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Biabiany: "Scudetto dell'Inter sacrosanto, è bello essere tifoso di Chivu". Poi su Bastoni e Dimarco...

di Egle Patanè

 "A Parigi, Pierluigi Casiraghi mi osservò per caso in una partita di Coppa, ma se ne andò senza vedere i quattro gol che segnai. Gli bastò: diceva che gli ricordavo Henry. Debuttai in Coppa Italia, Mancini mi convocò assieme a Bonucci e pensai: “Tanto poi ci manda in tribuna”. Invece: “Vai a scaldarti”. E poi: “Dai che entri”. Prima non sentivo le gambe, poi neanche il respiro". Parte più o meno da qui il racconto di Jonathan Biabiany alla Gazzetta dello Sport, di quello che fu l'inizio della sua lunga e contorta storia con l'Inter. 

Gambe ballerine anche quando Guidolin, a Parma, la fa debuttare in A? O quando affronta l’Inter? 
"No, non vedevo l’ora. Contro l’Inter feci due grandi partite: con Mourinho avevo fatto un ritiro e mi disse 'L’anno prossimo vieni con me'".

Non lo trovò, ma con Benitez segnò il primo gol con l’Inter: pesantino... 
"Per il Mondiale per club non dovevo neanche partire, ero stirato, ma Rafa mi disse: 'Vieni, vediamo se recuperi'. In finale, gol quasi al primo pallone toccato: me la dà Stankovic, con gente così bastava il movimento giusto. Però non ci credevo, parla il video: mani in testa, comincio a guardare a destra e a sinistra".

Non bastò per restare. 
"Sento molte voci e dico a Giovanni Branchini e Davide Bega, i miei procuratori: 'Se devo andare, vorrei scegliere io la squadra'. Ma Leonardo è deciso: 'Non va da nessuna parte'. Invece l’ultimo giorno di mercato l’Inter prende Pazzini, la Samp vuole solo me e come sempre scelgo chi mi garantiva di giocare. Però senza Pazzini e Cassano precipitò tutto".

E Bastoni e Dimarco? 
"Ale lo guardavi e dicevi: 'Questo arriva', anche se non pensavo così in fretta all’Inter. Dimarco fece un po’ più di fatica, ma il sinistro era già da uno che avrebbe fatto carriera".

Non andare al Milan la fece tornare per la terza volta all’Inter. 
"Tutta l’estate ad allenarmi con un defibrillatore vicino, ma la gioia di tornare in campo e fare subito gol a San Siro, contro il Frosinone, sta sul mio podio: con il debutto nell’Inter e il gol nel Mondiale per club".

Che vinse assieme a Chivu. 
"Molto intelligente, già allora sapeva quello che voleva. Lo chiamavo sergente: uno di quei giocatori più esperti di te che ascolti perché senti che puoi imparare molto, e che hanno un modo di fare che ti trascina. Cristian ti fa provare il gusto di fare quello che ti chiede".

Così ha vinto lo scudetto al primo colpo? 
"Sacrosanto: l’Inter era ed è stata la più forte, è bello essere suo tifoso".

Un po’ anche del Parma, no? 
"La mia seconda casa calcistica. E la sua salvezza è giusta come il nostro scudetto".


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