Dumfries e la salute mentale dei giocatori: "Argomento che merita attenzione, nella vita privata può succedere di tutto"
Uno dei desideri di Denzel Dumfries è che i problemi di salute mentale dei calciatori possano diventare sempre più argomento di discussione. Il laterale nerazzurro tocca il delicato tema su LinkedIn: "I veri uomini non piangono. Ma i veri uomini parlano - esordisce l'interista, ricordando di aver affrontato questo problema personalmente ai tempi dello Sparta Rotterdam -. È iniziato dopo una conversazione con il mio allenatore, Alex Pastoor. Mi ha indicato che una delle mie aree di maggiore sviluppo era la salute mentale. Perdevo la concentrazione troppo in fretta durante le partite. Questo è diventato il mio nuovo obiettivo. All'inizio, la gente lo guardava in modo piuttosto strano".
"Quando gli altri ragazzi tornavano a casa, a volte rimanevo a parlarne - aggiunge l'olandese -. Da ragazzino, non era necessariamente 'cool'. Ma sapevo che questo mi avrebbe fatto stare meglio. Abbiamo provato di tutto. Per esempio, una volta ho iniziato a fare esercizi di respirazione prima di una partita contro l'FC Emmen. Negli spogliatoi, in bagno... Poi ho giocato una partita disastrosa. Abbiamo subito accantonato quell'esperimento".
Per Dumfries il periodo "mentalmente difficile" si è ripresentato Mondiali in Qatar: "Nel calcio, vieni giudicato in base alle tue prestazioni. Ma non sempre si conosce la storia dietro il giocatore. Nella vita privata può succedere di tutto, mentre tu devi solo dare il massimo. Per me, la resilienza mentale è probabilmente il 60% della prestazione. Meglio ti senti mentalmente, meglio giochi. Ciò che mi ha aiutato di più è stata la consapevolezza. Concentrarmi sul mio sviluppo. Imparare a rimanere mentalmente stabile in un mondo di critiche, pressioni e aspettative. Mostrare vulnerabilità non è debolezza. È forza e mi ha garantito l'equilibrio. E la crescita continua. È fantastico che questo argomento riceva sempre più attenzione".