno delle squadre perché per arrivare in Nazionale dovevi farti notare. Una volta c’era Franco Baresi, tra i migliori nel suo ruolo, ma comunque doveva continuare a fare bene per assicurarsi la convocazione rispetto ad altri difensori. Poi per il CT era più semplice perché all’epoca c’erano “i blocchi”: blocco Juventus, blocco Inter, blocco Milan. C’era affiatamento nei club e quindi ciò veniva trasmesso in Nazionale. Ora questo non è più possibile”.

I giovani della nostra Nazionale maggiore che prospettive hanno?
“I nostri giovani come Pio Esposito, Marco Palestra e Niccolò Pisilli sono il futuro del calcio italiano: hanno dimostrato e stanno dimostrando i loro valori. Palestra ha fatto la differenza, è un giocatore su cui sicuramente di può fare affidamento nel futuro. Ma sono troppo pochi. Noi dobbiamo costruire una squadra partendo dai “vecchi” che permettono ai giovani di inserirsi, ma devi creare i presupposti di farli allenare e giocare nel club. Tutto parte dalla base: ci deve essere un regolamento che faccia sì che le squadre italiane schierino più giocatori italiani possibili; integrare sì gli stranieri, anche con tutte le difficoltà del caso. Ci sono società che sotto questo aspetto stanno lavorando molto: un esempio è l’Udinese che, sotto l’aspetto dei bilanci, è un fiore all’occhiello del nostro Paese; è anche vero però che lavorano per il club e non per la Nazionale italiana. Per questo motivo metterei regolamenti che tutelano i giovani”.


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