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Zanotti: "Chivu eccelle umanamente, Inzaghi mi ha dato fiducia"

di Fabio Costantino

La Svizzera come casa. Mattia Zanotti, cresciuto nelle giovanili dell'Inter e capitano della Primavera, da tre anni ormai vive oltre i confini italiani, diviso tra San Gallo e Lugano, collezionando 110 partite, 15 delle quali in competizioni europee. Un'esperienza che lui stesso, ai microfoni di Gianlucadimarzio.com, descrive in modo positivo nonostante all'inizio, per il terzino, l'addio all'Italia sia stato "una bella sberla, ma era ciò che volevo. Volevo uscire dalla mia zona comfort e ho scelto la Svizzera tedesca dove faticavo a capire le indicazioni dell'allenatore e le opinioni della gente, ma forse era meglio così. Al Lugano sto bene, tra poche settimane rientreremo dalle vacanze per disputare le qualificazioni alla Conference League. Vivrò il mercato con grande serenità, se ci sarà la possibilità di uno step in avanti lo valuteremo, ma non darò peso alle voci. Il mio sogno è di giocare, in carriera, in un campionato top europeo, ma quest’estate non chiudo porte. Sono orgoglioso del mio percorso: mi ha permesso di imparare, crescere, conoscere. Ora voglio solo continuare così".

L'ESORDIO AL MEAZZA

Impossibile, parlando con Zanotti, non ripercorrere la sua pur ancora breve carriera, partendo dal debutto in Serie A nel dicembre 2021 al Meazza, quindi altre due presenze in prima squadra, nella stagione 2022/23: “Quell’anno abbiamo vinto Coppa Italia e Supercoppa, ma non le sento mie e penso sia giusto così. Cercavo solo di dare una mano a quei campioni e di imparare da loro. Arrivare in prima squadra all’Inter è il top del top. L’esordio è stato il regalo più grande e allo stesso tempo un nuovo punto di partenza”.

L'ESPERIENZA CON LA PRIMA SQUADRA

In quell'Inter c'erano grandi giocatori, che però non chiudevano le porte dello spogliatoio ai più giovani: "Pretendevano da tutti il cento per cento. Ricordo che Handanovic, Acerbi e Dzeko erano ossi duri. Se ti richiamano calciatori del genere, li ascolti. Lo fanno per farti crescere, da fratelli maggiori. Poi allenarmi con Perisic e Dimarco è stato per me come andare a scuola, cerchi di rubare ogni singolo dettaglio. E ho avuto due grandi maestri e riferimenti in Darmian e D’Ambrosio, italiani e terzini come me”. In panchina sedeva Simone Inzaghi: "Allenatore fortissimo, mi ha dato tanta fiducia e non era scontato. Non fa distinzioni tra un giovane e un calciatore della prima squadra. Ho bei ricordi di lui, mi ha fatto vivere un anno intero con loro”.

LA PRIMAVERA CON CHIVU

Prima di avere a che fare con Inzaghi, Zanotti è cresciuto sotto la guida di Cristian Chivu per il quale ha solo parole positive: “Tatticamente è forte, ma per me eccelle davvero nella parte umana. È riuscito a fare così bene quest’anno perché nel rapporto con i calciatori è bravissimo. Sa capire i momenti e ha sempre una parola giusta per tutti. Mi ha aiutato molto quando mi alternavo, giocando poco, tra Primavera e prima squadra: ‘Mattia, sono con te, stai tranquillo’. Aveva sempre una parola di sostegno”.


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