Albertosi: "Beccalossi una gioia. Farebbe la differenza anche oggi"
Enrico Albertosi, portiere del Milan e della nazionale, ricorda alla Gazzetta dello Sport il compianto Evaristo Beccalossi. "Caro ragazzo, quanto mi dispiace. Era una gioia per gli occhi. Se ricordo quando mi disse "Sono Evaristo, scusa se insisto"? No, non lo ricordo. Per il semplice fatto che non l'ha mai detto. E non si sarebbe mai permesso. Io avevo 40 anni, lui era ai primi derby. Avrà avuto poco più di vent'anni. E, il 28 ottobre 1979, segna due volte al grande Ricky Albertosi... Si, purtroppo lo ricordo molto bene. Uno nel primo tempo e uno quasi alla fine della partita. Non mi disse niente. Lo disse dopo, credo, il giornalista della televisione Beppe Viola. Lui scappò via contento, come facevano tutti quelli che segnavano. Verso il centro o la line laterale. L'Inter non vinceva contro di noi da diversi anni, credo cinque. Noi eravamo campioni d'italia, con lo scudetto e la stella sul petto".
"Quel giomo pioveva e non si è giocato bene. Poi abbiamo fatto qualche errore in difesa. Ricordo che alla fine il mio amico Aldo Maldera era arrabbiatissimo. Abbiamo sbagliatc troppo, troppo diceva. Poi l'Inter ha meritatamente vinto il campionato. Ma, a proposito di stelle, quella vera era Beccalossi. Mi piaceva come giocava, come si divertiva e divertiva la gente. Prendeva il pallone e partiva. Lui non la dava mai indietro, non tornava, scattava a zig-zag. Via via, avanti, non come fanno i calciatori adesso. Un meraviglioso giocatore, pieno di talento e fantasia. Purtroppo è nato nel momento sbagliato, c'erano molti campioni. Oggi sarebbe titolare fisso in Nazionale"
"Il Mondiale '82? Bearzot preferi Antognoni. Ragazzi, dico Antognoni. Poi l'Italia diventò campione del mondo. Allora c'erano tanti buoni giocatori. Adesso è diverso". Albertosi è convinto che Beccalossi giocherebbe anche nell'Inter di oggi? "E me lo chiede? Era un giocatore meraviglioso e farebbe la differenza anche oggi. Il suo calcio era allegria. Lo vedevi quando entrava e quando affrontava l'avversario. Una volta si diceva: vale il prezzo del biglietto. Ecco, era uno di questi. In campo ti faceva impazzire. Poi ci si trovava al bar a bere e a fumare. Avversari in campo, amici fuori".