Gasperini sta con De Rossi: "Bruttissimo vedere partite condizionate, i tecnici devono farsi sentire"
Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, dà il suo appoggio a Daniele De Rossi dopo l'amaro sfogo del tecnico del Genoa successivo alla sconfitta contro il Napoli maturata per un rigore dubbio in pieno recupero. Alla vigilia del match contro il Cagliari, il tecnico della Roma ha affermato: "Non riguarda solo la Roma, riguarda tutte le squadre, quindi non è una questione di favori per una o per un’altra. Penso che noi allenatori, io forse il più vecchio e lui uno dei più giovani, probabilmente abbiamo bisogno di radunarci un attimo e far sentire anche un po’ la nostra voce nel mondo del calcio, perché la penso esattamente come Daniele e come tanti allenatori con cui parlo. Non è possibile: questo tipo di calcio non piace a noi e probabilmente non piace neanche al pubblico. C’è una grande confusione, è bruttissimo vedere partite condizionate da cartellini strani, da rigori che il pubblico non vede. Si parla ormai di simulazioni evidenti, di giocatori che si mettono le mani in faccia quando magari vengono appena toccati, di panchine che saltano per aria e iniziano a provocare o a fare pressione sugli arbitri".
Gasperini chiama a raccolta i colleghi: "Probabilmente dobbiamo essere anche noi allenatori a cercare di fare qualcosa di utile. Ci sono squadre che cominciano ad avere persone che entrano nel mondo arbitrale e insegnano ai giocatori come rimanere a terra, come aspettare se vengono toccati, come restare giù finché finisce l’azione. Il calcio è qualcosa di leale, è uno sport che si gioca, e tutto questo va lontano dallo sport. Cercare di fregare un cartellino, un rigore, un’ammonizione o un rosso è distante da tutti gli altri sport. Ieri ho visto il rugby, bellissimo, per spirito. Il calcio non è così, ci sono grandi interessi, la necessità di fare risultati e di vincere, ma Daniele ha ragione: forse deve partire qualcosa dagli allenatori per provare a cambiare questo sistema che è veramente penalizzante per il nostro sport, che abbiamo vissuto da sempre. Lui ha detto una cosa molto precisa: 'Io non mi riconosco più in questo sport che ho giocato da sempre, che da bambino ho cercato di portare avanti'. Questo è grave e non capisco per quale motivo si debba ridurre questo sport al cercare di rubacchiare".