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Ranocchia: "Il rischio è che questo non sia l'ultimo Mondiale al quale l'Italia non parteciperà"

di Christian Liotta

Arriva, tramite Sport Mediaset, anche il parere di Andrea Ranocchia in merito alla terza mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali. Secondo l'ex difensore di Inter, Hull City e Sampdoria, l'eliminazione nasce da un background in primo luogo culturale: "Rispetto a tanti anni fa, molti meno ragazzi giocano per strada. I settori giovanili sono sempre attivi ma giocare 4-5 ore in più con gli amici nei campetti sotto casa e nelle parrocchie influisce sul fatto che non si trovino più tanti talenti in giro. Poi ci sono tante attività in più per i ragazzini oggi e su questo possiamo fare poco. Incide anche il livello delle strutture dilettantistiche, se da genitore devo portare mio figlio a giocare in una struttura fatiscente posso scegliere di fargli fare altri sport".

Un altro problema è la metodologia di allenamento: "Negli ultimi anni si sta andando su un calcio sempre più atletico, fisico; non si allena più la tecnica di base, che è quella che ti fa diventare un buon giocatore, specie a livello dilettantistico. Inoltre, in Serie A facciamo fatica a saltare l'uomo: la base tattica è di livello alto, ma quello che manca è avere tanti giocatori che riescano a saltare l'uomo. Ci sono tanti ottimi giocatori, ma quello che manca è colui che crea superiorità; proviamo sempre a entrare in area palla al piede, ma senza creare superiorità. Tutte le big europee hanno gente in grado di saltare l'uomo. Questo playoff è stato complicato, c'era un'enorme pressione e in tanti hanno fatto fatico a gestirla. Il movimento calcio deve cambiare, anche la politica deve metterci mano e investire perché il rischio è che questo non sia l'ultimo Mondiale al quale non parteciperemo". 


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