Il flop Gabigol e la tentazione di andar via: l'aneddoto di Ausilio
Chi non ricorda la fugace esperienza nerazzurra di Gabriel Barbosa, meglio conosciuto come Gabigol? Colui che doveva essere il nuovo Fenomeno, immportalato da Pirelli nella stessa iconica immagine di qualche anno fa con Ronaldo, alla fine si è rivelato un flop. Annunciato, stando alle rivelazioni di Piero Ausilio ad Alessandro Cattelan durante 'Supernova'.
MANI LEGATE
Il direttore sportivo dell'Inter torna all'estate 2016, ricostruendo quanto accaduto, soprattutto l'evoluzione di una trattativa che l'area sportiva non avrebbe mai portato avanti se avesse avuto voce in capitolo: "In Brasile stava facendo sicuramente bene. La verità è che quel periodo, io me lo ricordo benissimo, era il periodo in cui era appena arrivato Suning, ma non era arrivato con la struttura che poi è quella che ha fatto crescere l'Inter, quindi con la presenza di Steven Zhang, il figlio del proprietario. Noi in quel periodo eravamo in una fase veramente di conoscenza, c'era un amministratore cinese, c'erano avvocati, funzionari, c'era un via vai di persone, c'erano agenti molto influenti stranieri che insomma proponevano giocatori alla proprietà. Con onestà devo dire che in quel periodo ci fu tanta fatica anche da parte mia di resistere perché non riuscivo a fare il mio lavoro o perlomeno non riuscivo a farlo come avevo intenzione di farlo".
IL GABRIEL SBAGLIATO
La scelta era ricaduta su un altro attaccante brasiliano, e con il senno di poi non era affatto sbagliata: "Noi quell'anno lì avevamo puntato Gabriel Jesus che poi nonostante venne fatta una trattativa, giustamente anche in quel periodo il Manchester City era sicuramente uno dei club più importanti, c'era già Guardiola, ha deciso di andare lì e poi ci siamo ritrovati senza e venne preso Gabigol che aveva comunque dei numeri importanti in Brasile, che poi ha riconfermato una volta che è tornato lì. Non era sicuramente il giocatore che l'area sportiva aveva individuato per poter migliorare l'Inter in quella fase della nostra rosa. Era una rosa che aveva già dei valori, aveva già della qualità, non era un giocatore che aggiungeva nulla".