Bergomi: "La svolta Inter? Como e... Bodo. Ecco cosa serve ora"
Beppe Bergomi ricorda dalle colonne de La Repubblica la vittoria dello Scudetto del 1988/'89, arrivata a San Siro proprio come accaduto quest'anno ai calciatori dell'Inter. "Vincere in mezzo alla propria gente è incredibile. Dopo lo stadio, andammo al Club degli Amici, del presidente Pellegrini. Però penso che per i tifosi interisti nessuna emozione batterà la vittoria della seconda stella nel 2024, in un Meazza rossonero. Se mi sarebbe piaciuta la parata col pullman? Sì, ma con un percorso più breve rispetto a quelli estenuanti degli ultimi scudetti dell’Inter".
Bergomi fissa il momento chiave della cavalcata nerazzurra "dopo il ritorno col Como. Le inseguitrici hanno perso spinta, hanno cominciato a perdere. Altro momento topico: l’uscita dalla Champions col Bodø, che è stata dolorosa ma ha aiutato a salvare energie. Il gol decisivo della stagione? «Quello di Çalhanoglu contro la Roma, che ha dato coraggio alla squadra e ha creato la premessa per una ripresa stupenda"
Grandi meriti a Cristian Chivu. "È stato bravo a riconoscere il lavoro di Inzaghi e ad aggiungere le sue idee, senza guastare gli automatismi e senza mettere in difficoltà i giocatori. Sapevo che avrebbe fatto bene. Roberto Samaden, a lungo responsabile del settore giovanile, diceva che Cristian entra nel cuore dei suoi calciatori. Così è stato. Il miglior giocatore della stagione? Lautaro. È stato capocannoniere anche giocando meno, e ha capacità di leadership pazzesche. Un gradino sotto, metto Zielinski e Dimarco. La sorpresa? Pio Esposito. Entra e dà energia".
"Io sono per restare in corsa su tutti gli obiettivi, ma dopo una stagione come la scorsa, senza titoli, ne serviva una così. L'inchiesta arbitri? Sono ragazzi, certo che si preoccupano. Ma la società è stata brava a gestire tensioni, voci e spifferi. Da garantista dico: non affrettiamo conclusioni. Se l'idea sull'Inter non più forte ma più brava vale anche oggi? Ancora di più. Le concorrenti hanno investito sul mercato. L’Inter ha inserito un solo titolare, Akanji. E ripartiva dallo shock di Monaco. Gli infortuni delle altre? All’Inter sono mancati Dumfries, Çalhanoglu, Lautaro, e nel finale di stagione anche Bastoni, che oltre ai guai fisici ha subito una gogna pubblica ingiustificata. Ha sbagliato, ma si è preso le sue responsabilità. Una sua partenza? Dipenderà dalle offerte. Ha grande valore, non lo si può svendere. Lo vedo bene in Spagna, come in Premier League. Leggo di Muharemovic, mi piace: mancino, attento, può giocare sia a tre sia a quattro. Confermerei De Vrij come riserva. E servirebbe un difensore veloce".
Per gli altri reparti invece "vorrei un centrocampista tecnico e fisicamente forte, come Koné, Rabiot o Khéphren Thuram. E qualcuno che salti l’uomo, alla Nico Paz. È eccezionale, anche se è difficile prenderlo al Real Madrid. Ma la tipologia è quella. Le fasce? Mi piace tanto Palestra, ma è caro anche lui. L’Inter in questi anni è stata brava a costruirsi una base italiana, un collante forte. La Juve ha vinto nove scudetti così. Una rivoluzione? Sì, ma senza rischiare troppo. Se non vai in Champions, oggi è un disastro. Devi mantenere un’ossatura che ti garantisca la qualificazione. Bayern e Psg, in campionati meno competitivi, sono sicuri di andarci. La serie A è diversa. L'obiettivo della prossima stagione? Vincere il campionato. E non vale solo per l’Inter. Milan, Napoli e Juve non possono dire “puntiamo ai posti Champions”. Non è giusto verso i tifosi. La Champions è un’opportunità, ma è complessa: con la nuova formula, se non arrivi tra le prime otto, poi è durissima".