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Nunziatini racconta Chivu: "Ecco cosa ci disse sulla semifinale Champions"

di Christian Liotta

Le sfrenate esultanze di Cristian Chivu? Per alcuni non sono affatto delle novità. Basti chiedere per informazioni a quei ragazzi che con il tecnico rumeno hanno conquistato, quattro anni fa, il campionato Primavera. Come Francesco Nunziatini, oggi centrocampista della Torres in Serie C, che ai microfoni della Gazzetta dello Sport racconta: "Le esultanze erano un suo marchio di fabbrica. È uno che ha carisma e vive le cose con tantissima passione". Tra tutte le corse pazze di Chivu versione mister Primavera, spiccano appunto quelle in semifinale contro il Cagliari, al termine di un match clamoroso che Nunziatini ricorda così. “Quella partita fu eclatante, all’intervallo eravamo sotto 3-0 e non sapevamo dove sbattere la testa - racconta Nunziatini -. Ma il mister non ha mai mollato: sbraitava, non si è dato per vinto. Subito dopo il 3-2 è arrivato il pareggio, un segno del destino”. 

L'Inter conquistò il titolo superando nella finale di Reggio Emilia la Roma: "Prima di entrare in campo, ci aveva parlato chiaramente. Aveva chiesto di non strafare, di giocare tranquilli. E che dovevamo mettere la ciliegina sulla torta. Il post-partita? Mi ricordo poco…Però era stato un bellissimo momento", ricorda con un sorriso. Per poi rivivere quella stagione ricordando un momento chiave: "A livello di squadra, ricordo il mese di febbraio. Non stavamo andando bene, credo fossimo anche fuori dai playoff. Però, da lì in poi abbiamo cambiato direzione e siamo diventati una macchina da guerra. Fu decisivo un suo discorso: “Il concetto delle sue parole era: ‘Dovete capire cosa volete fare da grandi’. Ci ha messo addosso la responsabilità, voleva che tirassimo fuori l’orgoglio”. 

Ovviamente, Chivu per Nunziatini è anche stato una fonte di ispirazione diretta con la sua carriera: "Domande gliene facevamo spesso, ma lui di suo non citava così tanto i trascorsi da calciatore. È una persona umile. Però ecco, quando ci raccontava degli aneddoti stavamo lì tutti ad ascoltare”. Un esempio? “La semifinale di Champions contro il Barcellona, quella al Camp Nou. Ci aveva raccontato che, quando erano rimasti in dieci, si era trovato a dover battere un calcio di punizione a metà campo. Ma erano talmente affannati che prese e la calciò via a caso. Era un rapporto davvero umano, si metteva sul nostro stesso piano - prosegue ‘Nunzio’ -. E faceva sempre molte battute: se qualcuno era permaloso… pure meglio, così si rideva tutti insieme. Dall’altra parte, sapeva quando era necessario rimanere serio. In partitella spesso si metteva a giocare con noi. Lo ammetto: toglierli la palla era davvero dura…", conclude


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