L'arch. Fayer: "Temo che Inter e Milan pensino più al cliente che al tifoso"
Carlo Antonio Fayer, architetto e fondatore di M28Studio e coordinatore del progetto del nuovo stadio “Città di Arezzo”, il primo impianto italiano sviluppato integralmente attraverso il percorso previsto dalla nuova legge sugli stadi, ha parlato ai microfoni di Calcio e Finanza raccontando non solo l'iter che porterà al riammodernamento dello stadio della città toscana ma anche offrendo il suo punto di vista sulle difficoltà a livello istituzionale che incontrano i club delle grandi città rispetto magari a quelli delle cittadine di provincia: "In Italia c’è una città che ha due stadi, che è di nuovo Torino, e la cosa singolare è che uno è privato e uno è pubblico. E sono stati costruiti uno con i soldi di Italia ‘90 (il Delle Alpi poi abbattuto per far posto allo Juventus Stadium, ndr) e l’altro con i soldi dell’Olimpiade invernale del 2006. È un qualcosa che esiste, basti pensare all’esempio che facciamo tutti sempre, ossia Londra che ha 7 squadre e 14 stadi. Per cui io a Roma vedo anche tre stadi, non due: quello della Roma da una parte, della Lazio da un’altra e l’Olimpico, ovvero l’impianto della Nazionale, dove si fa l’atletica e tanto altro. Sarebbero risorsa per la città".
Fayer e il timore filosofico
La differenza tra le grandi e piccole città c’è sempre, ma con un “ma”. Penso alla Serie B tedesca che ha degli stadi pazzeschi, dei gioiellini dove tutto funziona perfettamente. Andiamo a guardare gli impianti della nostra Serie B e ci mettiamo le mani nei capelli. Poi c’è l’evoluzione americana, in cui loro spendono un miliardo, un miliardo e mezzo per lo stadio, però quella è chiaramente un’operazione di finanza, altra materia, altra concezione.
Uno spazio identitario può essere anche commerciale, ma non è vero il contrario, uno spazio commerciale non può essere identitario. Un aspetto di cui abbiamo sempre tenuto conto in tutti gli studi che abbiamo fatto perché l’identità va tutelata, mai nascosta o peggio cancellata. La mia paura – siamo in un campo filosofico diciamo – è che l’Inter e il Milan, che hanno due proprietà, possiamo dire, chiamiamole tra virgolette lontane, cioè i fondi, che per la loro caratteristiche, pensino più al cliente che al tifoso. Spero di sbagliarmi".