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Trotta: "Demolizione di San Siro una scelta politica, Milano doveva salvare il suo stadio"

di Christian Liotta
Fonte: Ansa-Il Giorno

"Come cittadino di Milano, imprenditore di produzioni dal vivo e membro del Comitato Sì Meazza, mi sono sempre opposto all'abbattimento di San Siro, perché ho sempre ritenuto che un bene pubblico della città dovesse essere ristrutturato e ammodernato, non demolito. Per noi questa operazione è sempre apparsa non necessaria, poco trasparente e contraria all'interesse pubblico". A dirlo è il promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori, con Luigi Corbani, del comitato Sì Meazza e tra i firmatari di uno dei tanti esposti arrivati alla Procura di Milano, che hanno fatto scattare le indagini sulla vendita del Meazza che, si sospetta, avrebbe favorito i privati, ossia i due club, scavalcando l'interesse pubblico. Indagini oggi arrivate alle perquisizioni su nove indagati.

L'analisi di Trotta prosegue: "Milano poteva e doveva salvare il suo Stadio e la sua vocazione popolare e non come nelle ipotesi prospettate sinora con un nuovo stadio principalmente per le aziende e per i ricchi, migliorandolo e mettendolo ancora più al servizio di tutto lo sport e non solo del calcio, della musica e dello spettacolo dal vivo, della città e soprattutto del pubblico. Questo resta il nostro punto di vista, distinto dal lavoro della magistratura, che farà il suo corso sulle eventuali irregolarità riguardanti beni pubblici come San Siro e le aree adiacenti. San Siro non doveva essere demolito, doveva essere difeso. La sua demolizione non è mai stata una necessità - conclude l'imprenditore - ma una scelta precisa, politica e urbanistica, compiuta sacrificando un bene pubblico che poteva essere riqualificato e restituito a Milano. È per questo che ci siamo opposti: perché una città che rinuncia ai propri simboli senza bisogno rinuncia anche a una parte di sé".


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