Cesari: "Ormai comanda il Var, arbitri incapaci di prendere decisioni. D'accordo con gli ex calciatori al monitor"
Fonte: Corriere dello Sport
È netto il pensiero di Graziano Cesari, ex arbitro internazionale con 166 presenze in Serie A, intervistato dal Corriere dello Sport per parlare dell'attuale classe arbitrale italiana.
L’arbitro non è invidualista per definizione?
"Ai miei tempi il concetto di squadra arbitrale era sacro. Tra Lissone e il campo assistiamo a dei cortocircuiti. E a valutazioni difformi di episodi simili".
Sono le regole a non essere chiare o manca la comunicazione?
"Quando gli arbitri assimilano le regole, poi se le ritrovano cambiate. Troppa interpretazione. Manca poi forse un po’ di formazione: oggi ci sono tanti condizionamenti, enormi pressioni, bisogna saper parlare davanti a 60 mila spettatori e si guadagna molto di più. Non è facile restare coi piedi per terra".
Ma comanda davvero il Var?
"Apparentemente sì. E condiziona gli arbitri, che ormai sembrano incapaci di prendere decisioni".
Dove vede più confusione?
"Il fallo di mano è diventata una situazione indecifrabile. Pensate che i tifosi capiscano quando è rigore? Se i regolamenti sono difficili, semplifichiamoli. Poi penso al fuorigioco: quanto è brutto vedere un assistente che rincorre un attaccante, questo che tira, il portiere che magari para e poi lui che alza la bandierina?".
È favorevole al Var a chiamata?
"Anche subito. Il Var dovrebbe essere a disposizione anche delle squadre. Le poca trasparenza, l’indecisione e la riluttanza a prendere decisioni porta al caos".
E ai calciatori al monitor?
"Assolutamente d’accordo, la loro esperienza può essere decisiva in sala video. Noi arbitri, al massimo, abbiamo giocato nel cortile o nell’aia".