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Indagine San Siro, fu corsa contro il tempo per evitare il vincolo. E Tancredi lo definì "il bambascione"

di Christian Liotta

Sullo sfondo dell’inchiesta sulla vendita di San Siro, nelle carte emerge la spada di Damocle che aleggia minacciosa sulla partita dello stadio: l’ipotesi di un vincolo della Soprintendenza che costringerebbe a tenersi "il bambascione per altri 20 anni, finché non inizierà a cadere pezzo dopo pezzo", come lo definisce l'ex assessore Giancarlo Tancredi, uno degli indagati. Questo è quanto riporta l'edizione milanese del Corriere della Sera: anticipare la tutela architettonica sul secondo anello (automatica al compiere dei 70 anni) è la missione condivisa. Il rogito va firmato prima. È esplicita l’ex assessora all’Urbanistica e avvocata consulente dell’Inter Ada Lucia De Cesaris all’altro consulente Fabrizio Grena (entrambi indagati) nel 2024: solo pagato il prezzo totale "sarà garantito il passaggio di proprietà per evitare l’automatismo del vincolo".

Si teme che il sottosegretario Vittorio Sgarbi, prima, e i comitati del No, poi, possano influenzare il giudizio. Anche perché le date esatte del completamento dei lavori del secondo anello restano incerte e interpretabili, tanto da avere ancora oggi strascichi, anche legali. La sintesi sarà trovata dal Comune (in autonomia, accusano i comitati) per il 10 novembre 1955, giorno del collaudo provvisorio. A cinque giorni dalla scadenza, il 5 novembre 2025, arriva così il rogito da parte della Stadio San Siro spa, veicolo delle due società comparso per la prima volta solo pochi giorni prima a ottobre. Operazione sulla quale, martedì, si sono accesi i fari dei pubblici ministeri. 


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