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Petrucci: "Punterei ancora su Mancini come ct: ecco perché. Al calcio italiano serve comunione fra tre direttrici"

di Redazione FcInterNews.it

Il Corriere della Sera ha chiesto a Gianni Petrucci un parere sulla situazione del calcio italiano. "Il calcio ha bisogno di riforme, su tassazione e agevolazioni fiscali per cominciare. Dal momento che le leggi vengono fatte dal Parlamento o dall’Esecutivo in caso di decreti legge, è bene che ci sia una comunione fra le tre direttrici: il governo, il Coni e ovviamente i vertici del calcio. Può essere utile una legge che metta per iscritto il cammino condiviso che politica e Coni devono affrontare. Non si tratterebbe di una intromissione. Io resto convinto che serva un percorso democratico con un’intensità affievolita del governo. Guardi che, volenti o nolenti, serve avere un’intesa con la politica".

"Dimissioni di Gravina? Per il clima che si era creato non c’era altra strada. Ma è stato un buon presidente, ha vinto gli Europei. Peccato che non ha tirato lui il rigore a Zenica, altrimenti avrebbe segnato... Malagò? Sono suo amico da una vita, è già stato nel mondo del calcio che conosce bene, non voglio bruciarlo lanciandomi in giudizi".

"A chi ritiene che il calcio non sa rinnovarsi rispondo: la politica sa farlo? Io ho fatto attività nella Democrazia Cristiana e tuttora mi sento democristiano, con gli opportuni adattamenti. In Parlamento vedo molte persone presenti da legislature e legislature … I fenomeni sono quelli che scoprono la penicillina, altri in giro non ne vedo. Chi come ct? Intanto vorrei ricordare che l’ultimo che ha vinto qualcosa in azzurro è Roberto Mancini. Sorrido quando leggo che si è lasciato male con la Federazione, ma gli altri mica se ne sono andati con gli applausi".


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