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Ranieri: "Dire di no alla Nazionale è stato difficile, ma è stata la scelta più onesta. Vi spiego perché"

di Egle Patanè

"È stato difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese? Ma, al tempo stesso, non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma". Queste le parole di Claudio Ranieri pronunciate al Messaggero dove l'ex allenatore della squadra capitolina torna sul no pronunciato alla Federazione italiana per guidare la Nazionale. "Ci sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco. Un esempio: io sono il punto di riferimento dei Friedkin, c'è una partita della Nazionale, e la domenica dopo si gioca Roma-Napoli o Roma-Inter o Roma-Juve. E io non convoco nessun giocatore della Roma, oppure li convoco e non li faccio giocare, e mando in campo i giocatori dell'altra squadra. In Italia, cosa succederebbe? Un finimondo. Mi è sembrata la scelta più onesta" ha continuato prima di affrontare anche i problemi del calcio italiano.

Sul calcio italiano e sui suoi problemi:
"Vedo due problemi. Il primo è che mancano i soldi. Non ce la facciamo a competere con le corazzate, soprattutto inglesi, che spendono 50-60 milioni per acquistare giocatori dai 16 ai 20 anni. Il secondo fattore è legato ai cicli. Gli olandesi non erano nessuno prima che uscissero fuori Cruyff e il calcio totale di Rinus Michels. Così l'Inghilterra, la Germania, la Spagna, la stessa Francia. Noi avevamo grandi campioni e avevamo il nostro gioco all'italiana, che mi sembra un po' troppo vituperato. Gli altri, quando devono difendere, non si fanno problemi a giocare all'italiana. Mentre qui è scoppiata la guerra tra giochisti e pragmatici".


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