Nicola Savino: "Al 'Dopofestival' entravo in scena col gesto di Pio Esposito"
“Essere allo stadio il giorno di questa vittoria ha scatenato in me un misto di gioia e malinconia”. A dirlo è il conduttore radiofonico Nicola Savino, che ai microfoni di TV Sorrisi e Canzoni racconta come ha vissuto il ventunesimo Scudetto della sua Inter. Un’occasione per lasciarsi andare ad un ricordo familiare: “Lo scudetto è sempre un momento in cui si ricordano le persone che non ci sono più; in questo caso i miei genitori, con cui da piccolo condividevo questo amore. San Siro ha un pregio e un difetto: è lo stesso da cent’anni. Tutto cambia, Milano cambia, la vita cambia, ma lui resta uguale. E quando si vince, genera sentimenti profondi perché fa ripensare al passato: la mia è stata più commozione che gioia, lo dico sinceramente”.
Ricorda la sua prima volta a San Siro?
“Certo. Per me è stato come avere lì davanti Topolino o Braccio di Ferro. Erano gli Anni 70, c’erano due canali tv. Vedere dal vivo i calciatori era come incontrare dei supereroi. La prima partita fu Inter-Foggia del 1978. Era l’ultima gara ufficiale di Giacinto Facchetti prima del ritiro. Mio papà Francesco era di Foggia e simpatizzava per i pugliesi che dovevano salvarsi, ma vinse l’Inter 2 a 1. Fu un’emozione fortissima”.
Chi era il suo campione preferito in quegli anni?
“Senza dubbio Evaristo Beccalossi, che purtroppo ci ha lasciato proprio pochi giorni fa. Era il genio che non si applicava, un po’ come mi sento io: grande potenziale, ma sregolatezza. Era un idolo: correva poco, faceva correre la palla e magari fumava tra un tempo e l’altro”.
Mentre oggi chi è il suo giocatore preferito?
“Pio Esposito. Pensi che al “Dopofestival” di Sanremo ogni sera entravo in scena in smoking facendo il gesto del doppio bicipite come fa lui ogni volta in cui segna un gol”.