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Nazionale, il flop Mondiale costa al Paese 570 mln di euro. Unimpresa: "Serve riforma profonda"

di Christian Liotta
Fonte: Sport Mediaset

Non solo la disfatta sportiva: la mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali 2026 avà ripercussioni pesanti anche per l'economia del Paeseecondo l'analisi del Centro studi di Unimpresa, la disfatta di Zenica genera un buco complessivo superiore ai 570 milioni di euro, colpendo duramente FIGC, commercio e turismo. Il cratere finanziario più immediato si spalanca sotto i piedi della federazione, che vede sfumare oltre 50 milioni di euro di entrate dirette. Tra i premi FIFA che non incasserà e le penali imposte dagli sponsor, il bilancio federale riflette un declino che appare ormai quasi rassegnato nelle sue previsioni contabili. Il dramma economico si sposta dai campi di calcio ai tavoli di bar e ristoranti, dove il mancato rito collettivo delle partite si traduce in una perdita di 330 milioni di euro; anche l'elettronica di consumo e il comparto delle scommesse piangono l'assenza degli azzurri, con un calo del giro d'affari che sfiora i 45 milioni di euro. Sul fronte media, l'assenza degli azzurri riduce sensibilmente l'attrattività del torneo con mancati guadagni stimati in circa 95 milioni di euro.

Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa, non usa mezzi termini: "Quando la Nazionale manca un appuntamento di questa portata, si interrompe un circuito che genera valore, occupazione e fiducia, con effetti concreti sui territori e sulle imprese. Siamo di fronte a un problema strutturale che riguarda l'intero sistema calcio italiano. Serve una riforma profonda, non più rinviabile, che intervenga sulla governance e sui modelli di sviluppo".


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