Arbitri, Abbattista: "AIA stuprata da mestieranti della poltrona e del voto"
"A chi pensa che questa inchiesta mi renda felice dico che mi risarcisce moralmente, ma sono sempre stato e sono mosso solo da senso di giustizia". Lo dice all'Adnkronos Eugenio Abbattista, l’unico arbitro che in quasi 115 anni di storia dell’AIA si è dimesso "per valori non negoziabi". Il suo nome compare tra quelli dei testimoni sentiti da Maurizio Ascione, pubblico ministero della Procura di Milano che coordina l’indagine che vede indagato per frode sportiva il designatore Gianluca Rocchi e altri arbitri.
L'ex arbitro non si sbilancia sulle domande fatte dal magistrato, ma preferisceparlaere della sua storia e di quella lettera d’addio datata marzo 2024 e spedita all'AIA, un'associazione che definisce "stuprata da mestieranti della poltrona e del voto" che cambia perché nulla cambi e dove "il ‘nuovo’ significa reati certificati, sportivi e non e minacce più o meno velate. Le ho subite in prima persona e non mi ci sono mai piegato". Per Abbattista non si tratta di nessuna rivalsa personale, ma di amor proprio per chi si reputa "graniticamente retto e inricattabile".
"L’olezzo non lascia nessuno se non si scende in tempo, ma ci vogliono attributi e moralità, merce rara me ne rendo conto. Non è per tutti. Anzi. Nell’Associazione attuale stuprata da mestieranti della poltrona e del voto - scriveva anni fa ai colleghi - servono quelle per essere veramente liberi di essere se stessi e esprimersi".