Il mobbing di Lippi a Baggio: "Perché non volli fare la spia"
Se le sue proposte per rinnovare il calcio italiano non sono state prese in considerazione, l'ultima fatica letteraria di Roberto Baggio avrà sicuramente un enorme successo. Perché quando parla l'ex Divin Codino, tutti ascoltano. 'Luce nell'oscurità', edito da rizzoli e scritto a quattro mani con la moglie Valentina e Matteo Marani, propone una valanga di contenuti interessanti legati alla vita e alla carriera di Baggio. Tra questi, il capitolo 'Invidia. Vai a capire gli allenatori' in cui l'autore rivela un retroscena che spiega, a distanza di tanti anni, come sono andate le cose nella sua breve ma intensa esperienza nerazzurra, in particolare nel rapporto mai decollato con Marcello Lippi, stagione 1999/200.
Il racconto però inizia nella stagione precedente, quando era già noto che il futuro Ct campione del Mondo si sarebbe seduto sulla panchina dell'Inter: “Volle incontrarmi a marzo, e mi chiese di fargli i nomi di chi, nello spogliatoio, avrebbe potuto remare contro di lui. Risposi a modo mio: ‘Mister, io mi alleno al massimo, lei valuterà se merito di giocare o no, ma non mi chieda altro’. Indispettito, cercò fin dall’estate di provocarmi, per istigare una mia reazione. Ma non persi mai la calma, avevo capito il gioco. Se avessi agito diversamente, avrebbe avuto la scusa per accusarmi di spaccare lo spogliatoio”.
Da quel rifiuto, si verificò una serie di episodi che oggi verrebbero etichettati come mobbing nei confronti del giocatore. Episodi che Baggio, nel suo libro, elenca con dovizia di particolari:
“Un giorno, Lippi mi urlò con toni arroganti e aggressivi: ‘Fenomeno, dillo ai compagni cosa non ti sta bene’. Io risposi con la massima tranquillità: ‘Mister, dica lei ai compagni cosa mi ha chiesto di fare’, alludendo a quella richiesta di fare la spia”.
“Una sera in ritiro, era consentito un bicchiere di vino a pasto. Io con Peruzzi, Ferron e Frezzolini chiedemmo una bottiglia. Lippi si infuriò. Quella stessa sera era il compleanno di Seedorf, che poco dopo stappò delle bottiglie di champagne per fare un brindisi. In quel caso andava bene, nel nostro evidentemente no”.
“Quando feci una battuta a un giornalista, dicendo che l’Inter era come una Ferrari pilotata da un vigile urbano, alla ripresa degli allenamenti fui messo a centrocampo per un pubblico processo davanti ai compagni. Era un attacco costante, un mobbing tangibile”.
“Si arrabbiò per un goccio d’olio al peperoncino che avevo messo nell’insalata, per lui una sorta di sacrilegio”.
Eppure, Roberto Baggio con la sua classe e, nello specifico, una doppietta nello spareggio Champions contro il Parma a Verona, salvò proprio la panchina a Lippi che poi si alzò definitivamente dopo la prima giornata del campionato successivo, sconfitta a Reggio Calabria che spinse Massimo Moratti, dopoe le dichiarazioni di fuoco dell'allenatore, a esonerarlo.
“Alla fine, Lippi fu praticamente costretto a schierarmi nello spareggio per un posto in Champions League contro il Parma a Verona. Furono mie le due reti decisive: un calcio di punizione dal vertice destro dell’area che sorprese Buffon e un sinistro potente da fuori area. Vincemmo 3-1, e per me fu un bel riscatto personale, dopo tanti problemi. Qualcuno commentò che avevo favorito proprio l’allenatore che mi aveva mortificato. Forse Lippi, senza quelle due reti, sarebbe stato esonerato a fine stagione. Ma non ci avevo pensato neppure un attimo. Io giocavo per la mia squadra, per onorare la maglia e i tifosi”.