Sabatini: "Quando affidi un club a un fondo, è inevitabile fare disastri"
“È vero che il mestiere è cambiato, si è evoluto. Ma i giocatori li sceglie sempre il direttore. L’occhio umano e le emozioni batteranno sempre algoritmi e nuove tecnologie”. Walter Sabatini, ex dirigente di Roma e Inter, parla ai microfoni della Gazzetta dello Sport dicendo la sua su quella che è stata l'evoluzione del ruolo di direttore sportivo, sempre più reinterpretato grazie alla rivoluzione tecnologica e all'avvento degli algoritmi: "Nel calcio italiano c’è una grande confusione. In nessuna azienda del mondo si vedono cose simili. E le parlo di aziende perché le società ormai sono questo. Sa… quando si affida tutto a dei fondi di investimento, che per di più gestiscono da lontano, è inevitabile che si facciano disastri. La figura del direttore sportivo è ancora importante. Può fungere da collante tra proprietà, dirigenza e allenatore. Ma ci vuole confronto e unità d’intenti”.
Parlava di confronto con gli allenatori. Come faceva il mercato Sabatini?
“Dialogando, sempre. E dando priorità all’occhio umano e all’intuizione. Le gerarchie non contano niente e mai conteranno. Ci si confronta con gli allenatori per il bene della squadra e per una condivisione d’idee, mica per sudditanza”.
Lei ha avuto a che fare con allenatori e presidenti dal carattere forte…
“Sì, ma si sono sempre fidati. Anche perché poi a fine anno ero quello a cui rendere conto se qualcosa non fosse andato bene. E a Roma siamo andati in Champions più volte e… senza festeggiare. Quando ero io in società era prassi arrivare tra le prime quattro”.
A proposito di fiducia. Non ha mai discusso con nessuno?
“C’è anche chi non mi ha ascoltato. E non ha poi fatto chissà che carriera, forse sbagliava. Non spetta a me dirlo e non dirò chi è. Chi era intelligente, invece, mi ha sempre ascoltato. Una volta discussi con Luis Enrique: prima di una partita di Coppa aveva scelto di mandare in panchina Totti, Borriello e altri 3 titolari e non mi aveva detto nulla. Quando i giocatori mi sono venuti a chiedere spiegazioni, l’ho difeso, dicendo loro di pensare a giocare e che le scelte le faceva l’allenatore. Poi, però, ne ho parlato con lui, chiedendogli di condividere e di informarmi. Da lì in poi è nato un rapporto bellissimo che va avanti ancora oggi. Spero vinca la Champions. Se la merita, è un uomo straordinario”.