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L'avv. Nespor: "San Siro, è stato perseguito l'interesse pubblico?"

di Christian Liotta

Stefano Nespor, avvocato a difesa dell'associazione Gruppo Verde San Siro, come riportato dal quotidiano Il Giorno racconta di quando lo scorso 14 ottobre 2024 il Comune di Milano una decisione in merito allo stadio di San Siro che sembrerebbe vicina ai desiderata di Milan e Inter sulla vendita dell'impianto, più che a quel diritto-dovere a considerare ogni opzione possibile per tutelare l’interesse pubblico nell’ambito di un’operazione che riguarda un bene pubblico. "Il Comune aveva deciso di chiedere all’Agenzia delle Entrate una stima sia sul valore di vendita dello stadio sia sulla sua ristrutturazione. Poi, però, il Comune corresse la rotta sulla base di “approfondimenti con le società“ e così chiese all’Agenzia di limitarsi a stimare il prezzo di vendita. Una scelta che seguì quella di non considerate le proposte di ristrutturazione presentate nel frattempo agli uffici comunali".

Nespor ricorda poi quei progetti presentati da Arco Associati e Webuild che contemplavano una nuova identità e al tempo stesso la salvaguardia del Meazza: "Il progetto di Webuild non fu reso pubblico e il Comune si è rifiutato di consegnarlo ai consiglieri comunali che l’hanno chiesto. I progetti di Arco e Webuild rischiavano, forse, di vanificare gli obiettivi delle società e dei fondi esteri che detengono la proprietà delle azioni: prevedevano infatti la realizzazione di tutti gli adeguamenti richiesti da FIFA, UEFA e FIGC negli stadi di livello internazionale. Quegli stessi adeguamenti che secondo i club non sarebbe stato possibile realizzare". Dopo aver ripercorso le ultime tappe della vicenda fino all'atto di vendita, Nespor avanza dei dubbi finali: "È stato perseguito l’interesse pubblico di Milano? Bisogna considerare che, come accaduito per altri progetti di ristrutturazione, non sarebbe stato difficile trovare uno sponsor che si assumesse i costi di ristrutturazione dello stadio a fronte della pubblicità che gliene sarebbe derivata. In questo modo il Comune avrebbe potuto mantenere la proprietà di San Siro con tutte le dotazioni richieste o cederlo ai club conservando la proprietà dell’area ed evitando i problemi di inquinamento ambientale derivanti dalla costruzione del nuovo stadio. La seconda. I due club e i fondi esteri che ne detengono la proprietà sarebbero fuggiti altrove pur trovandosi a disposizione uno stadio riqualificato?".


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