Del Piero: "Il calcio italiano ha perso identità, deve fare un passo indietro". Poi una replica a La Russa
Alessandro Del Piero è stato protagonista della nuova puntata del format 'Sky Calcio Unplugged', in una lunga intervista dove ha provato ad analizzare i mali del calcio italiano sempre più nell'oblio dopo l'ennesima mancata qualificazione ai Mondiali. Distinguendo tra problemi sistemabili e altri meno: "Quelle che non si possono sistemare dipendendo dalle persone, dai presidenti in giù, come le scelte degli allenatori o dei giocatori: devono essere scelte oculate. Siamo passati da un calcio molto locale, dove le società erano in mano a persone del posto — a Torino gente di Torino, a Milano gente di Milano — all'aprire tanto, e questo ti fa un po' perdere territorio e tradizionalità. Al netto delle grandi squadre, all'estero balza all'occhio una tradizionalità ancora presente, penso a Bilbao o a Siviglia, c'è identità. Come calcio italiano dobbiamo fare un passo indietro: dirci che non siamo più i migliori, e che non siamo neanche i secondi o i terzi. Il primo atto è riconoscerlo, non siamo più chi pensiamo di essere o quello che l'orgoglio ci chiede di essere. L'orgoglio va messo da parte e vanno messe in campo umiltà, il rimettersi in gioco, lo studiare, l'analizzare chi fa bene".
Nelle parole dell'ex capitano della Juve c'è anche una risposta indiretta ai politici che si esprimono sul tema calcio magari facendo esplicito riferimento al proprio tifo, come ad esempio il presidente del Senato Ignazio La Russa: "Viviamo anche in una generazione diversa dalla mia: chiunque in questo momento parla di calcio, anche chi ricopre ruoli importanti a livello politico. Il politico non deve parlare da tifoso, deve parlare da politico e trattare le cose da politico come ha fatto il Ministro dello Sport. Condivisibile o meno quello che ha detto, lui ha diritto di parlare di sport. Ma per tutti gli altri non facciamo troppa confusione".