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Condò: "Due finali di Champions risultato anche superiore agli Scudetti"

di Antonio Di Chiara

Paolo Condò dedica ovviamente il suo editoriale del lunedì sul Corriere della Sera al trionfo nerazzurro. "Delle sei stagioni degli anni 20 l’Inter ha vinto tre scudetti ed è arrivata a due finali di Champions. L’ha fatto con tre allenatori diversi alla guida di un gruppo stabile, costruito, mantenuto e rinfrescato nel tempo dal lavoro certosino di una tecnostruttura. È chiaro che come i cinesi di Suning ieri, oggi sia il fondo Oaktree ad avere l’ultima parola. Da lì in poi, però, è la tecnostruttura composta essenzialmente da Beppe Marotta e Piero Ausilio, coadiuvati sempre più da vicino da Dario Baccin, a catalizzare i molti meriti e le poche critiche di questo periodo storico del quale l’Inter è la sicura regina. In questo senso restiamo dell’idea che le due finali di Champions, specie la seconda per l’altezza degli ostacoli superati, siano risultati persino superiori ai tre scudetti. Ma è un concetto puramente tecnico, spogliato dell’entusiasmo e dell’orgoglio e della voglia di farlo pesare al mondo che riempie le vittorie".

"Chivu ha saputo gestire gli ego feriti dal k.o. di Monaco e dal ticchettio di un orologio che ha alzato ancora un’età media già elevata. L’ha fatto a tal punto bene da riguadagnare alla causa, in un certo senso addirittura a ringiovanire, uno dei gangli vitali del meccanismo come Hakan Calhanoglu, che doveva andar via già due anni fa e a quanto pare finirà per restare anche il prossimo, l’ultimo del contratto, e quando un club come l’Inter accetta di buon grado che un suo asso vada a scadenza vuol dire che la chimica di squadra porta più benefici del cash. Marotta e Ausilio hanno confezionato nel tempo capolavori come la valorizzazione di Onana, la sostituzione economicamente vantaggiosa e tecnicamente paritaria di Hakimi con Dumfries, la cessione di Lukaku con l’elastico ai limiti della circonvenzione d’incapace (il Chelsea, che ha poi dato ulteriori prove), Thuram a zero, e quest’anno il passaggio migliorativo da Pavard ad Akanji".

"Il resto è stato spinta verso il futuro, prorompente in Pio Esposito — secondo felice percorso dal vivaio dopo Dimarco —, misurata in Sucic e Bonny. Per riprendere il filo delle ambizioni europee, bruscamente interrotte col Bodo, e per sfruttare ancora il prime di un Lautaro gran capitano dentro e fuori dal campo, Chivu dovrà ricevere gli uomini con i quali cambiare l’Inter. Innovarla, ringiovanirla, evolverla. E poi dovrà decidere cosa fare con Bastoni, che ha rappresentato l’unico errore dell’anno, ed è stato un errore collettivo: del giocatore in campo, e dell’ambiente che ha dimostrato di non conoscere la legge dei social, lasciar sfogare la tempesta perché dopo tre giorni non se la ricorda più nessuno, mentre se insisti a difendere l’indifendibile il tema non se ne va più, e così l’Inter ha finito per perdere uno dei suoi elementi fondativi. Se per quest’anno o per sempre, si vedrà".


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