Casarin: "Arbitri, troppi soldi: per una promozione si fa di tutto"
"L’arbitro deve tornare a fare l’arbitro, deve tornare al centro. Tutto quello che sta succedendo è conseguenza diretta del fatto che ha smarrito la sua essenza, la sua missione reale". Così Paolo Casarin commenta al Corriere della Sera l'inchiesta arbitrale al centro dell'attualità. "Se vogliamo salvare il calcio, dobbiamo salvare gli arbitri - afferma - Troppa politica, troppo arrivismo. E troppi soldi. I soldi generano avidità, distolgono lo sguardo da ciò che dovrebbe essere al centro: l’arbitraggio. Oggi si parla solo di carriere, all’Aia. Per una promozione si arriva a fare di tutto. Ribadisco il mio slogan: cari arbitri, trovatevi un lavoro e sarete liberi".
"Ho enorme rispetto della giustizia e sono certo farà il suo corso. Se qualcuno ha sbagliato, è giusto che paghi. Rocchi ha sempre lavorato bene, per come la vedo io. Certo, battere i pugni contro le vetrate al Var di Lissone come si legge nelle carte dell’inchiesta non va bene. Se è andata così, la procedura non è stata rispettata. E non va bene. Le regole sono tutto, specialmente per gli arbitri. Ripeto: bisogna vedere cosa stabilirà la giustizia. Detto questo, io non ho mai contestato un giudizio da parte dei miei superiori. Era un’altra epoca. Oggi è tutto diverso. E non va bene. Va bene il commissariamento, se così viene deciso, ma va individuata la persona giusta. E in tempi rapidi. Rocchi paga anche questo caos generale. L’assenza di un presidente con i pieni poteri è un problema enorme, manca una guida".
"Hanno reso complicate anche le cose semplici. Vedi la Var. Nasce come uno strumento per aiutare, invece oggi è un’arma a doppio taglio. Ci sono arbitri buoni, come Colombo. Ma hanno bisogno di essere aiutati. Occorre un lavoro di squadra. Giocatori, dirigenti, allenatori: tutti devono dare una mano agli arbitri. Basta simulazioni, ad esempio. In ballo c’è il calcio stesso. Bisogna portare a termine la stagione. Per poi ripartire da zero».